VIAGGIO IN ITALIA – "Sguardi inquieti" dalla Puglia


L'inquietudine come incapacità di trovare requie, come attività febbrile di chi ha bisogno di fare per poter esistere e dire, è quella che il più delle volte caratterizza la pratica del filmare indipendente. E il bisogno di fare e mostrare è più forte, quanto più marginale è il punto di fuga a partire dal quale si concepiscono le prospettive immaginanti di questa indipendenza, sicché nei nostri "Viaggi in Italia" ci si ritrova spesso nella cosiddetta "provincia" a cercare di scorgere identità nascoste, frammenti di sogno che emergono o si offrono tenacemente dalla loro ombra.


A volte ci sono iniziative editoriali che facilitano il compito della ricerca, come è il caso di "Sguardi inquieti", una compilation di "sette corti di giovani videomakers" in arrivo dal cuore del Salento e proposta da Barbieri Editore di Manduria (Taranto), nella sua Collana di Cultura Cinematografica diretta da Vincezo Camerino: libro più DVD, in cerca di un filmare che preceda il concetto stesso di "produzione" per dedicarsi piuttosto a quello di "espressione". L'editore è salentino, come pure la concezione dell'iniziativa (Camerino insegna cinema all'Università di Lecce ed è figura di grande coscienza nel fare critica cinematografica in Puglia!), ma il pacchetto non si limita in realtà a raccogliere esperienze legate al Salento, cercando piuttosto di tenere insieme gli autori attorno a una parentela ideale, resa consanguinea dall'idea di un filmare in cerca d'identità: sia essa soggettiva o sociale, poetica o politica, ideale o reale.


Ecco allora che il venticinquenne Gianluca Camerino si spinge proficuamente nel lucido delirio lirico di Antonio Verri, poeta salentino dal grande travaglio esistenziale, per seguirne l'esortazione – Fate fogli di poesia – in un cortometraggio che scompone felicemente la prassi narrativa, slargando la soggettività pensante in una sequela di immagini che si ritrovano nella sofferta esperienza poetante del protagonista. Piace di Camerino la capacità di tenere le fila espressive liberando le maglie della messa in scena e tenendosi alla larga da tentazioni liriche eccessive.


Trappola nella quale cade invece Corrado Punzi, anch'egli leccese e venticinquenne, autore di Chiara e Roland, un corto in cui trasuda un lirismo malinconico e un simbolismo d'essai ai quali è francamente difficile dare credito: l'immagine come specchio di un'identità in ricerca di se stessa, il confronto di soggettività amanti sospeso sull'emblema della partita a scacchi, la posa plastica da studio d'arte fotografico, ingabbiano una sensibilità che all'autore di sicuro non manca, ma che viene espressa con troppe sovrastrutture. Lo stesso vale per il francamente stucchevole L'ultimo compleanno di Venere di Gianluca Chierici, studio d'interni per psicologia femminile troppo lungo per reggere il peso di una rappresentazione esasperatamente simbolica. Molto meglio, invece, la libertà espressiva mostrata da Gabriele Surdo in Metessi, volo pindarico sull'orgoglio di una marginalità vissuta sulla pelle del Salento, sospinto tra la ricercata verbosità diaristica di un testo detto come dichiarazione poetica in prosa libera e la pulsione irrefrenabile di un filmare/montare in piena libertà, percorrendo spazi naturali e metropolitani che stanno tra la dimensione mentale e quella simbolica. Sincero sino all'ingenuità, il lavoro di Surdo è esattamente quello che ci si aspetta da un simile filmare.


Efficace anche, ma nei limiti del video di documentazione sociale, I fratelli semaforo, che il brindisino Simone Salvemini ha girato nella sua città, raccontando la storia di due fratelli albanesi che, sbarcati con la prima ondata di profughi, sopravvivono regolando il traffico di un sottopassaggio a senso unico alternato privo di semaforo. E se per più motivi fuori misura – per quanto piuttosto interessante – appare Foglie di cemento del bergamasco Fabio Sonzogni (girato in pellicola, in un bianco e nero contrastato, ispirandosi liberamente a "Farfalle" di Ian McEwan con musiche di Bjork : l'omicidio/suicidio di un pedofilo che si rispecchia nell'orrore del suo gesto), assolutamente notevole appare invece Asino che vola, che il salentino Salvatore Tramacere ha tratto da un suo testo teatrale dedicato all'infanzia di San Giuseppe da Copertino, le cui estasi volanti lo hanno reso celebre e vengono qui raccontate con visionaria libertà creativa: scenari di terra e di sole, figure che travalicano la realtà per incarnare idee, un filmare abbagliante nel suo rigore naïf, una gestualità filmica che sta tra Bene e il Pasolini che vedeva la terra dalle nuvole… Peccato che la raccolta non dia informazioni specifiche su tutti i cortometraggi presentati, anche se il libro di accompagnamento, introdotto da due ottimi contributi teorici di Vincenzo Camerino e Marcello Walter Bruno, offre i testi di alcuni degli autori chiamati a raccolta nel DVD.



"Sguardi inquieti", in realtà, è da segnalare anche perché si apre con i lavori di due "guest star" d'eccezione come Marco Bechis e Edoardo Winspeare. Dell'autore di Garage Olimpo e Figli viene proposto un intenso Incontro con Adriano Sofri, filmato il 5 ottobre 2001 nel carcere di Pisa: una chiacchierata sino all'ultimo respiro in cui Sofri parte dalla constatazione che "il mondo è spacciato" e giunge a parlare del suo rapporto con la vita, la Storia e la collocazione dell'Uomo nel mondo. Del salentino Edoardo Winspeare, invece,viene proposto molto opportunamente uno dei primi cortometraggi: quel San Paolo e la tarantola che è all'origine dell'interesse per il fenomeno delle "tarantolate" che poi il regista salentino avrebbe affrontato nel suo bellissimo film d'esordio, Pizzicata.


A proposito di Winspeare e di filmmaker pugliesi, l'occasione ci sembra propizia per segnalare anche Miracolo a Taranto, il bellissimo backstage che Sebastiano Sallustio ha girato sul set de Il miracolo, disponibile nella sezione extra del DVD del Miracolo: colto in flagranza di filmare, il lavoro riesce a rendere il pulsare soggettivo e sociale del set tarantino di Edoardo Winspeare, dando la parola non solo agli interpreti ma anche a una serie di figure – operai, pescatori – che rendono autentico il set e il lavoro della troupe.


A proposito di emergenze e varietà dell'immaginario pugliese, ci piace infine segnalare Casual di Marco Coppola, testimonianza di un filmare per così dire "ludico" e "gratuito", oggetto non identificabile che si perde tra grottesco e slapstick lungo il percorso di un oggetto rubato e smarrito in un altrove della fantasia: Coppola gira chiaramente in video, ma contamina il suo immaginario con un gustosissimo cartooning che sconfina tra titoli e testo. Il lavoro convince per come l'autore lavora sugli spazi e i corpi con una visionarietà sfiziosa e cartoonistica, per come s'inventa un oggetto irreale – utile/inutile – attorno al quale far ruotare l'utilità/inutilità di un racconto che gode della sua gratuità "very casual", appunto…