"Assatanata" di Dennis Dugan
È vano indagare sui contenuti di questo film, che tenta unicamente di sfruttare un successo commerciale già esistente, senza mai cercare nuove soluzioni
La commedia demenziale americana sembra oggi vivere una stagione di grazia. Sono lontani i tempi di film come “Animal House” (1978), ma la produzione attuale, almeno stando alla quantità di prodotti realizzati, nulla ha da invidiare a quella dei primi anni Ottanta.“Assatanata” si pone esattamente sulla scia di film come “American Pie” o “American School”, con i quali, non a caso, condivide lo stesso protagonista (Jason Biggs, ormai diventato attore-culto, ma legato a un personaggio dal quale forse faticherà a liberarsi). Inoltre attinge a piene mani dal cinema dei fratelli Farrelly, che negli ultimi anni hanno rivoluzionato la “screwball comedy” con il loro stile irriverente e “politically incorrect”.
Ma, come spesso accade, i cloni perdono gran parte dello smalto dei film ai quali si ispirano, ed è esattamente quello che accade ad “Assatanata”. Certamente i dialoghi sono frizzanti e gustosi, con battute spesso azzeccate, la comicità di alcune scene tende a diventare contagiosa e gli sceneggiatori fanno di tutto per evitare che il ritmo perda di efficacia, ma la ripetitività della formula appiattisce irrimediabilmente la vicenda, fino a renderla una successione di gag alle quali lo spettatore è ormai abituato.
Si avvertono deboli tentativi di satira sul ruolo della donna nella società attuale e sul ribaltamento dei ruoli all’interno della coppia (la protagonista femminile ha il completo controllo sul fidanzato – da qui il senso del titolo italiano) e sullo scontro interclassista (la ragazza ricca, raffinata e di successo contrapposta a tre bonaccioni che si guadagnano da vivere con lavori stravaganti). Ma è forse vano indagare sui contenuti di un film che tenta unicamente di sfruttare un successo commerciale già esistente, senza mai cercare nuove soluzioni.
L’immancabile lieto fine, che vede tutti i personaggi riuniti a ballare la musica di Neil Diamond (che compare nella parte di se stesso), non è che la prova definitiva di un film che ricalca in maniera scialba e ordinaria i modelli ai quali si ispira.
Titolo originale: Saving Silverman
Regia: Dennis Dugan
Sceneggiatura: Hank Nelken, Greg DePaul
Fotografia: Arthur Albert
Montaggio: Debra Neil-Fischer
Musiche: Bruno Coon, Neil Diamond, Mike Simpson
Scenografia: Michael Bolton
Costumi: Melissa Toth
Interpreti: Steve Zahn (Wayne Lefessier), Jack Black (J.D. McNugent), Jason Biggs (Darren Silverman), Amanda Peet (Judith Fessbeggler), Amanda Detmer (Sandy Perkus), R. Lee Ermey (il coach Norton), Neil Diamond (se stesso).
Produzione: Neal H. Moritz, Warren Carr
Distribuzione: Columbia Tristar
Durata: 90’
Origine: Usa, 2001
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