“Italiano per principianti” di Lone Scherfig

Il film aderisce al manifesto del Dogma. Ma qui la camera a mano, i luoghi reali senza scenografia, il neutro cromatismo, risultano più che mai leggeri, come se non fossero regole esterne imposte da un manifesto, ma connaturate alla storia

“Italiano per principianti” si apre e di chiude con una Maserati. Non la vediamo mai, è un biglietto da visita verbale che permette al reverendo appena arrivato di conquistare la fiducia della comunità; e, alla fine, è una dichiarazione di conquistata fiducia nel proprio ruolo, quando rivela ai nuovi amici che ha deciso di venderla. La parabola si apre e si chiude intorno al personaggio che fa da perno ai problemi e alle passioni degli altri personaggi, ritrovandosi sempre più coinvolto, senza forzature, ma con le naturali curve con cui la propria vita entra in quella degli altri.
Il film aderisce al manifesto del Dogma. Ma qui la camera a mano, i luoghi reali senza scenografia, il neutro cromatismo, risultano più che mai leggeri, come se non fossero regole esterne imposte da un manifesto, ma connaturate alla storia, allo spazio che la contiene, ai movimenti e alle pulsioni dei personaggi. Scelte stilistiche che ricalcano la predominanza corporea, più che intellettuale, del ritmo del film. I corpi che occupano lo schermo sono corpi veri, corpi credibili, e l’insistenza sui peli superflui e sui capelli sporchi, sulla saliva e sui resti di cibo, sulle mani e sulle gambe, non hanno mai una valenza estetica compiaciuta del dettaglio prosaico, ma sono come di passaggio, la punteggiatura del quotidiano, la conseguenza di una vicinanza concreta. La macchina da presa non fruga tra i personaggi alla ricerca del loro aspetto grottesco, è piuttosto uno sguardo che li accompagna, seguendo il movimento impacciato, il respiro trattenuto, lo scoppio di rabbia, la visione di scorcio, la tensione del dire e del fare. Anche in una delle omelie che il reverendo prepara nella sua stanza d’albergo si insiste sul corpo: Dio è qui, dice, nel cuore e nelle braccia delle persone che amiamo. I difetti e le paure dei personaggi sono descritti con la leggerezza e l’ironia con cui si impara a conviverci, sono imbastiture delle giornate, inciampi, piccoli equivoci, che finiscono per allargare la pazienza e la disponibilità all’accoglienza dell’altro.
L’Italia tanto amata e desiderata in questa piccola comunità che vive nella periferia di Copenaghen, è il calcio, l’automobile, la nutella, Venezia. Tutti stereotipi che però sono vissuti con così tanta dolcezza ed entusiasmo, che non diventano mai etichette, sono sempre pretesti emotivi, desideri d’amore, piccoli sogni che valgono se condivisi. Imparare l’italiano è infatti, prima di tutto, imparare a comunicare. L’aula semivuota in cui si tengono le lezioni è il microcosmo per non perdersi nel vuoto di un mondo in cui si finisce sempre per rimanere soli. Amore e morte si mescolano in funerali sovrapposti, in confessioni frettolose nei retro di bar e negozi, in passioni rubate agli intrusi, fino al conforto del malato, dove regole e richieste non possono più convivere.
I genitori sono morti, alcolizzati, reclusi, non solo i genitori naturali, ma anche quelli simbolici, come gli insegnanti, e i coniugi. Adulti che sono morti e che muoiono per malattia, ancora il corpo, che lasciano i più giovani arrancare nella vita, giovani supplenti (il supplente del reverendo, il supplente dell’insegnante) che si trovano un’esistenza già programmata ma labile, dove il desiderio di assecondare il desiderio, non è un capriccio, ma l’unica possibilità di sopravvivenza.
E Venezia è questa possibilità, uno spazio che si presenta da subito teatrale con l’entrata in campo dei personaggi, ad uno ad uno, l’unica inquadratura statica del film, spazio teatrale nel senso di luogo prescelto di scatenamento e risoluzione del conflitto.



Titolo originale: Italiensk for begyndere
Regia: Lone Scherfig
Sceneggiatura: Lone Scherfig
Fotografia: Jorgen Johansson
Montaggio: Gerd Tjur
Suono: Rune Palving
Interpreti: Anders Berthelsen (Andreas), Peter Gantzler (Jorgen Mortensen), Laars Kaalund (Hal-Finn), Annette Stovelbaek (Olympia), Ann Jorgensen (Karen), Sara Jensen (Giulia), Elisabeth Steentof (Kirketjener), Carlo Barsotti (Carlo)
Produzione: Zentropa Entertainments
Distribuzione: Istituto Luce
Durata: 118’
Origine: Danimarca, 2001

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