Woody Allen: “La maledizione dello Scorpione di Giada”, la tragedia di New York e altre storie...

Il resoconto dell’incontro del regista con la stampa italiana

Un Woody Allen blindato, controllato e per niente ironico ha tenuto la sua conferenza stampa di circa un’ora, rispondendo a domande che sorvolavano frettolosamente l’interesse del regista per gli Anni Quaranta, la sua scelta delle attrici, i suoi giudizi sul cinema politico....I giornalisti presenti incalzavano questioni rivolte più al Woody Allen- personaggio pubblico americano, che all’Allen regista: nonostante l’invito del responsabile della Medusa a tenere solo per l’ultima parte della conferenza le domande concernenti la tragedia americana, tutti gli astanti tendevano infatti a riportare l’argomento sul disastro delle Torri Gemelle e sulle sue conseguenze sull’umanità.


Domanda: La maledizione dello Scorpione di Giada” sembra appartenere ad una nuova era dell’iter professionale di Woody Allen, più felice, più comica…. Il film è un riflesso di quello che lei sta vivendo in questo periodo?

WOODY ALLEN: Ho sempre avuto l’impulso a fare film comici; a casa mi si erano accumulate molte idee comiche contro le quali avevo un certo resistenza. Gli ultimi anni sono stati effettivamente un periodo fortunato e i miei film sono effettivamente più comici, ma non se se sia una coincidenza o un riflesso di quello che sto vivendo.


Domanda: Qualcuno ha scritto che, dopo la tragedia di New York, con il film “La maledizione dello scorpione di Giada” è arrivata l’ultima ventata di allegria da Hollywood. Che ne pensa?

WOODY ALLEN: Io credo che non si dovrebbe esagerare la profondità di questa tragedia. È qualcosa che già è successo nella storia; credo che ci vorrà tanto lavoro per tornare alla normalità e sono sicuro che questo lavoro verrà fatto. Ma sono anche sicuro che la tragedia non influenzerà il carattere di chi produce negli Usa: da Hollywood arriveranno cose gioiose come ne sono arrivate finora. Quello che è successo è sicuramente una tragedia, ma non è la prima e, sono certo, non sarà l’ultima. E non è una nube nera che offusca irrevocabilmente il Paese.

Domanda: Cosa pensa Woody Allen della tragedia delle Torri Gemelle e come pensa si ripercuoterà sulla nazione?

WOODY ALLEN: Siamo rimasti scioccati, ma non sorpresi. Sapevamo che il terrorismo avrebbe attaccato, e sapevamo che nessun paese era immune. Quello che più ha colpito il popolo americano è la gravità dell’omicidio, che ha reso il mondo più misero e più povero, senza alleggerire un popolo oppresso.
Tutta l’America si è riunita per affrontare questa situazione terribile, nonostante venissimo da una grande divisione del Paese a seguito delle elezioni; il Presidente – che io stesso avevo criticato – mi sembra che abbia la consapevolezza della gravità del problema, e i sintomi per affrontarlo – l’atteggiamento, lo stato d’animo, la determinazione – sono positivi: vuole dire “sappiamo cosa fare, e lo faremo; state tranquilli, perché torneremo alla normalità”.

Domanda: Riportiamo un attimo l’attenzione al film: perché le sue attrici sono sempre bionde? Quando le sceglie?

WOODY ALLEN: Non scelgo le mie attrici in base al loro colore di capelli, anche perché questo mi sarebbe fatale! Indubbiamente le scelgo in base alle loro capacità, cercando di capire chi possa interpretare al meglio il personaggio sulla carta. L’eroina di questa storia è Helen Hunt, e quando me l’hanno proposta ho subito capito che sarebbe stata perfetta. E’ uno dei miei personaggi più interessanti; il suo personaggio è dotato di intelligenza e arguzia, oltre che di bellezza. La bellezza stordisce ma non basta: ci vuole qualcosa in più.

Domanda: Queste sue affermazioni possono essere lette come un elogio a un personaggio come quello di Helen Hunt, di cui la cinematografia degli Anni Quaranta è piena?

WOODY ALLEN: Si, certo. Sono cresciuto con i film degli anni ‘40, in cui ci sono donne intelligenti e argute, pericolose per l’uomo che, nello stesso tempo ne è attratto; da qui nasceva lo scontro: come faranno a stare insieme?
Oggi le donne occupano posti importanti nell’ambito della politica, della borsa, della cultura; gli uomini le desiderano ma sono anche impauriti da donne così.

Domanda: Prima fare sociologia coincideva con il fare politica. Ora l’umano ed il politico sembrano essersi allontanati: condivide questa affermazione? E che futuro ha un cinema che parla solo di uomini e donne?

WOODY ALLEN: Innanzitutto, qualunque risonanza politica nei miei film, è incidentale e accidentale. Secondo me rimpastare la situazione politica, non porta al progresso. Ci sono governi, idee, convinzioni – come il comunismo o il fascismo – che si innalzano per un periodo e poi passano di moda. I rapporti interpersonali, profondi, sono basilari. La comprensione di essi, porta anche il miglioramento della politica. L’uomo deve continuamente interrogarsi. Porsi domande, questioni, problemi da approfondire, porta al progresso. I gruppi politici credono di avere le risposte, e c’è gente che muore per questo; ma è a livello interpersonale che vanno fatte queste domande.

Domanda: “La maledizione dello scorpione di Giada” è uno dei suoi film più comici: come ha reagito all’accoglienza negativa della stampa americana, e alle accuse di avere sempre rapporti con donne più giovani di lei, nei film?

WOODY ALLEN: Alcuni critici mi hanno accusato di ripetitività, e questa è una critica che accetto, la considero valida, perché è probabile che ci sia ripetitività nelle idee, anche se ho cercato di cambiare.
Per la critica ai baci con donne più giovani, non mi pongo proprio il problema: scelgo le protagoniste a seconda delle qualità e dei personaggi. Non la considero una critica valida: quando si cercano cose negative, ci si aggrappa a queste cose.

Domanda: Nella sua filmografia, ogni tanto c’è un film ambientato negli anni Quaranta: è una necessità, per Woody Allen, tornare di tanto in tanto a quegli anni?

WOODY ALLEN: Secondo me ci sono tre decenni d’oro nella storia di New York: gli anni Venti, Trenta e Quaranta. Io ero ragazzino, ma ne sono totalmente affascinato, perché secondo me sono carichi di vitalità e di stimoli nello stile, nella musica, nell’arredamento. Dopo questi periodi New York è stata invasa dalla criminalità e dalla droga, e, dopo i tre decenni, c’è stato un appiattimento. Per me è fantastico fare film ambientati in quell’epoca, anche se è molto più costoso e questo ai produttori non piace. Ho realizzato film come “Radio Days”, “Pallottole su Broadway” e l’ultimo, ma sicuramente ci tornerò nei prossimi film.

Domanda: Helen Hunt e Charlize Theron hanno scherzato, a Venezia, sul fatto che una avesse il copione del film e l’altra no: è vero, dunque, che a non tutti gli attori, Woody Allen mette in mano la sceneggiatura completa?

WOODY ALLEN: E’ vero. È una questione di dimensioni: Helen Hunt ce l’aveva perché il suo personaggio è talmente presente che era impossibile non dare all’attrice il copione completo. Ho imparato che meno sa l’attore, meglio riesce l’interpretazione. È un po’ come nella vita: nessuno sa come vanno a finire le storie. Gli attori sono più spontanei se conoscono solo una parte del film.

Domanda: Cos’è per lei la fascinazione noir, e cosa pensa del fatto che ad Hollywood stiano cancellando le Torri dai film?

WOODY ALLEN: Il film noir è molto leggero, di grande intrattenimento, come i libri che leggi in aereo. Mi vengono in mente quelli di Billy Wilder… ma tanti titoli magari nemmeno me li ricordo… “The Big Sleep”, “I soliti ignoti”…

Domanda: Ci può anticipare qualcosa sul suo nuovo film “Hollywood Ending”?

WOODY ALLEN:: “Hollywood Ending” è un film di cui sono realmente soddisfatto, e non è così per tutti i film. Sono molto compiaciuto, non solo perché ho lavorato duro e sodo, perché lavoro duro e sodo sempre! Ho già in programma un altro film per l’inverno, e a gennaio inizierò a scrivere la sceneggiatura; cercherò qualcosa di nuovo…



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