OMBRE ELETTRICHE - 1997/2007: Hong Kong e Cina, dieci anni insieme
“Wonder Women”, “Hooked on You” e “Mr. Cinema” festeggiano il decennio dell’handover della ex-colonia britannica alla madre patria. Anni difficili - crisi economica, Sars, proteste politiche - segnati da uno studio reciproco. Il cinema riflette sul passato, tra nostalgia, propaganda e riflessioni intimiste, sognando un possibile futuro.
Gli anniversari hanno soprattutto una valenza simbolica, spingono a riflessioni forzate. E sono una questione difficile da affrontare al cinema. Come ovviare infatti alla patina di retorica che inevitabilmente una ricorrenza si porta dietro? Quale possibile taglio dare a un’opera che si propone come summa e al contempo narrazione di un periodo storico? Come regolare il rapporto tra aderenza agli eventi e finzione filmica? Tre film estivi hongkonghesi si pongono concretamente il problema, prendendo a spunto l’anniversario dei dieci anni del ritorno di Hong Kong alla Cina, e danno tre risposte diverse. Risposte imperfette, incomplete, ma cui vale la pena guardare. Wonder Women, della giovane Barbara Wong, prende la questione di petto, correlando direttamente i personaggi agli eventi storici, trasformando così il film in una allegoria anche piuttosto evidente. Hooked On You, diretto dall'esordiente Law Wing-cheong, uno dei pupilli di Johnnie To e della Milkyway, si posiziona all'opposto: l'intreccio sentimentale che vede al centro i due protagonisti relega allo sfondo i rivolgimenti della storia, facendone una sorta di controcanto che ha la sola funzione di sottolineare i processi personali. Infine Mr. Cinema, di Samson Chiu, dà una valenza più amplia all'evento, e trasforma l'anniversario nell'occasione per una riflessione stratificata sugli ultimi quarant'anni, partendo dagli anni sessanta per arrivare al presente. In questo modo i dieci anni intercorsi dall'handover sono riposizionati in un contesto allargato. Si tratta di tre approcci evidentemente diversi tra loro che offrono punti di vista lontani, legati solo dalla contiguità temporale. Il limite comune è comunque una certa superficialità che scorre sopra agli eventi senza darne una connotazione marcata, dimostrando forse come il processo sia parte più di una celebrazione aprioristica che non di un vero e proprio guardarsi alle spalle per intavolare un discorso sul futuro.
Wonder Women è il film dal sapore più istituzionale. Protagonista è Joy Shing (Gigi Leung), donna in carriera, dirigente di una importante azienda, che nel momento dell'handover vede il suo mondo sgretolarsi. Suo marito, filo britannico, in attesa di una promozione, è invece scaricato in favore di un manager cinese, mentre lei, inaspettatamente, è promossa. Alla liquidazione del marito fa eco il suo avanzamento sociale. La crisi finanziaria delle tigri asiatiche del 1997 pone ulteriori problemi, che portano al suicidio dell'uomo. E mentre il dirigente cinese si fa sempre più galante e sensuale, arriva anche la crisi della Sars, che minaccia la vita di suo figlio. Joy Shing riassume su di sé tutti gli eventi chiave del decennio, diventandone in qualche modo vittima (il parente che la imbroglia nel vendere una sua proprietà, i dissapori con l'amico di sempre, in realtà innamorato di lei, che per un litigio si allonta in malo modo). Ombra di Joy Shing è Tung (la cantante Fiona Sit), segretaria sbarazzina e svampita, che è vittima di un processo inverso. Sentendosi superiore snobba le avance di un povero fiorista per concedersi a un presunto stilista, in realtà imbroglione. Accortasi dell'errore, torna sui suoi passi per trovare l'amore. Le super-donne di Barbara Wong sono così l'emblema della città di Hong Kong. Joy Shing si allontana dall'Inghilterra (il marito filo britannico) per cadere nelle mani rapaci della Cina (il dirigente cinese che prima la seduce e poi la tradisce sul lavoro), subisce una serie di tracolli che la sfiancano (la crisi economica, la sars, i lutti, le tragedie), ma riesce a rialzarsi a un passo dal baratro. Agente risolutivo è una terza donna, squinternata amica di Joy Shing, che dopo una serie di investimenti sbagliati (finanziati da Joy Shing) imbrocca la strada giusta e salva tutte e tre da una fine infelice. La morale sembra così essere che Hong Kong può subire colpi, può venire snaturata, ma riuscirà sempre a trovare una strada per cavarsela, e questa strada, ieri come oggi, è il forsennato guadagno economico, la crescita improvvisa e impetuosa dell'impresa personale. Una verità forse non entusiasmante, ma che per il momento le permette di tenere le distanze dall'occidente e al contempo contenere le ingerenze cinesi, con cui comunque il legame è ormai inscindibile. Wonder Women si rivela così come film consolatorio, troppo versato al tragico per suscitare emozioni, squilibrato nella messa in scena, ma inaspettatamente sincero nel dare una visione generale di cosa è diventata (o è sempre stata) Hong Kong.
Samson Chiu scende più in profondità, ma probabilmente proprio questo sguardo mediato maschera alcuni aspetti sotto una retorica che sa di facciata. Mr. Cinema è una piccola saga familiare toccante dal punto di vista narrativo, equilibrata nella messa in scena, ma meno significativa storicamente, come se si trattenesse unilateralmente dall'approfondre il significato degli avvenimenti. Anthony Wong è un proiezionista di un cinema storico di sinistra di Hong Kong, legato a un distributore vicino alla Cina. Il suo comportamento irreprensibile e responsabile socialmente, che lo porta a solidarizzare con la comunità, anche a proprio discapito, lo mette in difficoltà in famiglia, che percepisce il suo impegno politico e umano come una messa a lato della realtà familiare. Mentre la moglie capisce il suo comportamento, e si sovraccarica di lavoro per rattoppare i problemi economici, il figlio (Ronald Cheng) assume un atteggiamento contrappositivo: il suo scopo diventa fare soldi facili a tutti i costi. L'unica svalvola di sfogo è l'amicizia-amore per la vicina di casa, che però sogna da sempre di andare a studiare all'estero per costruirsi un futuro diverso. Rispetto alle altre due pellicole, Mr. Cinema è quello che padroneggia meglio il materiale narrativo, costruendo un universo circostanziato e toccante, giocando sulle contraddizioni implicite nella classica relazione padre-figlio. Alla prova dei fatti però l'universo messo in scena ha un sapore elegiaco e conciliante che nasconde le asperità storiche. E anche le discussioni politiche tra i colleghi di Anthony Wong, o il suo desiderio di visitare piazza Tienanmen a Pechino, la piazza più grande del mondo, rimangono meccanismi prettamente filmici che non riescono a diventare riflessione storica compiuta. Mr. Cinema offre una riduzione nostalgica di un periodo contrastato e complesso della storia cinese, ma fallisce proprio nel processo di universalizzazione che sembrava voler portare avanti. Non necessariamente un male, considerato come l'alchimia degli attori e l'attenzione ai particolari lo trasformino in un ritratto di sentimenti umani toccante.
Tra i tre film, Hooked On You è infine senza dubbio quello più diretto e strutturalmente immediato. Figura centrale è Miu (Miriam Yeung), ventisettenne nel 1997 che si dà il limite dei 30 anni per saldare i debiti del padre, contratti per la mania del gioco d'azzardo, abbandonare la vita da pescivendola e stenti cui è costretta e trovare un marito socialmente più abbiente di lei, che sappia garantirle una vita sufficientemente agiata. A lei è contrapposto Fishman (Eason Chan), scorbutico pescivendolo rivale nel mercato al chiuso in cui entrambi operano, che dall'iniziale guerra senza quartiere che mette in piedi nei confronti dei nuovi arrivati si scopre sempre più attratto da lei. Il solito canovaccio di equivoci e lento avvicinamento tra i due è ispessito da scelte non banali, che riescono a elevare Hooked On You dalla banale commedia sentimentale usa e getta. Fishman non è l'unico e solo pretendente credibile, ci sono anche un pasticciere, che inizialmente è creduto un tecnico informatico, e Porky, il compare di Fishman, che abbandona il mercato e si dà a una dubbia attività di import export solo per darsi lustro agli occhi di Miu. Terzo protagonista della pellicola è poi il microcosmo del mercato rionale, in una visione proletaria e industriosa della popolazione di Hong Kong che permette un discorso sull'evoluzione sociologica del contesto urbano: la fatiscente struttura è vista come centro aggregativo e valore identitario, contro le avversità, ma non frena comunque il cambiamento - come dimostra il finale. Proprio il finale, che rifiuta l'assioma dell'happy ending per una soluzione più sfumata, se pure non tragica, riesce a dare una chiave di lettura più complessa a tutte le vicende. Gli eventi storici irrompono sulla scena senza pretendere la ribalta, sono fatti sentiti alla radio o inferiti da particolari che hanno il potere di raccontare i mutamenti (gli anziani veterani del mercato che si trasferiscono all'estero, e tengono i contatti via e-mail): la relazione è indiretta, lasciata implicita, e il finale aperto, non completamente risolutivo, è l'unico pensabile anche da questo punto di vista.
Wonder Women è esplicito e scoperto. Mr. Cinema è riflessivo e nostalgico. Hooked On You è apparentemente distaccato, sfumato: sono portatori di tre punti di vista complementari e imperfetti, che non riescono a distaccarsi da un istinto piattamente celebrativo (della serie è stata dura ma adesso stiamo molto meglio). Sta probabilmente in questa ambiguità di fondo, di cui tutti e tre si fanno carico, la descrizione di una realtà ancora in mutamento, priva di certezze definitivamente consolidate.
FILMOGRAFIA
Hooked On You
paese: Hong Kong
anno: 2007
regia: Law Wing-cheong
sceneggiatura: Fung Chi-Keung
Mr. Cinema
paese: Hong Kong
Wonder Women
paese: Hong Kong
anno: 2007
regia: Barbara Wong
sceneggiatura; Barbara Wong, Leung Fung-yee, Michelle Yao
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