OMBRE ELETTRICHE - Uxoricidi a passo di danza: "The Bullet Wives"
Follia pop e ingenuità spudorata nel nuovo film del tailandese Kittikorn Laiwsirikun. Accostamenti azzardati, salti narrativi, cambi costanti di ritmo, ma con passione. Tra tango e pallottole, fantapolitica dei sessi e satira dei costumi, trionfa il gusto per l'esagerazione.

Nel 2007 in Tailandia la proporzione tra uomini e donne sarà di uno a due e la forbice è destinata ad aumentare, tanto che nel 2017 il rapporto potrebbe diventare di uno a quattro. Da tale premessa nasce un film impensabile in qualsiasi altro contesto: vista la penuria di uomini, solo poche donne possono conquistare il loro principe azzurro. Le poche fortunate, divenute mogli legittime (mia luang in tailandese), devono però guardarsi le spalle. Le amanti, o seconde mogli (mia noi), sono in agguato, pronte a sottrarre la preda alla prima occasione. La divisione si polarizza, portando alla nascita di due fronti: da una parte la FCWI (First Class Wife International), dall'altra la EMWI (Economy Wife International). Fino a che due prime mogli sono uccise in un agguato. Si scatena una guerra di logoramento che porterà a una lotta all'ultimo sangue tra gang. Kittikorn Laiwsirikun ha il coraggio spudorato di assemblare un film folle che, gettate le poche basi necessarie, si perde in un calderone di strategie e scontri tra donne armate di tutto punto, pronte a riversare caricatori interi contro le rivali in amore. Nel cortocircuito tra critica sociale annacquata, satira generalizzata, riutilizzo della morale tradizionale, ingenuità da osteria, assemblaggio di immaginari pop e stilizzazioni tra il pulp e il flower power sta tutta la creatività ridanciana dell'industria cinematografica tailandese, capace di passare da 8 film usciti nelle sale nel 2000 ai 46 usciti nel 2004. In questo contesto diventa difficile considerare un singolo film nei suoi evidenti limiti - e The Bullet Wives è sgangherato, squilibrato, incompleto. Più facile è rimanere ipnotizzati, se non imbambolati, a osservare la poetica dolce, scoperta, autoesplicantesi, di un cinema che lotta con tutta sincerità per scoprire un suo pubblico, per crearlo e tenerselo stretto. Dal noir sbilenco di Killer Tattoo ai guerrieri eroici di Bang Rajan, dal furore nazionalista di Born to Fight all'assurda invasione di zombie di Sars Wars è una rincorsa verso l'eccesso, in qualsiasi campo, con un'ironia e una complicità di fondo che colpisce nonostante tutto; nonostante i difetti, nonostante le limitazioni di budget, nonostante la sostanziale invisibilità. Una sfida sempre più spesso vinta (anche dal punto di vista economico, vista l'impennata nelle esportazioni).

Da questo punto di vista The Bullet Wives (in originale The Mia) è esemplare. La storia si regge su stuzzicadenti ma è caricata di tali e tanti elementi da finire con lo stupire. Voyeurismo, demenza, commedia, discorso serio ripreso da un'angolatura insolita: il film assembla tutto, senza fornire soluzioni, privo di preconcetti. Non ne ha bisogno. Bastano un nugolo di giovani donne che si sfida a colpi di smorfie da dure e pistolettate, in un'arena fatta di atri e vicoli invasi dall'acqua. Le coreografie delle sparatorie si trasformano letteralmente in balletti, in un tango in cui non importa il realismo (tra movimenti inutili e una mira da far invidia alle truppe imperiali di Guerre stellari) ma solo l'unione di stile, moda e sorrisi. E gli uomini? Assenti. O meglio: figure deboli, che stanno ai margini, fanno il doppio gioco, tradiscono le compagne ignari di tutto se non del loro tornaconto e piacere. Nessun discorso femminista all'orizzonte (la morale, da questo punto di vista, lascia a desiderare, non fosse per la chiosa finale), solo la voglia di sbeffeggiare tutti. Dal punto di vista narrativo Kittikorn Laiwsirikun si lascia traviare da tempi morti e da una voglia estetizzante fin troppo ridondante, un chiaro passo indietro rispetto all'emozionante Goal Club (2001), su un gruppo di ragazzini che si metteva nei pasticci tentando di far soldi nel mondo delle scommesse clandestine (un mistero il perché ancora nessuno lo abbia distribuito in Italia). Eppure con The Bullet Wives prosegue nella sua destabilizzazione sincretica già messa in atto in Saving Private Tootsie (2002, rilettura informale di Spielberg in chiave di riscoperta della tolleranza). La strategia è chiara: temi scottanti, voglia di stupire, sguardo ironico. Se la formula riesce ancora ad affinarsi, è destinata a esplodere.

FILMOGRAFIA
paese: Tailandia
anno: 2005
regia: Kittikorn Laiwsirikun
sceneggiatura: Kittikorn Laiwsirikun
cast: Nussaba Punnakan (Jittra), Metinee Kingpayome (Maya), Tharanya Suttabusya (Vayu), Apasiri Nitibhon (Bo), Naowarat Yuktanan (Luis), Phenpak Sirikul (Jayai), Manswee Eritanukun (Bam), Pimsiree Pimsee (Sangdade)
LINKS
http://www.thaicinema.org/reviews_04themia.asp (in inglese)
http://www.brns.com/thaifilms/pages/thai31.html (in inglese)
DOVE ACQUISTARE
The Bullet Wives è disponibile in dvd nell'edizione tailandese (regione 3). Il disco è nel corretto formato anamorfico dell'immagine (1.85:1) con audio in tailandese (Dolby 5.1 o Dts) e sottotitoli in inglese. Gli extra, non sottotitolati, comprendono il commento del regista, il commento degli attori, un making of e il trailer.
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