“Colpo grosso al drago rosso” di Brett Ratner

L’approccio coreografico nuovo, porta stavolta gli eccedenti Jackie & Chris a muoversi su un terreno sconosciuto, dove l’incognita riaccende il senso della sfida in un sequel superiore al primo episodio.

Gli ultimi film di Jackie Chan, a partire da “Mr. Nice Guy” rilanciano un dubbio: è possibile incrinare la logica che impone a un divo transcontinentale di essere prigioniero della spirale “intrattenimento asiatico = consumo”, solo per un pubblico residente fra Asia e America, consumato il quale i prodotti sono dimenticabili? Ma Jackie pretende più visioni, visto che è un corpo attoriale che stratifica i codici espressivi del linguaggio filmico, anche se ad assemblarli è un regista “invisibile” come Brett Ratner. Con la visione ripetuta soprattutto della sceneggiatura, la sensorialità si sbizzarrisce sul montaggio creato dal profilmico Jackie. Basterebbe questo a salvare “Colpo grosso al drago rosso” (titolo da Bruce Lee con rima baciata) dal deja vù. E come altri “action movies” si suddivide nelle “scene madri”, veri lessemi del genere, come quella del centro massaggi in cui Carter e Lee si concedono relax con belle donne, e attaccano briga con la gang di Ricky Tam che si risolve nella gag burlesca dei detectives a spasso ignudi per le strade della magmatica Hong Kong. E’ il risultato dell’esplosione catastrofica di una stella di grande massa, dove il nocciolo centrale si riscalda dando origine ad una serie di reazioni, in grado di produrre tutti gli elementi della slapstick comedy. L’energia liberata dalle più che dibattute coreografie, è tale che gli attori oltre a essere sparati nello spazio, sono apprezzabili in quanto offrono un’intelligente lettura e interpretazione dei tormenti del poliziotto. Quindi l’approccio coreografico nuovo, porta stavolta gli eccedenti Jackie & Chris a muoversi su un terreno sconosciuto, dove l’incognita riaccende il senso della sfida. Il riferimento è meno peregrino di quanto si pensi. Le battute acide che si scambia la coppia interrazziale sono la chiave interpretativa di una Weltanschaung, dove le razze difficilmente possono convivere in armonia in piena globalizzazione. L’altro e l’identico pur sovrapponendosi anche nell’intrattenimento, danno risultati insperati. Lo mostra anche la vendetta filiale che qui presenta un sovraccarico di toni, che destabilizza l’impianto melodrammatico. Con queste stimmate in bella mostra, dunque Jackie Chan gioca con arguzia e vince, imprimendo il sigillo ad un sequel superiore al primo. “Colpo grosso al drago rosso” è un testo così decisamente ostico da capire, anche per la nostra stanca assuefazione verso le ibridazioni culturali fra Hong-Kong e Hollywood. Una star asiatica che gira film negli U.S.A è ipso facto una star internazionale, e una star afroamericana che gira film in Asia è ipso facto una star americana. Quale relazione avrà dunque “Rush hour 2” con la fisica delle particelle?Titolo originale: Rush Hour 2
Regia: Brett Ratner
Sceneggiatura: Jeff Nathanson
Fotografia: Matthew F. Leonetti
Montaggio: Mark Helfrich, Robert K. Lambert
Musica: Lalo Schifrin
Scenografia: Terence Marsh
Costumi: Rita Ryack
Interpreti: Jackie Chan (ispettore capo Lee), Chris Tucker (James Carter), John Lone (Ricky Tan), Zhang Ziyi (Hu Li), Roselyn Sanchez (Isabella), Harris Yulin (agente Sterling), Alan King (Steven Reign), Kenneth Tsang (capitano Chin)
Produzione: Roger Birnbaum, Jonathan Glickman, Arthur M. Sarkissian, Jay Stern per New Line Cinema/Spyglass Entertainment
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 90’
Origine: Stati Uniti, 2001
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