OMBRE ELETTRICHE - La semplicità della nostalgia: il cinema di Kwak Kyung-taek
Con "Mutt Boy" il regista conferma la capacità di creare mondi arcadico-sognanti, non ingenuamente fiabeschi, quanto pulsanti di tensioni sopite, innervati di stridenti contrasti. A mancare è semmai il coraggio di approfondire gli squarci verso l'elegiaca disperazione intravista in "Friend".

Propagatosi con la forza di un blockbuster di classe (15 settimane di proiezione ininterrotta nei cinema coreani, maggior successo dell'anno con quasi il doppio di biglietti venduti rispetto a Il Signore degli Anelli), nel 2001 Friend era deflagrato come una piacevole sorpresa. Storia partecipe di quattro giovani e delle convoluzioni della loro amicizia, il racconto semi-autobiografico di Kwak Kyung-taek aveva il sapore di amarcord vibratile, rifugio umorale dove s'intrecciavano il furore delle giovinezza e il trasporto dei sorrisi e delle lacrime - delle storie di ragazzi cresciuti fianco a fianco che solo il destino fa scontrare da fronti opposti. Un'indagine sull'amicizia come sogno infranto contro il duro presente, in cui l'humus da noir urbano diventa grimaldello per scardinare i sensi dello spettatore, catturato nelle metaforiche spire di sangue che lavano definitivamente l'innocenza (si veda lo spietato finale, sotto una pioggia di nero pessimismo). Un deciso salto di qualità per chi, come Kwak, aveva in precedenza diretto due filmetti passati sotto silenzio. 3PM Paradise Bath House è una commedia coral-minimale che vede diversi personaggi raccontarsi storie all'interno di un bagno pubblico. In Dr. K un'anestesista infatuata indaga e protegge un aitante dottore, sotto inchiesta per i metodi poco ortodossi - ma miracolosi - che hanno permesso di salvare casi disperati. Si intravede un tentativo più concreto di costruzione dell'incanto, purtroppo solo accennato e meccanico; rimane la verve catatonica di un film tv, incrocio saccarinico di Cocoon con E.R. Medici in prima linea. È dunque solo a partire da Friend che Kwak Kyung-taek riesce ad approdare a una visione più matura di cinema, con esiti ancora da decifrare nelle loro potenzialità.

Champion prende il via da una storia vera, l'ascesa e la tragica fine di Kim Deuk-gu, pugile coreano che arrivò a sfiorare l'empireo dei pesi leggeri e perse invece la vita dopo 14 inutili round contro Ray Boom Boom Mancini. Soggetto al fulmicotone in odore di populismo, Kwak lo risolve con un compassato sguardo interno, adagiandosi nel confortevole anelito per una vita migliore di un ragazzo povero di periferia, piuttosto che sulla fisicità esasperata della boxe o su facili sentimenti di commozione nazionale. Se ne avvantaggiano la regia, implementata con movimenti di macchina consapevoli e avvolgenti - tesi a permeare la sfida di un uomo verso la società (e se stesso) - e la storia. Decade la retorica da self-made-man il cui eco rimanda direttamente a Rocky, emerge uno sguardo umano e fallibile con venature malinconiche. Film compatto, diretto, Champion manca comunque di quella febbrile veemenza propria del predecessore - oltre a essere vittima di una inevitabile territorialità.

La poetica di idilliaca marginalità si approfondisce con il protagonista sfaccendato di Mutt Boy, Chul-min, un attaccabrighe impenitente dall'aria spaesata e vagamente ritardata. Figlio di un poliziotto vedovo, Chul-min sviluppa un rapporto di simbiosi con un cane-lupo mezzo sangue, portandoselo dietro nei perenni vagabondaggi per le campagne - tanto da guadagnarsi l'appellativo di Randagio. Odiato dai coetanei per l'indolenza ai limiti dell'autismo, il ragazzo avrà modo di trovare l'amicizia solo dopo che Jin-Mook gli uccide (e mangia) il cane, costringendolo ad abbandonare la scuola. Fare branco con dei folli ragazzacci che hanno lasciato gli studi sarà per Chul-min l'unico modo per trovare il proprio posto nel mondo. Kwak infonde la pellicola di un ritmo sornione, abbandonando il dispiegamento lineare della trama per attestarsi su un andamento punteggiato, preda del momento. Emerge così la figura dello sbandato, irriverente e cocciuto - un Jung Woo-sung carismatico e trascinante. A patirne è però la coesione generale: i co-protagonisti non mantengono l'andatura, non delineati a sufficienza, e i pur affascinanti cocci degenerano nella confusione finale.
Ambizioso nella sua semplicità, Mutt Boy dimostra pur sempre la facilità con cui Kwak Kyung-taek manipola gli archetipi bradi su cui sceglie di lavorare (l'amicizia infranta, il mito nefasto, l'emarginazione), adornandoli di una fragrante aura da tempo perduto, irreversibilmente; un aura di segno opposto alla glorificazione hollywoodiana, ma perfettamente capace di catturare l'attenzione (e le illusioni) del grande pubblico - senza necessariamente scansare le asperità. La passione rimane inalterata, lo si vede dall'amore infuso nei personaggi, è piuttosto la forza affabulatoria che necessita di ricalibrarsi costantemente, pena l'arenarsi in atteggiamenti da esecutore perfetto - in grado di far fruttare grandi budget, ma non grandi storie.

FILMOGRAFIA
Mutt Boy (2003)
Champion (2002)
Friend (2001)
Dr. K (1999)
3PM Paradise Bath House (1997)
A Story of a Military Prison (1995) cortometraggio
LINKS
http://www.cinemacoreano.it/registi/kwak_kyung_taek.htm (Profilo, italiano)
http://www.asiaexpress.it/fc015.html (Champion, italiano)
http://www.asiaexpress.it/fc037.html (Friend, italiano)
http://www.lovehkfilm.com/panasia/champion.htm (Champion, inglese)
http://www.cityonfire.com/korean/champion.html (Champion, inglese)
http://www.lovehkfilm.com/panasia/friend.htm (Friend, inglese)
http://www.cityonfire.com/korean/friend.html (Friend, inglese)
DOVE ACQUISTARE
Mutt Boy, Champion e Friend sono disponibili in Dvd nell'edizione coreana, formato 16:9 anamorfico con sottotitoli rimuovibili in inglese. Dr. K è disponibile in Vcd nella versione hongkonghese, in 4:3 con sottotitoli in cinese e inglese non rimuovibili. Friend è inoltre uscito in Vhs in edizione italiana, purtroppo con un doppiaggio non all'altezza del film.
http://global.yesasia.com
http://www.asiandb.com
http://www.yeondvd.com
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