“Duetto a tre” di Jordan Brady
Commedia stereotipata che non esce, neanche per un attimo, dalle griglie sclerotizzate del carino, del divertente, del mediocre. Dov’è andata finire la smaliziata abilità con cui lavorare sul luogo comune del cinema medio americano di un tempo?
Duetto a tre come partitura incompleta di una sinfonia minore, un po’ stiracchiata, anche un po’ goffa se vogliamo. Non si tratta del classico triangolo indiavolato che siamo stati abituati a vedere in tanto cinema del passato, ma di una sorta di rapporto a due funestato dall’irruzione di un terzo incomodo non voluto né da lui, né da lei. Che dire dell’opera di Brady? All’inizio si parlava di sinfonia e naturalmente si scherzava. Sarà che le storie d’amore ci suggeriscono sempre una qualche attinenza con la musica, con lo slancio in avanti della partitura. Niente a che vedere con questo film che non esce nemmeno per un attimo dalle griglie sclerotizzate del carino, del divertente, del mediocre per dirla tutta. Visto il nome che si nasconde dietro la macchina da presa, per stavolta abbiamo fatto finta di niente e ci siamo basati proprio sulla sceneggiatura dell’opera per tirare fuori qualcosa di interessante. Niente da fare. Si parte bene come quasi sempre accade con film del genere, poi ci si adagia pericolosamente sugli allori della risata tutti i costi, del riso generalizzato e si perde quel minimo di interesse che avevamo provato per la storiella messa in piedi. Semmai ci sarebbe parecchio da riflettere sull’appartenenza di un’opera come questa al non-più- esistente cinema medio americano. Dov’è andata finire la smaliziata abilità con cui lavorare sul luogo comune intessendolo di riflessioni non banali sul mezzo cinema e sul suo rapporto con i luoghi più vetusti del genere? Francamente non lo sappiamo, certo è che quel sano, vecchio cinema di genere che non smetteremmo di ri-vedere ha fatto perdere le sue tracce nel più misterioso dei modi. “Duetto a tre” ne è una conferma piena.Titolo originale: The third wheelRegia: Jordan Brady
Sceneggiatura: Jay Lacopo
Fotografia: Jonathan Brown
Montaggio: Paul Seydor, Sam Citron
Musica: Lisa Coleman, Wendy Melvoin
Scenografia: Gregory Branson
Costumi: Leesa Evans
Interpreti: Luke Wilson (Stanley Milton), Ben Affleck (Micheal), Denise Richard (Diane Evans), Jay Lacopo (Phil), Wayne Federman (Duane), Matt Damon (Kevin), Richie Keen (Rich), Jason Kravitz (stage manager)
Produzione. Ben Affleck, Matt Damon, Stavros Merjos, Adam Rosenfelt, Chad Snopek
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 100’
Origine. Stati Uniti, 2002
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