Addio Fottuti Musi Verdi, di Francesco Ebbasta (The Jackal)

Nel corso degli anni, le apparizioni a sorpresa all’interno dei video dei The Jackal hanno rappresentato l’elemento più vicino ad una “dichiarazione di poetica” tra tutti quelli con cui Ebbasta, Priello, Fabio ecc si sono divertiti a giocare per le gioie del web tutto. A partire verosimilmente da Lino Banfi ne Il camorrista nel pallone, il cameo improbabile è diventato col tempo un espediente riconoscibile e un vero e proprio segno distintivo nel canone delle produzioni degli sciacalli, ma soprattutto ha più volte esplicitato la reale portata degli exploit del gruppo di videomaker, contribuendo al rispetto e alla reputazione che i ragazzi mantengono inalterata in rete. Inserire Alessandro Cecchi Paone alla fine di Gay Ingenui o Roberto Saviano in Gli effetti di Gomorra sulla gente sorpassa l’effetto della guest star divertita per farsi messa a nudo della presa di posizione sottesa alle gag e ai tormentoni.
Non avendo resistito anche loro al passaggio obbligato, al rituale sadico di iniziazione con il grande schermo, i Jackal giocano stavolta con Gigi D’Alessio che bonariamente se ne fa dire di tutti i colori riguardo alla sua musica e alla sua icona da “epica del prediciottesimo”. Però, scegliere di puntare su D’Alessio è un indicatore di segno diverso in confronto ai nomi tirati in ballo fino ad ora, quasi contrario, verrebbe da dire pensando a certe ambiguità del personaggio – sicuramente di minore efficacia e rilevanza, il che ci fornisce la cifra-chiave dell’intero esperimento di AFMV.
Questo e altri indizi sembrano infatti rivelare come Ebbasta e i suoi non se la siano sentita di rischiare il tutto per tutto, magari frenati da quanto abbiamo visto succedere a chi li ha preceduti come i The Pills, e allora per tutto il film i nostri non fanno che prendere le misure in modo da essere sicuri di non eccederle.

addio fottuti musi verdi roberto zibettiE’ così che questa sorta di Kung Fury partenopeo che è il film-nel-film Addio Fottuti Musi Verdi, con relativo eroe die hard Tenente Ruzzo Simone, finisce confinato in un paio di clip inserite in apertura e poi qua e là, quando sarebbe stato probabilmente lo sfogo definitivo dell’animo cinefilo dinamitardo del regista, dei suoi compari e dei loro fan (come non ricordare almeno 2012 vs VandammoMission: FacebookLa vera storia della Pasqua). Mentre il binario della commedia da “esordio ministeriale” sul giovane precario, placcato senza tregua da fidanzatina e mamma dirimpettaia e assunto dagli alieni come grafico per il logo della loro navicella spaziale, è un pretesto per tentare un equilibrio difficilissimo tra vecchi cavalli di battaglia (il posteggiatore abusivo, Cerlino e Esposito da Gomorra, e così via) e nuove sfide soprattutto di resa visiva anche complessa e messinscena “adulta” (l’intero comparto sci-fi con le creature extraterrestri, l’esercito di impiegati negli uffici dell’astronave, il villain esagitato di Roberto Zibetti).
L’aspetto più interessante rimane alla fine tutto il lavoro fatto “intorno” al film, precisamente sul brand, i video di anticipazione e costruzione dell’hype, il fumetto a corredo, tutta la via “all’americana” che i Jackal condividono con esperimenti recenti tipo la saga di Smetto quando voglio, a conti fatti concezioni e immaginari non troppo lontani tra di loro, e di simile procedimento di lavoro sulla materia narrativa e iconografica.
Si tratta di linguaggi che chiaramente hanno molto da spartire con le pratiche disordinate del web e della comunicazione generativa (che Lost in Google, la prova più lucida di Ebbasta, restituiva molto meglio), e che il formato “passivo” del cinema, come ancora una volta non si può fare a meno di annotare, fatica con ogni evidenza a restituire al meglio.

Regia: Francesco Ebbasta

Interpreti: Ciro Priello, Fabio Balsamo, Beatrice Arnera, Roberto Zibetti, Simone Russo, Fortunato Cerlino, Salvatore Esposito, Alfredo Felaco, Francesco Ebbasta

Distribuzione: 01 Distribution

Durata: 93′

Origine: Italia 2017

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