CANNES 56 - "Panj é asr" (Alle cinque del pomeriggio) di Samira Makhmalbaf (Concorso)

Nel film della Makhmalbaf ci sono molteplici spostamenti ma quello che sembra essere assente è proprio il movimento dei corpi, la loro energia. Resta così un'opera anche troppo diretta, già lavorata visivamente in un set che aveva invece bisogno di estendere quella sua "grezza primitività"

L'immagine di una ragazza che cammina nel deserto e porta l'acqua, i volti delle donne coperti. Sembra essere nel set assolato e polveroso di Lavagne o nella terra senza frontiera di Viaggio a Kandahar del padre Mohsen (che ha montato anche questo film della figlia). Girato in Afghanistan nella Kaboul liberata, il film vede al centro della vicenda Noqreh, una ragazza che vorrebbe diventare presidente dell'Afghanistan e vive la sua esistenza tra le lezioni a scuola, il padre che porta la famiglia sempre in viaggio e un uomo che la corteggia. È un'opera densa di immagini Panj é asr, di inquadrature compositivamente troppo costruire come a disegnare quelle geometrie esatte che però privano il suo cinema di quella sua vergine fisicità presente soprattutto in La mela. Giunta a 23 anni e al suo terzo lungometraggio, oltre l'episodio di 11'09'01, la Makhmalbaf sembra teoricamente rifarsi a quella propensione godardiana nel cercare sempre la giusta immagine. Ne cattura magari la disposizione prospettica ma non lo spirito. Restano così immagini di veli di ragazze che, in campo medio, vengono inquadrate nella loro disposizione simmetrica, il replicarsi del volto di Noqreh attraverso le numerose fotografie che scatta l'uomo che la corteggia, il simbolo delle scarpe cambiate come segno di un'utopica fuga. L'improvvisazione appare così sempre fastidiosamente calcolata, sempre sul limite di un disegno estetico calcolato. Così l'insistenza degli scatti di una macchina fotografici, il ripetersi dei passi di Noqreh sul pavimento, le parole di una ragazzina che sfociano in una rabbia e disperazione quando parla della morte del fratello e del padre, se da una parte evidenziano una padronanza stilistica da parte della Makhmalbaf, dall'altra gli tolgono quell'immediatezza che la aveva sempre caratterizzata. In Panj é asr  ci sono molteplici spostamenti ma quello che sembra essere assente è proprio il movimento dei corpi, la loro energia. Resta così un'opera anche troppo diretta, già lavorata visivamente in un set che aveva invece bisogno di estendere quella sua "grezza primitività".

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