Alla ricerca di Dory, di Andrew Stanton e Angus MacLane

Fantasmagorie sottomarine. Quasi una specie di concerto visivo muto, fatta eccezione dei brani What a Wonderful World e Unforgettable che però sembrano riecheggiare nell’Oceano. Alla ricerca di Dory potrebbe essere quasi il Fantasia della Pixar, ancor più di Alla ricerca di Nemo, con Up la punta di diamante della factory che aveva vinto l’Oscar nel 2004 per il miglior film d’animazione.

In questo sequel realizzato 13 anni dopo, il tempo non sembra essere (quasi) passato. C’è in Andrew Stanton (che stavolta ha diretto il flm con Angus MacLane invece che con Lee Unkrich), lo spirito sembra essere lo stesso. Con uno sguardo sterminato nelle profondità, echi che arrivano quasi James Cameron (la voce di Sigourney Weaver) e un delirio di colori che esplodono nell’acqua creando un mondo che sta agli antipodi di qualsiasi forma documentaria tranne per l’estrema versomiglianza del fondale. Ma come Nemo, anche Alla ricerca di Dory è ancora un road-movie liquido, fatto di creazioni/apparizioni. L’acqua come elemento decisivo della nascita quindi dell’invenzione quindi della visione.

alla-ricerca-di-dory-pixarDory arriva dal precedente film. E’ trascorso un anno. Vive felice nella barriera corallina assieme ai suoi amici Nemo e Marlin. Ha però un problema, quello della perdita della memoria a breve termine. Ad un certo punto si ricorda di avere una famiglia. Si fa così aiutare dai suoi due amici e inizia un viaggio attraverso l’Oceano. Giungono in California, nel Parco Oceanografico. Lì trova altri tre decisivi alleati: il polpo Hank, il beluga Bailey e lo squalo balena miope Destiny.

Dory vive nella mutazione passato/presente, quasi una reincarnazione di Drew Barrymore dello splendido 50 volte il primo bacio e forse l’illusione ‘rosselliniana’ che vive il film mentre si sta girando/vedendo e che si sogna poteva essere quasi una sua visione in un ipotetico cartoon del futuro con il grande cineasta di Viaggio in Italia che ritorna per una seconda vita (anche cinematografica) e che si confronta col 3D. Del resto dei cineasti Pixar Andrew Stanton forse non è il più geniale (siamo ancora, anche se di poco, dalla parte di Pete Docter) ma è certamente quello più libero, che sa inventare un’animazione attraverso i residui della materia. Tra Nemo, Dory e l’immenso Wall-E.

finding-doryAlla ricerca di Dory non tradisce le attese. Forse Nemo ci rende più esigenti, perchè siamo sempre segnati da quell’esperienza. Ma all’inizio, prima dei titoli di testa già si traballa. Il dialogo tra Dory e i suoi genitori (“E se mi dimenticassi di voi?” “Vi scordereste mai di me?) diventano quelle frasi d’amore familiare cinematografico che già toccano nel cuore. Ed è proprio nei flashback del passato, nella ricerca della purezza di quell’infanzia perduta, nel desiderio dove il passato si confonde con l’allucinazione e la visione che Alla ricerca di Dory si pone quasi sulle tracce di un melodramma vecchio stampo alla Clarence Brown contaminato con le accensioni, emotive/cromatiche di Vincente Minnelli. Rispetto a Inside Out, qui manca tutto quel perfetto meccanismo che lascia il film in balia di un continuo dondolamento di una visione che si allinea a tratti anche con quella soggettiva di Dory dove all’improvviso l’isola felice non c’è o non c’è mai stata. Forse per questo che stavolta si entra anche in uno dei tunnel più oscuri della Pixar con il fondale blu che diventa nero e Dory si trova lì da sola. Senza Nemo e Marlin, anzi come se non ci fossero mai stati e come se non fosse esistito il film precedente. Forse sta qui la vera forte frattura, la mutazione decisiva in un viaggio (tra Nemo e Dory) che si doveva comunque necessariamente riciclare. Ed è qui che anche Alla ricerca di Dory diventa un altra magica fantasticheria, brillante e oscura, fiammante e acquosa, divertente ed emozionante, velocissima e lentissima. Che si esalta nel rapporto dentro/fuori, aria/acqua nell’inseguimento del camion, dove anche le traiettorie (quella contromano) seguono quelle linee spezzate e impazzite di quelle nell’Oceano. Dove Gioia Paura Tristezza ritornano come un boomerang da Inside Out. Unforgettable.

Titolo originale: Finding Dory

Regia: Andrew Stanton, Angus McLane

Distribuzione: Walt Disney Pictures

Durata: 97′

Origine: Usa 2016