CANNES 56 - "Ogni film è un'esperienza personale" Incontro con Nicole Kidman
La bellissima Nicole, look "alla Eyes Wide Shut", occhialini e capelli raccolti, di nero vestita, è stata finora l'unica attrice a rubare la scena (per intelligenza e professionalità) ad un regista durante una conferenza stampa.

Subito dopo la proiezione di Dogville, primo film (in concorso) di una trilogia di ambientazione americana del regista di Dacer in the dark, a cui la critica francese, Cahiers in testa, hanno dedicato la copertina di presentazione di questa 56ma edizione del festival, Nicole Kidman si è presentata in sala stampa con lo stesso Lars von Trier e altri membri del cast. La scelta di riportare un estratto delle parole dell'attrice deriva tanto dal poco amore che Sentieri Selvaggi nutre verso il cinema del danese (confermato ancora una volta) quanto per l'atteggiamento di quest'ultimo, che spesso ha risposto infastidito alle domande dei giornalisti. (Su tutte: ad un americano che gli chiedeva del clima "malato" delle sue opere, l'ingrassato Lars, ha risposto "A molti piace, se a te no puoi dimeticarle"). Allora tanto vale concentrarsi sulla bellissima Nicole, look "alla Eyes Wide Shut", occhialini e capelli raccolti, di nero vestita, (con gonna al ginocchio, con cerniera posteriore...e si potrebbe continuare nel feticismo assoluto...), unica attrice finora a rubare la scena (sia chiaro, per intelligenza e professionalità) ad un regista durante una conferenza stampa.
Quakche anno fa aveva dichiarato che le sarebbe piaciuto lavorare con Lars von Trier...
Si è vero; è stato dopo Le Onde del Destino. Dopo aver visto quel film, in cui c'era un personaggio femminile molto forte, ho detto che mi sarebbe piaciuto lavorare con un regista come Lars e questo è successo...
E' stata interessante per te come esperienza? Cosa ti ha dato?
Io in questo momento credo di voler fare questo lavoro per tutta la vita. Quando mi è stato proposto il copione l'ho letto, mi è piaciuto, ho avuto qualche problema ad accettare il personaggio di Grace ma poi ho deciso di provare...
Questo lavoro è più che scoprire il proprio inconscio, entrare in un personaggio o cose simili; c'è qualcos'altro che si sviluppa da quando leggi il copione, poi sul set...comprende tutto e non si può spiegare...
Io mi sono messa a disposizione del regista, ho parlato con Lars, sono entrata con lui nella storia, mi sono fidata della sua visionarietà e mi sono fatta guidare durante le riprese. Ma ogni film è un'esperienza personale, è ciò che tu pensi del film; dietro c'è la tua vita, il tuo approccio al personaggio e alla storia.
Senti che sei cresciuta, ti senti cambiata dopo aver lavorato con von Trier?
Negli ultimi dieci anni ogni film che ho scelto di fare è stato perché mi sentivo che sarebbe stata un'esperienza importante, che mi avrebbe dato qualcosa. Ora mi è difficile dire se sono cresciuta o cambiata lavorando con lui; sicuramente è successo mentre giravamo in quei luoghi, mi sono lasciata andare e fatta guidare da lui ma ancora non posso dire cosa è successo dentro di me.
Qual'è stato un momento particolare durante le riprese?
Ce ne sono stati tanti ma soprattutto ricordo quando alla fine del film abbiamo girato in Romania. Eravamo in un luogo isolato c'erano soltanto i monti e le foreste e la casa in cui giravamo, ero lontana dai miei bambini, da tutta la mia vita, non mi era mai capitato di girare in un posto così isolato ma è stato molto interessante, c'era soltanto il lavoro...
Hai mai avuto problemi con von Trier durante le riprese, hai mai pensato di abbandonare il set? (Più volte le domande erano tendenziose sull'argomento ndr.)
So quello che è successo sul set di Dancer in the dark e tutto quello che è stato scritto dopo sulle difficoltà che Lars crea alle sue protagoniste, ma questa volta è stato diverso, l'ho già detto, mi sono fidata di lui.
Cosa pensi quando vedi tanta gente disposta ad aspettare molte ore sotto il sole, ai tuoi tanti fans che ti adorano come è successo qui sulla Croisette?
Sono stata una fan anch'io. Per i ragazzi è molto importante avere un'esperienza diretta con quei corpi che vedi così grandi sullo schermo. Ricordo che con le mie amiche, poiché conoscevamo un set designerm ci nascondevano per vedere Mel Gibson...e poi pensavo: Ha guardato proprio me!
Non mi fa un effetto particolare, fa parte del lavoro, l'importante è sapere sempre chi sei e da dove vieni.
Pensi che un giorno proverai a dirigere un tuo film?
No. Mi fa paura l'idea di stare dietro la macchina da presa a dirigere tutto un set, le persone, le macchine, le luci... Farò il cinema fino al giorno in cui continuerà a divertirmi. Non so se voglio fare l'attrice per sempre, per i prossimi anni magari continuerò a produrre, come ho già fatto, ma non ho intenzione di dirigere un film.
Lavorerai ancora con Lars von Trier? Sappiamo che lui ti vorrebbe nei prossimi film di questa trilogia americana
Mi sono trovata bene con lui e mi piacerebbe far parte dei prossimi film di questi trilogia americana. Essere ancora Grace.
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