CANNES 56 - "Matrix Reloaded": la catarsi interrotta

Ecco "Matrix Reloaded", che apre ufficialmente - e anche chiude, visto il programma... - il versante più clamoroso di un Festival di Cannes che appare, a due giorni dall'inizio, proiettato verso una dimensione rigorosa e poco effettistica.

CANNES - Meno trasparente del primo, di sicuro più materico nel suo elaborare la visione di un virtuale assolutistico, forse più fragile nella sua determinazione a dare un seguito, a proseguire la narrazione, della tracciatura necessaria della sua saga... Ecco "Matrix Reloaded", che apre ufficialmente - e anche chiude, visto il programma... - il versante più clamoroso di un Festival di Cannes numero 56 che appare, a due giorni dall'inizio, proiettato verso una dimensione rigorosa e poco effettistica. Meglio così, del resto, con buona pace dei gazzettieri in cerca di glamour... A noi sta bene che l'effetto speciale di questa kermesse sia scritto tutto sulla pioggia verde delle crittografie di "Matrix", sospeso sul "TO BE CONTINUED" su cui si chiude questo secondo capitolo, dialogo interrotto con una saga che ha già interrotto ogni suo dialogo con la visionarietà presente e futura. Se una qualità appartiene a "Matrix Reloaded", è proprio quella di interrompere ogni flusso centrifugo, di chiudere concentricamente l'immaginario opposto sul far del millennio a un popolo di fans/fedeli, elaborando mitopoieticamente un lutto del reale che appartiene a tutti noi (o almeno dovrebbe), schiacciandoci/si sul conflitto intimo tra l'utopia negativa di un mondo orwellianamente espropriato e la necessaria catarsi di un'umanità in ribellione perpertua.

Senza vie di fuga (e l'imminente, ulteriore, definitiva digitalizzazione della serie "Animatrix" ne è la riprova), "Matrix Reloaded" ricarica il mito e lo immette nel circuito di una poiesi forse asfittica, ma illuminata. La venuta messianica di Neo ha sradicato l'orrore di una virtualità impossibile e l'ha sostituito con un corpo a corpo che sta tutto nella mente: genialità di un action movie che si scrive senza tregua nel digitale, sfuggendo alla sua corporeità, disegnando le pulsioni dell'esistere (amarsi, liberarsi, sacrificarsi...) in contrapposizione rigeneratrice rispetto alle tensioni del non esistere (odiare, occupare, annientare). Ci si ritrova più compressi in questo secondo capitolo, nel senso che ci si lascia occupare da un mondo molto più nero e dipendente: se Matrix era ancora trattenuto nel bilico di una non-realtà ancora non del tutto rivelata, sulla pelle di un Neo non ancora Neo, di un messia non ancora rivelato, di un Oracolo non ancora mostrato, di una Profezia non ancora narrata... Matrix Reloaded appare molto più dark, occlusivo, assoluto nel suo stare dentro lo scontro, abitarlo con disperata sensazione di libertà...

L'azione è necessità impellente, sia chiaro: Joel Silver lo dice chiaro e forte e i Wachowski Bros. ne si fanno seguaci del suo verbo. E' vero: la sequenza dell'inseguimento in autostrada è da scrivere nella storia del cinema, coi suoi tiratissimi dieci minuti di corsa assoluta, di prospettive incredibili, di carambole digitali. E' vero: la presenza di Monica Bellucci ha il suo peso formidabile, soprattutto nella sequenza del bacio strappato a Neo, frammento da dark lady vestita di bianco che rimanda a ogni noir possibile, con le sue umanissime pulsioni di gelosia, attrazione, seduzione... Stretto come un imbuto, Matrix Reloaded si offre con assoluta generosità, ma l'impressione che lascia è che il gioco non sia finito qui: Matrix Revolution potrebbe essere molto di più... In tutti i sensi!

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