“Decisione rapida” di Sergej Bodrov
Opera incompiuta, inserita dentro una struttura non dissimile dal film di genere statunitense, dove però lo sguardo di Bodrov non riesce a seguire una scrittura troppo frammentata.
Solitamente la contaminazione culturale riesce a generare, cinematograficamente parlando, la possibilità di uno sguardo altro che nasce dall’ibrido incontro tra due sguardi lontani nello spazio e radicati in mentalità differenti, isolate, che trovano nel modo in cui le si osserva un punto d’incontro, una focalizzazione, anche per un solo fotogramma, tra entità che altrimenti sarebbero scollegate, fuori fuoco.Sergej Bodrov ha tentato in questa coproduzione franco-tedesco, con attori di varie nazionalità - americani, russi, spagnoli - di dare la sua impronta di cineasta “contaminato” capace di strutturare situazioni dal punto d vista drammaturgico non molto differenti dal cinema di genere hollywoodiano, attraverso uno stile capace di illuminare tutti i nodi paradossali della vicenda, attraverso momenti di sospensione e divagazioni su un tematica compiuta. Questa però alla fine dei conti si sfalda e si dilata, lasciando allo spettatore il compito di riempire vuoti e imperfezioni. Momento supremo di sospensione è quella statua della Vergine Maria che vola sopra Los Angeles e in particolare sopra il giardino dell’abitazione di un potente mafioso russo che sta festeggiando il capodanno. Il paradosso della purezza di un simbolo sacro e profondamente legato all’iconografia religiosa russa calato in un contesto popolato dalle locuste che circondano il boss e che, attraverso una struttura sempre più frammentaria, lo accompagneranno fino al momento della scelta: la richiesta da parte della potente organizzazione mafiosa cui appartiene - e che per il tutto il film è simboleggiata dagli oggetti contenuti nella villa ma anche dai corpi-simulacri degli ospiti, immolati a questo universo parallelo dove il tempo e lo spazio hanno un altro valore - di restituire cinquanta milioni di dollari.
A questo punto per Bodrov perde d’interesse lo spunto narrativo in sé e per sé e acquista valore la reazione di Oleg, il boss, non tanto rispetto al fatto ma rispetto a quel mondo di simulacri che lo circonda chiamati a diventare essere umani con tutte le fragilità e le vulnerabilità che vengono svelate dall’occhio di Bodrov con puntualità e secchezza. Ma dove non arriva l’occhio di Bodrov purtroppo non c’è la solidità della sceneggiatura a seguire e reggere i personaggi in aspetti e sfaccettature solo abbozzate, come dimostra il personaggio di Alex, il fratello di Oleg, antagonista morale del fratello sulla carta, ovvio richiamo alle nuove generazioni che si ribellano ai “cattivi padri” sullo schermo. Sommando queste scivolate in questa sorta di sciatteria e ovvietà di un po’ tutti i personaggi, anche lo stile di Bodrov si perde, si appiattisce, diventa opaco.
Titolo originale: The Quickie
Regia: Sergej Bodrov
Sceneggiatura: Carolyn Cavallero, Sergei Bodrov
Fotografia: Sergei Kozlov
Montaggio: Ray Lovejoy, Pam Wise
Musica: Gia Kancheli
Scenografia: Steve Cooper
Costumi: Toni Gmuer
Interpreti: Vladimir Mashkov (Oleg), Jennifer Jason Leigh (Lisa), Dean
Stockwell (Michael), Lesley Ann Warren(Anna), Henry Thomas (Alex), Sergei Bodrov jr. (Deema), Jsu Garcia (Miguel), Brenda Bakke (Jane)
Produzione: Flach Film, Pandora Film, Portman
Distibuzione: Istituto Luce
Durata: 99’
Origine: Francia\Germania\Gran Bretagna, 2001
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