CANNES 56 - Portogallo-Croisette: l'ultima opera di Monteiro e la «Casa Bianca» di Botelho
Presentati anche in concorso "Les égarés" di Téchiné, mentre delude il film de la "Semaine de la Critique" "Elle est de notre"

L'evento del giorno è Monteiro. Va e vem, del cineasta portoghese, rivelatosi con I ricordi della casa gialla e La commedia di Dio e presentato fuori competzione, appare come una testimonianza estrema di uno sguardo che contempla le molteplici forme del desiderio attraverso lunghi e interminabili piani fissi, con personaggi spesso disposti frontalmente e in controluce, in cui il protagonista Joao (lo stesso Monteiro si trova a conversare con vari personaggi da una giovane agente di polizia a una ragazza venuta per fare le faccende domestiche a un'altra che ha la barba e la coda. Se Branca de neve era il cinema della cecità, Va e vem è quello dell'immobilità. Immobilità di sguardi ma non di set che si susseguono e si ripetono ciclicamente tra l'interno (l'abitazione) e l'esterno (una panchina nel parco o ancora più spesso un autobus, il cui luogo e il cui rumore diventano elementi essenziali di una ricerca continua di evasione, di un nomadismo su quel mezzo testimoniato anche dalla locandina di Pickpocket all'interno della casa). Branca de neve e Va e vem quindi come opere/testimonianze sulla malattia; c'è un momento, in quest'ultima opera infatti, dove si vede il personaggio cineasta disteso su un letto di ospedale vicino a un'infermiera. Ma se il nero dominava Branca de neve, il bianco assolato segna in maniera indelebile Va e vem, lasciando apparire corpi di ragazze che Monteiro contempla e ricostruisce quasi matericamente col proprio sguardo, con una forza dirompente assoluta. Dentro la durata in/definita di ogni singolo piano, c'è tutta una vita che scorre, tutto un pulsare di respiri, musica, passaggi (straordinario quello ripetuto di una bambina in bicicletta mentre Joao è seduto in una panchina)che Monteiro immortala e in cui lo stacco di montaggio appare come una rottura forzata quanto necessaria, come una lacerazione fisica.
La "Quinzaine des réalisateurs" si è aperta nel segno di un altro autore portoghese, João Botelho che ha presentato A mulher que acreditava ser presidente dos Etados Unidos da America, vicenda di una donna che crede di essere il Presidente degli Stati Uniti e trasforma la propria abitazione in una specie di Casa Bianca. Il grado di follia dell'opera viene manifestata dall'accensione estrema dei cromatismi, dal trucco e dai costumi che trasformano il luogo in una sede di un film di sole donne dove ci sono musicisti, agenti del FBI, la segretaria privata della donna, oltre la madre e le due figlie, oltre a bandiere statunitensi nella casa. Un esercizio puro di manipolazione del set, tra trasformazione mimetica e recitazione eccessiva in cui l'impianto formale diventa troppo determinante in un cineasta invece più abituato a giocare con gli scarti di immagine. Il film possiede i suoi momenti anche divertenti (il gruppo di donne in coro che cantano America America...), ma in cui Botelho ha attuato i propri mutamenti in un lavoro di make-up totale in cui corpi e oggetti (la presenza delle statue), pur debordanti sembrano essere i soli elementi presenti visivamente.
In concorso èstato presentato Les égarés di André Téchiné mentre per la "Semaine de la Critique" è stato proiettato Elle est de notre di Siegrid Alnoy, opera sullo smarrimento/perdizione di una ragazza che ha ucciso una propria amica in piscina e che vive in stato apatico i propri rapporti con le colleghe, il proprio partner e i genitori. La presenza di montagne, segno dell'attenzione all'elemento paesaggistico e la disposizione della messinscena, con il volto di Christine che è spesso destabilizzato rispetto al centro dell'inquadratura e si sposta quasi a cercare il vuoto, il nulla, lasciano pensare agli echi fassbinderiani di Martha. La Alnoy sembra però compiacersi della sua gelida ricerca dello spazio, di un annullamento che non pone né attrazione né distanziamento ma lascia solo in uno stato di apatica indifferenza.
Tra i prossimi film in concorso ci saranno Uzak di Nuri Bilge Ceylan e Il cuore altrove di Pupi Avati, per "Un certain regard" Young Adam di David Mackenzie e Arimpara di Murali Nair. Fuori competizioni verranno invece presentati Qui a tué Bambi di Gilles Marchand e Les triplettes de Belleville di Sylvain Chomet. Il film de la "Semaine de la Critique" sarà lo statunitense Milwaukee Minnesota, mentre per la "Quinzaine" passeranno il tedesco Kleine freheit di Yavuz, il franco/spagnolo Sansa di Siegfried e l'inglese The Mother di Michell.
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