Jodorowsky e l'androgino: alla ricerca del sesso perfetto
Dai primi film al fumetto L'Incal, un percorso alla ricerca del misticismo dell'unione tra Uomo e Donna, secondo la simbologia magica ed il rapporto parde-madre-figlio.

Masculine/Feminine, Uomo/Donna, Uomo&Donna, e poi ancora Uomo v.s Donna, dualità del pensiero e dell'essere, contrapposizione di concetti e modi di sentire alla ricerca di una composizione, entità ancestrali nettamente distinte, il cui incontro e fusione di un attimo genera una creazione senza tempo. La Madre ed il Padre, la musa e l'artista, la luce ed il buio... Non è solo genere, non è mai solo sesso, la contrapposizione riassume il mondo ed i misteri del quotidiano che non riusciamo a sciogliere. Le culture primitive, mitiche e religiose, su questa duplicità costruiscono il simbolismo del proprio sapere, trasportato fino a noi dalla cultura più popolare e semplice. In questo universo Jodorowsky, molteplice in sé per origine, cultura, esperienze, forme di espressione, affonda le proprie radici, crescendo di opera in opera alla ricerca della Fusione Assoluta, della Ricomposizione che, sola, può riassumere il Mondo e salvarlo. I suoi personaggi compiono un cammino, di film in film, di romanzo in fumetto, come un'unica entità, per trovare questa strada verso il mistico. I suoi uomini sono saggi persi nel mondo delle cose, le sue donne sono anime, spiriti-guida, emanazioni della Madre Celeste consapevoli del proprio ruolo tanto quanto dell'incapacità dell'uomo di capirne il lungo sguardo. Dispensano il proprio corpo come amanti e creatrici, assorbono il dolore e lo trasformano in luce, guida, figlio. Davanti a questo miracolo l'uomo è meschino, capace di grandi opere, ma solo portatore di sperma nel mistero della vita. La donna non ha mente, a volte non ha corpo, altre non ha parola perché non ne ha bisogno: il cosmo è in lei e si manifesta attraverso il suo utero. L'uomo no, l'uomo è strumento e rimbalza di donna in donna in cerca di pace, in cerca di un nido mistico per il suo seme in cui fondersi ed annientarsi, dal quale farsi assegnare un ruolo, un posto nell'universo, e quando lo trova teme sempre che non sia quello giusto, non vuole accettarlo come definitivo, così questo diventa una gabbia, e lui sta sempre lì sulla porta, con un piede dentro ed uno fuori, si allontana dalla madre-moglie-madre per trovare un'amante e poi tornare, incapace di restare, incapace di dimenticare.
Fando[1] cammina attraverso il mondo portandosi sulle spalle Lis, il candido giglio dei suoi sogni, incapace di muovere un passo senza il suo sognatore. Cerca la strada per Tar, esaltato di scoprire che "la strada è quella giusta se tu pensi che lo sia", ma incapace di percorrerla fino in fondo. Incontra altre donne, madri, amanti, giocatrici d'azzardo che gli chiedono il suo sesso, gli promettono il proprio, gli offrono cibo, doni, vestiti, allontanandolo, ogni volta, da Lis. E lei, paralitico sogno, candida come la luce, non fa che aspettare, piangendo e sorridendo d'amore. Fando la umilia, l'abbandona, la cerca di nuovo, prova a possederla, a venderla, a dimenticarla, ma tutto lo riporta a lei ed alla strada per Tar, sempre più sassosa, arida, sempre più frequentata, meno intima, meno sognata. Ma lei, candida, luminosa, aspetta e piange, aspetta di tornare a sorridere. Un barlume di speranza appare sotto forma di un corteo di travestiti che, scambiando i propri abiti con quelli di Fando ed i suoi con quelli di Lis, ne scambiano anche le anime, ma il sogno non guarda l'aspetto, si lascia ammaliare per poi svelare l'arcano e tornare alla realtà. Arcani, quelli minori, perso il proprio valore mistico, lottano con denara contro picche in un gioco di possessione e condivisione, ultima speranza per un'anima vecchia, gelosa, avida. E stanca, malata, diventa anche Lis, provata dai troppi tradimenti, o forse solo vittima di un tempo scaduto. Non resta che piangerla, ricordarla, come un'occasione perduta, come un rimpianto giunto troppo tardi, senza comprensione.

Allora l'uomo[2] è costretto a dimenticare il sogno e cercare vendetta, percorrendo un deserto infestato dalla viltà e dalla presunzione della violenza, eleggersi giustiziere, crescere un figlio per poi tradirlo ed abbandonarlo spinto da una donna, biblica provocatrice, alla ricerca della grandezza. "Ti amerò se sarai il migliore" promette lei, gelosa scopritrice della propria femminilità. "Ti mostrerò la strada" dichiara un'altra, lesbica tentatrice, doppio femminile del Topo, strega silente manovratrice di destini e passioni. La morte, però, è un'illusione, come il potere, e ciò che ne nasce è una serie di duelli metafisici, quattro come gli Elementi, come gli evangelisti, come i Punti cardinali, come gli angoli del mondo. Proprio con questa donna si svolge l'ultimo duello, letale strumento di rinascita. Un'anziana lo accoglie nella sua comunità, il tocco di una donna lo risveglia, nel ventre della terra, tra una torma di freaks, frutto di ripetuti incesti. El Topo rinasce, inorridito e terrorizzato, per assurgere al ruolo di guida verso il mondo e la luce, mondo di ricchezza e morte, di turbamento e violenza, in cui il sangue chiama più dell'arte e l'unica mediazione è il corpo, il sesso, per una creazione reale. Le colpe, però, prima o poi tornano indietro, ed un figlio abbandonato deve uccidere il padre per poterlo amare, perché non le sue colpe ma i suoi meriti ricadano su di lui.
El Topo brucia avulso dalle passioni che lo hanno trasportato in vita e, come una Fenice, rinasce dalle proprie ceneri, candido conquistatore[3], maestro ineccepibile, alchimista eccelso; conduce uomini e donne alla ricerca della purificazione magica per giungere in cima al mondo e cogliere l'immortalità e la saggezza, scoprire che tutto è un film. L'uomo è un Ladro, vestito da Cristo, che intraprende un cammino di evoluzione dal primitivo al divino, attraverso le proprie viltà. La donna è una Maddalena e, in quanto prostituta, sa riconoscere l'oro nascosto sotto lo sterco della follia per seguirlo, silenziosa e paziente, verso l'immortalità. Sulla cima della Montagna Sacra le sole, vere vie per l'immortalità sono l'arte e l'amore, i due strumenti di creazione, ed il viaggio non è che consapevolezza e purificazione. Il Ladro è pronto a tornare sulla Terra con la sua donna, novelli Adamo ed Eva, portando con se la progenie, l'origine: uno scimpanzé.

Un lungo silenzio avvolge di mistero Jodorowsky; l'amicizia con Moebius, il fallimentare progetto per Dune, una lunga introspezione di condensano e si smembrano in tre opere: l'Incal, Santa Sangre, Donde mejor canta un pajaro. Non più solo uomo, ma ormai soprattutto padre, Jodorowsky muta gli equilibri delle coppie per concentrarsi sul rapporto indissolubile con le proprie radici. Ciò che prima era solo un personaggio secondario, il figlio, diventa il fulcro della nuova visione, proiettando la coppia uomo/donna nel futuro e, quindi, anche nel passato. Miguel, il figlio di El Topo, può esporre la sua nudità protetto dall'ombra del padre ma, deluso dall'abbandono, accetta gli abiti da frate coltivando l'odio per il genitore, per tornare in contatto con lui vestendone i vecchi abiti. Phoenix[4] ostenta il tatuaggio-talismano inflittogli dal padre per coprirlo davanti alla madre, e più assomiglia a quello, più ama questa, edipica vittima di fede e gelosia. Tra sogno ed allucinazione, tra memoria e realtà, si fonde con la madre mutilata, prestandole le braccia, in un unicum fisico, metafora dell'amato/odiato rapporto. Non può dimenticare il proprio stato di orfano e, quindi, accettare di essere uomo; non può, quindi, assecondare le proprie pulsioni sessuali, nel desiderio di essere ancora bambino innocente ed amato. La sua Alma, legata all'amante del padre, è un mimo, muta per natura, comprensiva e vicina; fugge dalla matrigna come Phoenix fugge verso la madre, ne percorre le stesse strade per trovarlo e salvarlo, svelare, come Lis, l'inganno in cui vive attraverso l'amore.
La famiglia è, ancora, il nodo mai sciolto, il centro rifiutato e travisato del mondo. Il triangolo madre-figlio-padre è il nucleo essenziale di ogni storia e di ogni mito. Ulisse percorre il mondo nel tentativo di raggiungere la sua terra e la sua famiglia, Dante attraversa i tre regni della morte per rincontrare Beatrice, John Difool trova nei cunicoli di una città-mondo sordida e corrotta la via per ricongiungersi ad una moglie dimenticata e ad un figlio ignorato. L'Incal è il tempo futuro, la speranza di un mondo migliore, la saggezza cristallina dell'innocenza, specchio del Bene e del Male del Mondo, figlio del vecchio tempo andato che è luce e racchiude in sé la tenebra del cuore dell'essere umano. Non ha qualità, perché è tutte le qualità, non ha sesso, pertanto può trovar posto esclusivamente in un androgino perfetto, sunto del maschile e del femminile laddove ancora non ha senso questa distinzione: Solune. Nato per accogliere lo spirito puro dell'Incal, ma addestrato da guerriero, generato da un meschino John Difool, concepito dall'eterea Animah, cresciuto dal distruttore Meta-Barone, Solune è Sole e Luna, Maschio e Femmina, ma ancora bambino; la sua anima è ancora pura, per questo può riflettere l'Incal per guidare il mondo verso la salvezza, ed i genitori non sono che sostegni, necessari sì, ma consapevoli di essere solo pedine, mosse da una volontà superiore, asservite alla nuova vita che nasce. Non c'è viaggio che valga la pena intraprendere senza poterlo raccontare, non c'è incontro o opposizione che abbia senso, se non è destinato a generare e crescere, e nell'arte risuona sottile la sorpresa della vita che inizia.
[1] Il paese incantato (Fando Y Lis, Messico 1967).
[2] El Topo (idem, Messico 1968).
[3] La montagna sacra (The Holy Mountain, Messico/USA 1973).
[4] Santa Sangre (idem, Messico/Italia 1989).
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