MILANO 22 – “Bad Weather”, di Giovanni Giommi (Concorso Extra)

Bad weatherLa macchina da presa di Giovanni Giommi, già collaboratore di Massimo Coppola, scruta i volti e i confini visibili di Banishanta, isola-bordello a sud del Bangladesh. Qui vivono le lavoratrici del sesso, qui si danno appuntamento gli uomini che vengono dal Vietnam e dai vicini Paesi quando le loro navi passano da quelle parti, qui, su questa lingua di terra così fragile, fatta d’argilla e acqua, vivono le speranze, i desideri, le paure e gli amori di queste donne, alcune in età, altre molto giovani che coltivano i loro desideri e il loro lavoro, ben sapendo che il piacere dell’amore è differente da quello che da il cliente. Il cliente ti squarcia, dice una giovane donna, lui è il cliente e può fare ciò che vuole, il tuo uomo ti da il piacere. Conciliare il sesso a pagamento con l’amore, con i figli, con il futuro e la famiglia d’origine da mantenere, è questo il compito che si sono assegnate queste donne che Giommi scruta con discrezione, ma a viso aperto, raccontando il dolore dell’uomo compagno della prostituta e quello della donna alle prese con le cattiverie degli uomini, attraverso le perfette forme di una narrazione trasparente, di una documentazione impeccabile.

 

 

Il documentario di Giommi si distingue per forza evocativa davvero inusuale, per il valore aggiunto che mostrano i suoi primi piani, nel sapere assorbire dal grigiore del paesaggio la minaccia del presente, l’incertezza del futuro, ma anche la labilità di un quotidiano sempre da inventare e la fragile consistenza di queste vite che sembrano navigare su una zattera alla deriva. Banishanta diventa, attraverso gli occhi di Giommi, la ricerca del cuore di tenebra della nostra contemporaneità, l’incredibile universo parallelo che scorre accanto, l’infernale deposito di ogni disillusione, luogo indefinito e finisterrae dell‘anima. Complice, in questa ricerca dell’oscuro volto che Banishanta rappresenta è la composizione narrativa di Giommi che, lavorando su lunghe e controllate carrellate, coglie la velatura nebbiosa della terra che osserva, rievocando nello spettatore la lenta scoperta della terra di Kurtz in Apocalypse now. D’altra parte, non era quel Kurtz che ripeteva: l’orrore, l’orrore…., anche qui le donne lo dicono, ma lo lasciano raccontare da altre parole, con i loro sorrisi che tornano a dirci che il mondo nasconde molte verità e non sempre quelle evidenti sono quelle vere, quelle sulle quali fare affidamento.