OMBRE ELETTRICHE - "A Bloody Aria": le zone oscure della Corea
Il secondo lungometraggio di Won Shin-yeon è una parabola destabilizzante sulla sofferenza e l'espiazione che non risparmia pugni nello stomaco. Le atmosfere malsane di "Un tranquillo week-end di paura" di John Boorman e di "Le colline hanno gli occhi" di Wes Craven contagiano anche la campagna coreana

Il recente cinema coreano ci ha abituato a una qualità produttiva spropositata, con una cura per i particolari maniacale, dagli abiti ai setting. Discorso valido anche quando si deve piantare pugni nello stomaco ben piazzati (si veda al capitolo Lady Vendetta, con i suoi barocchismi scenografici), quasi la sporcizia e il sudore siano pensabili solo all'interno di un contesto d'alta classe, nobiliare. In controtendenza si dimostra allora A Bloody Aria, che sporco lo è da principio e fin nel midollo. I personaggi che lo popolano sono marci fuori, nell'aspetto (alcuni), e dentro, nell'animo (tutti). Si parte da un professore di canto, Oh-geun, in viaggio nella sua Mercedes fiammante insieme alla sua allieva prediletta, In-jung. Sono di ritorno da un provino: lei è emozionata, lui solo ansioso di metterle le mani addosso in assenza della moglie. Un poliziotto motorizzato e sorridente interrompe l'idillio per appioppare una multa: innervosito dall'insistenza del centauro, Oh-geun si addentra in una strada sterrata. Giunto nei pressi di un fiume che scorre placido sotto a un cavalcavia, il professore si avventa sulla ragazza, che però riesce a sfuggirgli. E qui fa il suo ingresso l'elemento perturbante: Oh-geun, solo nella sua macchina, e In-jung, appiedata e spaventata, vengono travolti dall'incontro con una fauna umana marginalizzata, apatica, anestetizzata da comportamenti istintuali ormai degenerati. Un gruppo di giovani su scassati motorini assedia l'auto dell'uomo mentre la ragazza, nella speranza di raggiungere una corriera che la riporti a Seoul, chiede un passaggio alla persona sbagliata, Bong-yeon, uomo di mezza età all'apparenza mite, in realtà figura guida dei giovani assedianti. Il gruppo si riunisce così all'ombra del cavalcavia, scatenando una reazione a catena di violenza inaudita.

Il meccanismo alla base di A Bloody Aria è semplice ma spinto con coerenza fino alle conseguenze più nere. La dicotomia tra civilizzati abitanti della città (con i loro vestiti raffinati e la credenza in una ragione fatta di soldi e apparenze) e gli imbarbariti abitanti delle campagne (stritolati dai gangli del progresso) viene progressivamente meno: rimane soltanto una brutalità endemica e primordiale, minimo comune denominatore dell'essere umano. D'altra parte il confronto tra città e campagna è particolarmente sentito dai coreani, che nell'ultimo secolo hanno subito una urbanizzazione forzata, fatto di cui permane eco anche al cinema: dall'elegiaco confronto generazionale di The Way Home, di Lee Jeong-hyang (2002), al torpore di Memories of Murder, di Bong Joon-ho (2003). A Bloody Aria si trasforma così in un viaggio estenuante che svela progressivamente, con maliziosa circolarità, legami imprevedibili tra i personaggi: legami che impongono un continuo slittamento della percezione che si ha dei loro valori e dei motivi per cui agiscono. Won Shin-yeon è abile nel ricamare su una struttura consolidata, emersa grazie a tanto cinema estremo statunitense degli anni settanta (da Un tranquillo week-end di paura a Non aprite quella porta, da Le colline hanno gli occhi a I guerrieri della palude silenziosa). Il risultato non è l'usuale, manicheo confronto tra "eroi" e "freak", ma l'esame di quella zona grigia assetata di sangue che è l'uomo libero dalle pastoie sociali. Un passo avanti enorme rispetto a The Wig (2005), l'horror dell'esordio: già in quel caso si intravedeva un discorso che andava oltre la stolida riproposizione dei cliché del genere, con il tentativo di contaminare una storia alla Ring con riflessioni più personali su solitudine, desideri negati, senso della fine. Se però The Wig restava incerto, ancora acerbo nelle sue prese di posizione, A Bloody Aria è un film maturo, sfaccettato, subdolo nelle sue insinuazioni che minano le certezze; un fiume in piena e oscuro in cui rispecchiarsi. E avere paura...

FILMOGRAFIA
paese: Corea del Sud
anno: 2006
regia: Won Shin-yeon
sceneggiatura: Won Shin-yeon
con: Han Suk-kyu (Moon-jae), Lee Moon-shik (Bong-yeon), Oh Dal-soo (Oh-geun), Cha Ye-ryun (In-jung), Kim Si-hoo (Hyun-jae), Lee Byung-joon (Young-sun), Jung Kyung-ho (Hong-bae), Shin Hyun-tak (Won-ryong)
LINKS
http://www.beyondhollywood.com/reviews/abloodyaria.htm (inglese)
http://lunapark6.com/?p=1836 (inglese)
http://kinggab.blogspot.com/2006/09/bloody-aria.html (inglese)
DOVE ACQUISTARE
A Bloody Aria è reperibile nell'edizione speciale coreana a doppio disco. Il film è presentato nel corretto formato anamorfico, con audio coreano in Dts o Dolby Digital 5.1 e sottotitoli in inglese. Gli extra, non sottotitolati, comprendono il cortometraggio Bread & Milk, un commentario di regista e attori, scene tagliate, un making of, un documentario sulla pre-produzione, oltre al solito repertorio di materiale promozionale.
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