Rinnovamento e fedeltà: uno sguardo sul wuxiapian
E' con grande gioia che accogliamo True Legend, il ritorno di Woo-ping Yuen, storico regista di Dunken Master e Iron Monkey, rimasto negli ultimi anni nella morsa di Hollywood come coordinatore delle scene d'azione, tra gli altri, del dittico di Kill Bill e della trilogia di Matrix. Lo analizziamo in coppia con 14 Blades, ennesima sortita acrobatica del grande Donnie Yen diretto da Daniel Lee
E' possibile ad oggi tracciare una linea retta sul vasto universo del cappa e spada orientale, di cui purtroppo in Italia trascorso il periodo d'oro di Hero è pressochè impossibile sperare in uscite in sala, pregando per furtive uscite home video?
Dando uno sguardo globale all'attuale mercato dei wuxiapian, il sentiero sembra dividersi in svariate influenze e suddivisioni, per poi ricongiungersi nei caratteri predominanti del genere. A tal proposito, in un anno che è stato ricco di produzioni interessanti e purtroppo sconosciute nel Belpaese, ci par d'uopo raffrontare due film assai distanti tra di loro per impostazione e narrazione, ma che si ritrovano uniti nei punti cardine "classici".
Stiamo parlando di 14 Blades, di Daniel Lee, e True Legend, di Woo-ping Yuen.
Se per il primo regista, il film in oggetto è una sorta di continuazione stilistica, vista la sua precedente esperienza con Three Kingdoms: Resurrection of the Dragon con Andy Lau, è con grande gioia che accogliamo il ritorno di Woo-ping Yuen, storico regista di Dunken Master e Iron Monkey, rimasto negli ultimi anni nella morsa di Hollywood come coordinatore delle scene d'azione, tra gli altri, del dittico di Kill Bill e della trilogia di Matrix.
Ci troviamo in entrambe le pellicole di fronte a storie dal respiro epico, che però durante il loro svolgimento scelgono strade differenti. Le 14 lame di Donnie Yen (sempre perfetto in questo tipo di personaggi, sia per il carisma che per le incredibili qualità acrobatiche) seguono il tradimento perpetrato ai danni del Dragone Verde, il nostro indomito Yen, da parte dell'eunuco Jia, e che lo vedrà costretto ad opporsi all'imminente tirannia con l'aiuto della bella Whei Zhao (sempre più bella e brava, come anche nel recente Mulan) e di altri insospettabili alleati. Un plot semplice, ma efficace, complice una certa poesia visiva, e le suggestive ambientazioni desertiche (moda sempre più diffusa, come visto pure in Little Big Soldier con Jackie Chan), che lo rendono immediato e avvincente, sfiorando in diverse parti il mood epico che tanto è gradito agli appassionati.
Più complessa invece la vicenda narrata in True Legend, che inizia con una spettacolare battaglia all'interno di una montagna, per poi trasformarsi lentamente in un percorso drammatico e spirituale, in perfetta alternanza con le incredibili sequenze d'azione, falsate in parte da un eccessivo uso del digitale ma comunque in grado di regalare diverse emozioni agli amanti delle arti marziali, con un drunken fight di assoluto rilievo. Il protagonista Su Can, storico personaggio della mitologia cinese e che il regista "affronta" per la terza volta nella sua carriera, è impegnato in una missione di vendetta per l'uccisione del padre e il rapimento del figlio piccolo da parte del suo migliore amico di un tempo, e arriverà addirittura ad avere allucinazioni (legate fortemente alla cultura cinese) talmente reali che saranno in grado di risollevarlo dal
torpore della perdita, e portarlo nuovamente a lottare. Dopo l'apparente cliffhanger verso due terzi della visione, avrà nientemeno a che fare con l'invasione occidentale, e dovrà sfidare più volte la morte per riaffermare gli ideali di un popolo, divenendo così il Drunken Master della leggenda. Questo permette di godere anche di una delle ultime interpretazioni di David Carradine prima della tragica scomparsa.
Due modi diversi, forse due mondi, di trattare il wuxiapian del nuovo millennio. Una continua ricerca dell'evoluzione pur restando fedeli ai principi base della storia cinematografica del genere, via che a loro modo cercano di seguire sia Lee che Woo-ping. L'effettivo uso delle nuove tecnologie, vede accomunate le rispettive componenti d'azione. Lee a suo modo cerca di infondere una solenne poesia, a tratti un pò forzata e sulla scia di quanto ha fatto Tsui Hark col suo Detective Dee, ai movimenti di spada, ai movimenti sinuosi e leggiadri di un'eterea danza di lotta e di morte. Woo-ping è invece strabordante, eccessivo nel suo esser un fiume in piena, ma mostrando pur con i suoi artifizi tecnologici, alcuni dei più bei combattimenti della storia recente, non ha paura di osare e spingersi oltre i limiti.
L'eroe però resta sempre tale, e dai chiari tratti distintivi: non esule da turbamenti dolorosi, come Su-can, o da scelte difficili come il Dragone Verde, ma sempre in grado di portare a termine il proprio compito, sia questo per ideali d'onore o vendette più o meno nascoste, o per ideali nazionali che da sempre vivono negli wuxia. In attesa di un 2011 appena iniziato, e che non tarderà a regalarci avventure di degno rispetto, un'occhiata a quanto fatto nell'anno appena trascorso è, se non indispensabile, quantomeno consigliata per chiunque ami leggende e miti d'Oriente.
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