CANNES 56 - "Les Ègarés" di André Téchiné (Concorso)
La transizione che compiono i due protagonisti, alternando fascinazione e repulsione, è calata in una dimensione da dramma bucolico, in cui entrambi assumono i ruoli "naturali" del "cacciatore" e della "educatrice/casalinga", con Philippe che guarda ad Yvan come ad un padre, tra ammirazione e gelosia

Sembra uscire fuori dal suo cinema, André Téchiné, come i personaggi di Les Ègarés si ritrovano fuori dal mondo, in una villa isolata, mentre fuggono da un mondo (sempre) in guerra. Non c'è la sospensione/attraversamento di spazi/tempi di Loin, forse proprio perché è dichiarata durante tutto l'arco del film, che si apre e chiude con descrizioni storiche precise fino all'inserimento di documenti d'epoca.
E' già tempo sospeso della storia francese l'invasione tedesca del 1942, quando Odile (Emmanuelle Béart), insegnante rimasta vedova, fugge al riparo verso sud con i suoi due figli; ed è già un "viaggio", verso il grado 0 di un'umanità in fuga, la perdita della macchina/casa in cui viaggia con Cathy e Philippe.
Portata Odile all'uguaglianza forzata degli ultimi, Téchiné e il cosceneggiatore Gilles Taurand (già insieme in Hotel des Ameriques, Les Rosaeux Sauvages, Les Voleurs e Alice et Martin), ispirati dal romanzo di Le Garçon aux yeux gris di Gilles Perrault, si concentrano soprattutto nel "mostrare" i rapporti psicologici che si instaurano nell'incontro con il "barbaro" diciassettenne Yvan: girovago, analfabeta, microcriminale, senza passato (e futuro).
Nell'isola "felice" che i quattro trovano tra i boschi, le due anime culturali della Francia si confrontano fino ad arrivare all'unione (dei corpi), attrazione "fatale" rivelata da subito. Se Odile ritrova il suo istinto animale abbandonando progressivamente la visione preconcetta che ha dell'adolescente/uomo Yvan, quest'ultimo compie un percorso inverso arrivando ad accettare la dimensione di madre/maestra della donna.
La transizione che compiono i due protagonisti, alternando fascinazione e repulsione, è calata in una dimensione da dramma bucolico, in cui entrambi assumono i ruoli "naturali" del "cacciatore" e della "educatrice/casalinga", con Philippe che guarda ad Yvan come ad un padre, tra ammirazione e gelosia. Questa "isola di Robinson Crusoe", cristallizzata fuori dalla realtà storica marcata in prologo e epilogo, con Tèchinè che ne evidenzia la libertà trovando dei momenti del "suo cinema", si scioglie quando è costretta a mostrarsi all'esterno, al passaggio di due soldati anch'essi in fuga dall'esercito nazista ormai padrone di Parigi. Ma dura il tempo di una notte, con i corpi di Yvan e Odile si intrecciano, ma ancora ingabbiati nel senso che sono costretti a portare. Dopo è ancncora guerra.
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