CINEMASIA - Supereroi ad Oriente
Dal thailandese Red Eagle, sorta di gradito omaggio, diretto da quel Wisit Sasanatieng che nell'ormai lontano 2000 ci regalò un cult, edito anche in Italia, come Le lacrime della tigre nera, all'eroe popolare thai famoso negli anni '60 al cinema e nei fumetti, a Sandra Ng e Louis Koo in costume nel bislacco Mr and Mrs Incredible per la regia di Vincent Kok, sino all'ambizioso coreano Psychic di Ming Min-Suk, viaggio nei superhero movie dell'Est.
Qual è l'anima dei supereroi del lontano est? E' quanto meno in parte accomunabile ai loro colleghi di stampo occidentale, prettamente fumettistico, o vive di influenze proprie e ben distaccate dai comics movie hollywoodiani? Una risposta che racchiuda tutte le sfaccettature del genere è pressochè impossibile da dare, ma si può comunque offrire una panoramica su come viene intesa la figura del vendicatore o eroe di turno grazie a tre film di recente uscita, diversi per provenienza, come Red Eagle, Mr. and Mrs. Incredible e Psychic. Rispettivamente Thailandia, Hong Kong e Corea del Sud ci regalano la loro prospettiva, spesso citazionista, ma comunque pregna di una marcata identità nazionale. Ecco così che non mancano rimandi ai Batman di generazione nolaniana, presenti nei primi due titoli poco sopra citati, e nemmeno strizzate d'occhio ai poteri telepatici visti di sovente nelle scorribande degli uomini X di casa Marvel. Ma chi ben conosce la cinematografia orientale, sa che, escludendo pochi casi (il guardabile, ma sostanzialmente inutile, remake cinese di What Women Want, per citare un caso "fresco") difficilmente i cineasti dagli occhi a mandorla amano ripetere quanto già fatto altrove. Ed ecco perciò, pur con difetti che talvolta inficiano la qualità complessiva dell'opera, che ci troviamo dinanzi a tre pellicole che scongiurano senza troppe difficoltà il pericolo "clone" per raccontarci altrettante storie, diverse e simili al contempo.
La più ambiziosa del rooster, e contemporaneamente anche la più affine allo spirito del supereroe classico, è senza dubbio Red Eagle, sorta di gradito omaggio, diretto da quel Wisit Sasanatieng che nell'ormai lontano 2000 ci regalò un cult, edito anche in Italia, come Le lacrime della tigre nera, all'eroe popolare thai famoso negli anni '60 al cinema e nei fumetti. L'operazione, che non lesina in effetti speciali (altalenanti, ma comunque mai fastidiosi) in digitale per le scene più spettacolari, è di quelle parzialmente convincenti. Se come puro intrattenimento action riesce a divertire, soffre di due pesanti punti a sfavore: la grossolanità della sceneggiatura, e il to be continued finale che tronca la storia sul più bello,
lasciando con l'amaro in bocca in attesa di un possibile, e auspicabile, sequel, nonostante sul progetto non ci sia ancora chiarezza a quasi un anno di distanza dell'uscita di questo primo episodio. Ma da sola, la scena di combattimento sull'ascensore tra l'Aquila Rossa del titolo e la sua nemesi Diavolo Nero, è di quelle destinate a entrare tra i cult del genere. Difficile qui chiamare in causa l'uomo pipistrello o altri vigilanti a stelle e strisce, nonostante la componente più ludica sembri ispirarsi più volte al filone dei comics movie d'ultima generazione.
Cambio drastico di ambientazione per Mr. e Mrs. Incredible di Vincent Kok, attore regista in passato collaboratore del "mago" Stephen Chow, di cui però non è mai riuscito a emulare le gesta dietro la macchina da presa. Ci troviamo infatti in un imprecisato periodo storico della Cina, alle prese con un'avventura in costume in cui i pregi sono, ahinoi, palesemente soverchiati dalle negligenze. Louis Koo e Sandra Ng, le cui prove sono tra i pochi spunti positivi, sono una coppia sposata e dotata di super-poteri, che cercano di nascondere a tutti per continuare la loro vita tranquilla. Ma il desiderio di avere un figlio, e un torneo di arti marziali tenuto nei pressi del loro villaggio, cambierà i loro piani, mettendoli a lottare addirittura per la salvezza del mondo intero. Sorta di fumettone sgangherato, che pecca per una narrazione confusa e improbabile, con effetti speciali sui quali è meglio stendere un velo pietoso, il film di Kok offre il meglio nei primi minuti, dove sovvengono anche in questo caso, più o meno involontarie, citazioni visive dal Cavaliere Oscuro, e qualche spunto comico gradevole, ma mai tagliente. Troppo poco per un titolo che, nonostante le buone potenzialità, si risolve in un nulla di fatto.
Ed eccoci ad analizzare per ultimo il progetto più improbabile, ma allo stesso tempo interessante, del trittico. Esordio alla regia di Ming Min-Suk, Psychic (conosciuto anche come Haunters), oltre ad avvalersi di una componente tecnica di alto livello, mostra diversi spunti di interesse, dalla sublime fotografia a una regia in grado di donare un ritmo intenso e serrato a
una storia apparentemente banale. Un telepate che fin da bambino è in grado di controllare i pensieri altrui, si trova a fronteggiare un giovane operaio, unico in grado di resistere al suo potere. La lotta tra i due, in una sorta di manicheo confronto tra le forze del male e quelle del bene, sarà senza sosta sino all'esaltante finale. Peccato che in mezzo la sceneggiatura sia infarcita di infelici riflessi comici, complici personaggi macchiettistici, che va a intaccare fortemente la componente dark che emerge nei momenti più drammatici. Ming Min-Suk comunque dimostra un talento, seppur acerbo, in grado di regalarci diverse sorprese nel prossimo futuro. Anche qui le influenze di figure come il dottor Xavier e Jean Grey sono pressochè nulle, e più che lotta tra due entità dotate di super poteri, pare di assistere a un confronto tra due ragazzi, dalla vita diametralmente opposta, cui il destino ha donato capacità speciali.
Come abbiamo visto, il superhero hollywoodiano è un'impressione sbiadita, un marchio lontano che compare più per riflesso che per reale influenza. Fortunatamente, per una questione di identità, e pur enunciando i numerosi difetti di cui queste tre pellicole sono infarcite, l'est non strizza l'occhio all'ovest supereroistico, riuscendo comunque ad appassionare, chi più chi meno, un pubblico di taglio universale.
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