CANNES 56 - Tempi Moderni (di Chaplin): Reloaded

La 56ma edizione di quello che è considerato il miglior festival del mondo paga lo scontro politico tra la Francia e gli USA e il conseguente boicottaggio delle major. Sicuramente il "gigante" è più che scalfito, ma promesse e premesse non mancano.

Si chiuderà con Modern Times di Charlie Chaplin, Cannes56, il capolavoro più conosciuto sull'alienazione/sottomissione alla fabbrica dell'uomo contemporaneo (più che mai...). Si ritorna all'industria, alle sue macchinazioni, e al cinema specchio della politica, dei suoi giochi, dopo l'edizione extra(straordinaria e temporale) dello scorso anno, con Assayas, Egoyan, Suleiman, Il Pianista di Polanski e Bowling... di Michael Moore, con David Lynch presidente di una giuria che non sbaglia un premio...

Reloaded, come recita il sequel (che precede il prossimo Matrix Revolutions, in uscita mondiale il 5/11) di Matrix dei f.lli Wakhowski, apoteosi delle magie del digitale che annuncia attori interamente..."ricostruiti". Dovrebbe essere il futuro del cinema, quello (senza tempo) dell'uomo sarà più probabilmente nel postumo Monteiro di Vai Et Vem.  Cannes56 risente (e non poteva non) della crisi di Canal Plus e Vivendi sul versante europeo, accusa l'invito a disertare la Croisette lanciato negli USA dal becero magnate Murdoch come dalle pagine di Variety, conseguenza dell'atteggiamento francese sull'attacco all'Iraq.

L'ostracismo delle major americane non ha certo scalfito Clint Eastwood, presente nel concorso ufficiale con Mystic River, sceneggiato, da un romanzo di Dennis Lehane, dal premio Oscar (L.A. Confidential) Brian Helgeland. Si, proprio il 73enne amico personale di George II Bush, si dimostra sempre "straniero" ai giochi di potere e porta un cast tutto un-american, che ha Sean Penn, il ricercato n.1 nella lista dei "terroristi di Hollywood", protagonista nei panni di un carcerato a cui uccidono la figlia, a fianco di Tim Robbins e Kavin Bacon (tutti "ricercati"). Gli altri due film a stellestrisce sono di due noti outsider, Gus Van Sant e Vincent Gallo, il primo con Elephant mentre si intitola The Brown Bunny la seconda opera del polimorfo Vincent.

Accanto ai tre americani la giuria, in cui risalta Erri De Luca, presieduta dall'autore di Intimacy Patric Chereau, affiancato da Steven Soderbergh e Meg Ryan, la cinese Jang Weng e Danis Tanovic (tra gli altri), trova l'ultimo von Thrier con Dogville e Raoul Ruiz con Ce jour-là, Peter Greenway che presenta The Tulse Luper Suitcase - Part I e, per l'Italia, Il cuore altrove di Pupi Avati, il quale ha avuto un ruolo importante nel concedere i diritti delle pellicole di Fellini, omaggiato con una retrospettiva completa. Parla anche italiano il festival, almeno sul logo, che recita "Viva il Cinema", ma nel cartellone attirano nomi come la giapponese Naomi Kawase (Shara), omaggiata l'anno scorso all'Infinity, o il suo connazionale Kiyoshi Kurosawa (Bright Future), il brasiliano Babenco e la Samira Makhmalbaf (A cinq heures de l'après-midi), a Cannes per la terza volta. Su tutti però c'è Alexander Socurov che con Arca Russa ha dimostrato di essere "un'invenzione del futuro" e il suo Père et fils (dopo Madre e figlio del '97) sarà un assaggio dell'annunciata retrospettiva torinese. Per la Francia ci sarà Les égarés di André Téchiné, ambientato negli anni di guerra mondiale, e il "neomitologico" Tiresia di Bertrand Bonello, oltre ad Ozon (Swimming Pool) e Claude Miller (La petite Lili) che hanno in comune l'attrice Ludivine Sagnier.

E' probabile che un cinema più "libero" si trovi fuori dal cartellone del concorso (che, va aggiunto, sembra abbia rifiutato Jaques Rivette...), forse nelle "chicche" di Nanni Moretti Il grido d'angoscia dell'uccello predatore e The Last Customer, fuori concorso come la discesa di James Cameron nell'oceano, tra i relitti del Titanic, intitolata Ghost of the Abyss; oppure Fog of the war dell'americano Errol Morris sul segretario di Kennedy e Johnson Robert McNamara. E gli italiani, con Marco Tullio Giordana che porta nel concorso Un Certain Regard La Meglio Gioventù, titolo pasoliniano e durata di 330! (!?), e Edoardo Gabbriellini, attore/"allievo" di Virzì che con la sua opera prima, Bugs Bunny & il Cormorano, chiuderà la Semaine de la Critique ?

Tra tanti interrogativi (e innumerevoli dimenticanze) chiudiamo con una certezza: a Cannes si vedrà, nella Quinzaine des Réalisateurs (c'è anche Takashi Miike con Gozu), Filme de Amor di Julio Bressane, intravisto per un attimo tra le pieghe di un making of all'ultimo TorinoFilmFestival. Chi a novembre ha visto i film del brasiliano sa che una sua sequenza può cambiare le prospettive di/della vita. Figuriamoci un festival.

TUTTI I FILM IN CONCORSO

A CINQ HEURES DE L'APRES MIDI di Samira MAKHMALBAF

AKARUI MIRAI di Kiyoshi KUROSAWA

CARANDIRU di Hector BABENCO

CE JOUR-LÀ di Raoul RUIZ

DOGVILLE di Lars VON TRIER

ELEPHANT di Gus VAN SANT

LA PETITE LILI di Claude MILLER

LE COEUR AILLEURS di Pupi AVATI

LES CÔTELETTES di Bertrand BLIER

LES ÉGARÉS di André TÉCHINÉ

LES INVASIONS BARBARES di Denys ARCAND

LOINTAIN di Nuri Bilge CEYLAN

MYSTIC RIVER di Clint EASTWOOD

PERE ET FILS di Alexander SOKUROV

PURPLE BUTTERFLY diYe LOU

SHARA di Naomi KAWASE

SWIMMING POOL di François OZON

THE BROWN BUNNY di Vincent GALLO

THE TULSE LUPER SUITCASES-PART I. THE MOAB STORY di Peter GREENAWAY

TIRESIA di Bertrand BONELLO

UN CERTAIN REGARD

ALL TOMORROW'S PARTIES di Lik Wai YU

AMERICAN SPLENDOR di Shari Springer BERMANRobert PULCINI

ARIMPARA di Murali NAIR

AUJOURD'HUI ET DEMAIN di Alejandro CHOMSKI

DRIFTERS di Xiaoshuai WANG

EN JOUANT "DANS LA COMPAGNIE DES HOMMES" di Arnaud DESPLECHIN

JAPANESE STORY di Sue BROOKS

KISS OF LIFE di Emily YOUNG

LA CROIX DU SUD di Pablo REYERO

LA MEILLEURE JEUNESSE di Marco Tullio GIORDANA

LES MAINS VIDES di Marc RECHA

MILLE MOIS di Faouzi BENSAIDI

ROBINSON'S CRUSOE di Chen-Sheng LIN

SANG ET OR di Jafar PANAHI

SEPTEMBRE di Max FAERBERBOECK

SOLDADOS DE SALAMINA di David TRUEBA

STORMY WEATHER di Solveig ANSPACH

STRUGGLE di Ruth MADER

YOUNG ADAM di David MACKENZIE

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