CANNES 56 - I due volti del realismo: il turco "Uzak"(Lontano) di Nuri Bilge Ceylan e l'inglese "Mother" di Roger Michell

Le immagini fisse più attraversate che ricostruite condizionano le forme documentaristiche di "Uzak", mentre "Mother" è un falso "spaccato familiare" che guarda Mike Leigh. In concorso anche "Il cuore altrove" di Pupi Avati

Istanbul e Londra come luoghi differenti di spaccati familiari. In Uzak, del turco Nuri Bile Ceylan (Karaba, 1998 e Nuvole di maggio, 2000), presentato in concorso, ha al centro della vicenda due personaggi, un fotografo e un giovane parente che sogna di diventare marinaio e si va ad installare a casa sua per diversi giorni. Più che un cinema di personaggi, sospesi nei loro lunghi silenzi, un cinema di ambienti, di inquadrature prolungate sulla città come la neve che cade sui palazzi, la nave incagliata, le immagini del porto all'alba. Lo sguardo del regista turco non costruisce le immagini ma piuttosto le attraversa per poi sospenderle, come quelle all'interno dell'abitazione dove si alimenta la sottile tensione dei due protagonisti. Certamente la struttura documentaria dell'opera del cineasta turco, dove si avverte l'influenza di Kiarostami nell'estremizzazione dell'elemento paesaggistico che inghiotte i personaggi, lascia l'opera talvolta in una opaca staticità. Al tempo stesso gli spazi spesso diventano barriere (le porte dell'abitazione, l'aria, la colonna dell'aereoporto) da dove i protagonisti si guardano continuamente senza essere guardati. Necessità di spiarsi, di far pesare con lo sguardo l'assenza delle parola, di lasciare sospesi i desideri. Quello di Uzak rappresenta il ritorno del cinema turco in concorso a Cannes, dove trionfò circa vent'anni fa con Yol di Ylmaz Güney.

Nella "Quinzaine des réalisateurs", Mother di Roger Michell conferma quanto sia anonimo, vuoto, il cinema del cineasta inglese passato dal ritratto in costume di Persuasione alla commedia romantica con Notting Hill fino ad arrivare al thriller di produzione statunitense con Ipotesi di reato (alla fine il suo film più anonimo e quindi il suo film migliore).  Scritto da Hanif Kureishi, Mother è un altro spaccato sospeso tra la periferia e la metropoli londinese che esplora la tragicità all'interno di un gruppo di famiglia. Queloo che poteva essere un intimo spaccato sulla vecchiaia (la solitudine di May dopo la morte del marito e il suo difficile rappoto con i due figli che non vede da tempo) diventa invece un'appariscente percorso alla ricerca di una nuova vitalità nella sessualità della protagonista, che s'innamora dell'uomo che ha una relazione con la figlia. Michell sembra guardare a quei spaccati familiari del cinema di Mike Leigh ambientandoli in spazi borghesi, tenendosi spesso diviso tra il dramma e la commedia e denigrando spesso i suoi personaggi, ridicolizzandoli nei gesti, mantendendo frequentemente le proprie disposizioni emotive all'inizio e mettendoli continuamente nelle condizioni di parlare senza fare mai emergere neanche i minimi frammenti di quel loro passato che comunque condiziona i loro rapporti nel presente. Michell si serve di simboli espliciti per mostrare la relazione clandestina tra May e l'uomo della figlia (i disegni della donna), inquadra le pantofole del marito per far vedere lo stato di solitudine della donne. Il suo realismo appare così artefatto, costruito. Londra appare e scompare mentre la distanza della periferia viene eliminata nel controcampo e nelle apparizioni digitali dopo lo stacco di montaggio. L'interessante partenza del film (i due anziani genitori alla ricerca di recuperare il rapporto con i propri figli e la necessità di una conoscenza migliore dei due nipoti) viene subito dopo frantumato in un diario del desiderio dove però le pulsioni erotiche della donna diventano solo carne da macello. Nella giornata è stato presentato in concorso anche Il cuore altrove di Pupi Avati di cui la rivista si è già occupata.

Tra gli eventi della giornata ci saranno Elephant di Gus Van Sant e Swimming Pool di François Ozon (Concorso), Arimpara di Murali Nair (Un certain regard), Gozu di Takashi Miike e Quaresma di José Alvaro Morais (Quinzaine) e Reconstruction (Semaine)

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