Corpo-erotismo

di Carla Landini
Oggi il mondo dei giornali, della tv, dei media, del web, della pubblicità, è straripante di corpi femminili che di fatto non parlano, non mangiano, né baciano e a mala pena sorridono .E' evidente dunque come solo nella negazione delle loro funzioni naturali possono assolvere l'unico compito che viene loro riconosciuto: LA SEDUZIONE.
A partire dagli occhi di una modella (gli stessi che ritroviamo sempre più spesso sul grande schermo dato l'ormai scontato/diseducativo passaggio passerelle/set) sofisticati e disposti in modo che non si aprono su niente e non guardano nessuno, si delinea davanti agli occhi dello spettatore/consumatore moderno la figura di un corpo oggettivato e artificialmente prodotto per la seduzione, che non dispiega una scena intorno a sé ma è semplicemente messo in scena e quindi reso inespressivo , perché ogni espressione è demandata alle vesti, agli accessori, ai gesti, alle luci, per creare il desiderio.
Laddove il corpo si arresta davanti alla messa in scena di fatto non si celebra la sua sessualità, bensì la sua castrazione. E' qui che la seduzione gioca con la morte.
La seduzione, ricorda Roland Barthes, si esercita lasciando vedere "attraverso l'evidenza del sotto", da cui è facile intuire l'evidente ambivalenza degli indumenti, incaricati di indicare una nudità nel momento stesso in cui la nascondono.
Il pubblico è ridotto a semplice rappresentante di un generico voyeurismo, il corpo femminile finisce per essere inghiottito nell'insignificanza, ostentando la sua bellezza al solo scopo di renderla inaccessibile. Tutta la religione della spontaneità, della libertà, della creatività, della sessualità, gronda del peso del produttivismo; la stessa nudità del corpo, lungi dall'essere progressista, passa accanto al corpo come equivalente universale dello spettacolo delle merci.
Il linguaggio dei bisogni indotti e dei desideri manipolati inscrive su questi corpi i suoi segni univoci.
Appurato che l'Occidente fa mercimonio di tutto : il mercato si fa interprete di un sentimento comune, interpreta le pulsioni e le aspettative di un momento storico per reificarle, ne conviene dunque che anche il SESSO distinto dall'amore si identifica nella pulsione animale che ci percorre , ci trattiene nella nostra matrice animale come un bagliore accecante che si consuma con la sua energia travolgente.
Tornano alla memoria con nostalgia le immagini di 2001Odissea nello spazio in cui la fantasia di Kubick ritrova la dimensione del corpo come teatro della coscienza; la propria fisicità si pone come terreno proprio della coscienza ...
Dagli spazi intergalattici planiamo in Oriente, in Giappone per la precisione, dove proprio al corpo della donna, ancora nell'epoca del Cinema muto era proibito recitare, esibirsi, in quanto attività scandalosa .
La parola oyama in lingua giapponese indica un attore vestito da donna, non nel senso che sta recitando una farsa, ma quando impersona una figura di sesso femminile in maniera convinta e credibile.In Oriente dunque, secondo la tradizione del teatro Kabuki, anche davanti alla macchina da presa si chiamavano uomini giovani truccati da fanciulle.
Fra i registi anche Kenji Mizoguchi verso i vent'anni fece l'oyama.; era appena arrivato a Tokyo dalla provincia (era il 1918) e fu quella l'occasione per entrare nel cinema.Cinque anni dopo debuttò come regista.
Mizoguchi è stato il poeta di alcuni fra i più bei caratteri femminili mai apparsi sullo schermo, quasi come se nella sua attività d'autore fosse rimasta qualche traccia di quelle recite giovanili, un'inconscia immedesimazione...
Entrato nell'intimo della condizione femminile, il cineasta scivola nella Storia per scoprire il significato di un secolare sfruttamento;l'Odissea .delle donne nasce qui dalle regole che gli uomini si sono costruiti per il proprio potere e per il proprio piacere.
La donna può ritorcere a proprio vantaggio il suo ruolo di vittima solo facendo leva su quello che ha da vendere: IL CORPO.
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