CANNES 56 - Gli spazi ristretti di "Young Adam" di David MacKenzie, "Milwaukee, Minnesota" di Allan Mindel, e l'ultima follia di Takashi Miike
Se "Young Adam" cerca di raggiungere delle forme oniriche oltre la realtà, "Milwaukee, Minnesota" invece è un riuscito spaccato di provincia dove emergono i segni malati del tempo passato. Takashi Miike prosegue invece nella decomposizione dei suoi yakuza.

Lo spazio ristretto come luogo generatore di tensione. La chiatta di Young Adam di David MacKenzie (Un certain regard), la provincia di Milwaukee, Minnesota di Allan Mindel (Semaine de la critique), delimitano opere diverse tra loro, che si portano dietro gli elementi della cinematografia britannica (Young Adam), il respiro del cinema indipendente statunitense (Milwaukee, Minnesota).
Young Adam, ambientato a Glasgow all'inizio degli anni Cinquanta, vede protagonisti due marinai, Joe (Ewan McGregor) e Les (Peter Mullan) che un giorno vedono un cadavere di una giovane ragazza in acqua. Les è inoltre sposato con Tilda Swinton (Ella) che ha una relazione clandestina con Joe. Ma c'è comunque un legame tra Joe e il cadavere. MacKenzie, teentaseienne scozzese al primo lungometraggio, frammenta piani temporali diversi dove lascia emergere i segni del passato stacchi che non appaiono come dei flashback ma sembrano quasi seguire linearmente la narrazione. Le immagini di Cathy (la ragazza ritrovata morta) con Joe sono come delle tracce visionarie della memoria, sulle quali però il cineasta scozzese non ha il necessario coraggio per farle diventare traccia di una vera ossessione. Young Adam lascia spesso i protagonisti nella loro stasi, alimentando ripetitivamente le pulsioni sessuali di Joe ma sprecando l'occasione di imprigionare inquietudine dei tre personaggi all'interno della chiatta, dove non c'è tensione nel tradimento ne erotismo nell'atto sessuale. L'opera di MacKenzie scade poi soprattutto nella parte finale, nelle scene del processo, dove emergono i sensi di colpa del protagonista e dove riprende vita la figura di Cathy in una dimensione onirica che però resta confusa nel piano di una narrazione caotica in un film invece dalla sceneggiatura lineare.
Ben altra forza ha invece la provincia in Milwaukee, Minnesota di Allan Mindel, opera che sembra avere come modello quello straniamento degli spazi esterni ma anche quel calore per i propri personaggi del cinema di Gus Van Sant. Non è infatti un caso che Mindel abbia lavorato per il cineasta statunitense come produttore di Belli e dannati. Protagonista della vicenda è Albert, un ragazzo particolare che è continuamente accompagnato da una madre ossessiva che vigila sempre sulla propria vita. Il giovane poi è specializzato nella pesca su ghiaccio e ha vinto numerosi premi. Un giorno la madre di Albert muore dopo essere stata investita da un auto. Ecco allora una serie di personaggi che vogliono approfittarsi di Henry tra cui Tuey e il fratello ipocondriaco e Jerry, un piccolo criminale che dice di essere suo padre. Ciò che colpisce maggiormente del film di Mindel è il lavoro sul tempo fatto sia sui corpi sia sugli ambienti. L'abitazione di Albert contiene infatti tutta una serie di oggetti e fotografie che danno forma al passato, che ri/lasciano emergere una memoria sepolta nelle oscurità della fotografia di Heinl o nelle zone nevose che caratterizza parte del luogo. L'azione è ridotta al minimo mentre ciò che emerge è quell'impermeabilità quasi carceraria del luogo che, in molti casi, contraddistingue molto cinema indipendente di provenienza Sundance mentre in questo caso lascia aperti i suoi spiragli sul futuro del protagonista, come la camminata finale in campo lungo sulla neve mentre sta gareggiando a un'altra competizione di pesca.
Gozu di Takashi Mike segue in pieno la linea di calcolata follia di questo cineasta giapponese, già rivelatosi con gli estremi Ichi the killer, Visitor Q e The Guys From Paradice. Nell'iniziale e spietata ambientazione yakuza degna di un film di Kitano, Gozu prende poi le forme di un film sulla metamorfosi, un horror su due fratelli yakuza "inseparabili" Minami e Ozaki. Un giorno il primo uccide accidentalmente il secondo. Ma questi poi torna nel corpo di un'affascinante ragazza. Film organico, materico e liquido dove i corpi si mescolano con la carne e il sangue con il latte. C'è in Takashi un consapevole lavoro di smontaggio/riassemblaggio della carne, ma anche quella devastazione totale e di eliminazione progressiva degli elementi che compongono l'inquadratura, come quello del cagnetto bianco anti-yakuza ucciso all'inizio del film.
Tra i prossimi film previsti ci saranno Carandiru di Hector Babenco, Dogville di Lars von Trier e Tiresia di Bettrand Bonello (Concorso), Japanese Story di Sue Brooks, Stormy Weather di Solveig Anspagh (Un certain regard), Niki et Flo di Lucien Pintilie e Le mond vivant di Eugene green (Quinzaine).
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