CANNES 56 - "La guerra è una tragedia in qualsiasi momento" Incontro con André Téchiné
Subito dopo la proiezione mattutina del suo ultimo film, "Les Ègarés", presente nel concorso ufficiale, André Téchiné si presenta in sala stampa accompagnato da una Emmanuelle Béart (Odile nel film) tutta in nero (con borsetta rossa) e dal giovane Gaspard Ulliel (Yvan).

Subito dopo la proiezione mattutina del suo ultimo film, Les Ègarés, presente nel concorso ufficiale, André Téchiné si presenta in sala stampa accompagnato da una Emmanuelle Béart (Odile nel film) tutta in nero (con borsetta rossa) e dal giovane Gaspard Ulliel (Yvan). Il sessantenne regista francese, nei 46' messi a disposizione dal festival, ha evidenziato il suo rapporto intimo con la sceneggiatura, tratta insieme a Gilles Taurand (lo stesso di Hotel de Amériques, Les Roseaux Sauvages, Les Voleurs e Alice et Martin) dal romanzo Le Garçon aux yeux gris di Gilles Perrault, che si sviluppa nell'incontro tra la maestra Odile, in fuga durante l'invasione nazista del '42 con i suoi due figli, e il giovane "selvaggio" Yvan, più che sullo sfondo della guerra (mostrata anche attraverso immagini d'epoca), che apre e chiude il film.
Quale è stato il suo approccio al film?
Il periodo in cui il film è ambientato mi è molto familiare. Ricordo che da bambino, subito dopo la fine della guerra, ho ascoltato molti racconti sulla fuga dei francesi da Parigi, per questo mi sono documentato a lungo leggendo statistiche, guardando fotografie, cercando dei resoconti... Ho cercato di descrivere quel momento con massimo realismo, infatti ho inserito anche frammenti originali dell'epoca.
Sono queste le motivazioni originali...
Le motivazioni originali, che mi ha dato il romanzo di Perrault, sono nella risposta della gente, che di fronte ai bombardamenti trova un rifugio fuori dal mondo, in cui i personaggi, dopo che hanno perso tutto, sembrano trovarsi su un'isola, in cui sono come le prime o le ultime persone sulla Terra.
Infatti, durante le riprese, ho mantenuto il mio metodo di rimanere quanto più aperto possibile alla vita, a seguire ogni idea che poteva nascere sul set, senza sentirmi oppresso dall'illustrare un periodo o uno script ben definito. Ho cercato di catturare questo mondo senza tempo, anche se il prologo e il finale indicano una realtà storica ben precisa, di sentirne gli odori e captarne il flusso delle emozioni, staccate dall'aberrazione circostante. Questo, però, non è incompatibile con il realismo, perché tra il 1914 e il 1945 non c'è stato nessun progresso in Francia, nell'industria come nelle strutture, e ci sono pochissimi periodi di questo tipo nella nostra storia.
Cosa c'è nell'incontro tra Olive e Yvan?
E' l'incontro di due mondi differenti. Odile è una maestra rimasta vedova che protegge i suoi figli in un momento tragico, sono una famiglia unita. Yvan invece è una sorta di "mostro", nel senso morale e fantastico della parola. La sua identità resta misteriosa fino alla fine, è capace di rubare, appare e scompare come un extraterrestre, mente e forse è capace di uccidere... Io e Gilles Taurand ci siamo chiesti: cosa accade nell'incontro tra queste tre persone e quest'altra? Durante l'adattamento abbiamo cercato di sviluppare i rapporti che si creano tra Yvan e il figlio adolescente di Odile, e tra quest'ultima e il mostro. I rapporti evolvono passando tra fascinazione, repulsione, curiosità...
Fino all'incontro sessuale...
Mi sono chiesto a lungo se era necessaria quella scena... Ma lo è perché quando il soldato riesce ad accendere il desiderio di Odile, che si mostra piacente durante la loro conversazione che chiaramente ha per sottofondo l'attrazione, lei non può che sfogarla con Yvan, le è necessario per come si è evoluto il loro rapporto e questo è molto naturale.
Qual'è stato il suo punto di vista?
Mi sono immadesimato con Philippe, chiedendomi come cambiasse il suo rapporto con la morte, che è costretto a scoprire violentemente all'inizio. Qual'è il rapporto con la morte dei bambini? Mi chiedevo... E poi con Yvan, cosa significava per lui incontrare quelle persone
E' stata importante la sua esperienza nella guerra di Algeria, oppure l'attacco all'Iraq...?...Cosa pensa della guerra?
I fatti dell'Iraq accadevano mentre stavamo girando ma mi interessava maggiormente il dramma sessuale e sociale che si sviluppa nella storia, questo è esule dalla situazione circostante. Ho già detto della mia familiarità con il periodo e ovviamente l'orrore che circonda queste persone non è indifferente, costituisce la suspense che dopo l'inizio rimane in sottofondo per tutto il film. Cosa penso della guerra: che è una tragedia in qualsiasi momento!
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