CANNES 56 - Il doppio corpo della profezia: "Tiresia" di Bertrand Bonello
Ha diviso il pubblico di Cannes il nuovo film del regista del "Pornografo", che rilegge il mito greco sul corpo di un transessuale rapito ed accecato da un sacerdote

CANNES - Destinato a dividere, quasi fosse una necessaria virtù, "Tiresia", il terzo film di Bertrand Bonello (dopo l'inedito in Italia "Quelque chose d'organique" e "Il pornografo"), ha tagliato trasversalmente il Concorso del 56.mo Festival di Cannes e anche la critica, che lo ha amatodiato. La separazione, nel senso di dicotomia, è del resto la traccia della pellicola, sin dal doppio corpo cui affida il ruolo principale, interpretato da due attori che si dividono la parte lungo la linea di demarcazione di un aceccamento che dà nuova, profetica vista al protagonista. Il quale ha nome di Tiresia ed è l'incarnazione contemporanea del mito greco (prima uomo e poi donna, accecato dalla rabbia vendicativa di una dea e destinato a vaticinare ad Edipo il triste destino cui andava incontro), e prende forma nel corpo di un transessuale: rapito da un prete (cattolico...), accecato prima della liberazione, poi raccolto e curato da Anna, una pia ragazza che lo restituisce al mondo come profeta a favore della semplice gente.
Greve, denso di una materia profondamente psicologica che prende però forma in una strutturazione simbolica, ma tutta in tridimensionalità, lasciando che gli elementi si sviluppino nello spazio dello sguardo... Il cinema di Bertrand Bonello non conosce la trasparenza e dunque tratta il tema del vaticinio con uno spessore che gli toglie ogni punto di fuga prospettico: in questo film tutto è molto visto, ma ciò che conta non sono le ombre, bensì il volume dei corpi e la loro collocazione nello spazio (come dimostrano i bellissimi dieci minuti iniziali). "Tiresia" scorge la linea che separa la doppiezza dall'univocità e la dilata collocandovi l'ipotesi di una diversa percezione della realtà e del mondo che le appartiene. Il finale messianico, con Tiresia che, morendo, profetizza ad Anna il parto del Cristo, si apre proprio a questa prospettiva: nel segno di un mondo generato da corpi che si sdoppiano e si separano...
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