“Shiner” di John Irvin
Irvin utilizza gli stereotipi del giallo moderno d’oltreoceano per ingannare il suo protagonista, un Michael Caine capace di scomporre e ricomporre frammenti di opposte intensità facendo di Billy tanti personaggi e una sola faccia
Il protagonista è Nicolas Cage, la macchina da presa di Brian De Palma lo rincorre, entrambi introducono un evento sportivo colto nel momento di maggior frenesia, quello che precede la competizione, il tutto concentrato in dieci minuti di piano sequenza, i primi dieci minuti di “Omicidio in diretta”; Irvin mantiene l’unità di tempo, ma oppone alla sintesi di De Palma la dilatazione nell’incipit, lungo quanto la metà della durata complessiva del film, del momento che precede il vero inizio dell’azione.Bisogna aspettare una quarantina di minuti per sapere cosa arresterà la frenetica corsa di Billy Simpson (Michael Caine) detto shiner (diamante) verso la gloria. Mancano poche ore, giusto il tempo di curare gli ultimi dettagli, tornare a casa per farsi una doccia e infine avviarsi, condotto da una fiammante limousine, ad assistere all’evento più importante della sua vita: l’incontro di pugilato in cui, Eddy Simpson, suo figlio, si batterà per la selezione ai campionati mondiali di boxe. La ricchezza, la gratificazione professionale e la soddisfazione che un figlio può restituire nel compiacere l’orgoglio di un padre, contribuiscono alla realizzazione individuale, e poche sono le ore che separano shiner da un tale traguardo, l’incontro che si prepara è per lui l’ultima occasione di riscatto.
Billy Simpson appartiene a quell’infima categoria di organizzatori d’incontri clandestini, alla fine dei quali spesso ci scappa anche il morto, che da sempre vive ai margini della grande boxe, e che può solo sognare incontri come lo storico Willard contro Dampsey. Può al massimo tenere le foto nel proprio salotto e mostrarle a un poliziotto sensibile che mosso a compassione decide di rimandare il suo arresto per consentirgli di assistere all’incontro. La grande occasione della sua vita si presenta, quando ormai avanti con gli anni, Billy si trova a gestire un vero campione, il figlio Eddie, e sicuro del successo del ragazzo, investe nell’organizzazione dell’evento non solo i suoi soldi, ma anche quelli della sua famiglia. Ci si aspetta, naturalmente, che, arrivato il momento del fatidico incontro, arrivi anche quello in cui tutti i sogni di Billy s’incrinano definitivamente; nell’attesa, Irvin segue il suo personaggio, ne tratteggia il carattere, racconta lo squallore e la violenza che lo circondano, ma anche la grandiosità di un eroe buono o cattivo, come se ne trovano solo nelle tragedie shakespeariane, che, ingenuamente, aspetta il momento della sua “incoronazione”. Non solo Billy Simpson non sarà incoronato, ma dopo aver assistito alla troppo facile sconfitta del figlio, non gli sarà risparmiato che quest’ultimo gli muoia fra le braccia, dopo essere stato colpito da una pallottola.
Bastano pochi minuti per trasformare la corsa di un ingenuo inseguitore di sogni in una caccia drammatica il cui unico imperativo è la vendetta. Le zone di luce cedono il posto alla cieca oscurità e l’eroe si trasforma in un uomo, nelle sue ossessioni, come quella che fa intravedere al protagonista ipotetici complotti ovunque. Billy Simpson è un moderno Don Chisciotte che lotta contro se stesso. L’incapacità di percepire la propria miseria lo spinge a cercare fuori da sé una versione dei fatti alla sua portata. Ma la soluzione è spesso troppo elementare a meno che non ci si trovi nelle grinfie di hoollywood, sembra aggiungere Irvin, che utilizza gli stereotipi del giallo moderno d’oltreoceano per ingannare il suo protagonista, un Michael Caine capace di scomporre e ricomporre frammenti di opposte intensità facendo di Billy tanti personaggi e una sola faccia.
Titolo originale: Shiner
Regia: John Irvin
Sceneggiatura: Scott Cherry
Fotografia: Mike Molloy
Montaggio: Ian Crafford
Musica: Paul Grabowsky
Scenografia: Austin Spriggs
Costumi: Stephanie Collie
Interpreti: Michael Caine (Billy ‘Shiner’ Simpson), Martin Landau (Frank Spedding), Frances Barber (Georgie), Frank Harper (Stoney), Andy Serkis (Mel), Claire Rushbrook (Ruth), Danny Webb (Karl), Matthew Marsden (Eddie ‘Golden Boy’ Simpson)
Produzione: Geoffrey Reeve, Jim Reeve per Geoff Reeve Films/Visionview/Wisecroft Ltd.
Distribuzione: Fandango
Durata: 99’
Origine: Gran Bretagna, 2000
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