AmeriQua: l'esordio di Bob Kennedy III

ameriquaDopo aver vissuto a lungo in Italia, in particolare a Bologna, dove è ambientato il film, Kennedy vuole portare oltreoceano un’immagine dell’Italia diversa da quella idealizzata del tipico turista americano. Al di là della storia e delle città d’arte, Kennedy racconta la sua esperienza, sbirciando dietro le porte delle case degli studenti fuori sede, mostrando come vivono e come cercano di sbarcare il lunario con mezzi più o meno leciti.

 

 

Il film ha come protagonista un giovane americano che vive il suo percorso di crescita volando verso l’Italia, che è il luogo in cui trova la sua America. Nel film l’Italia viene raccontata attraverso una serie di stereotipi, dalle abitudini alimentari alla presenza incombente della mafia. Come vedono l’Italia gli americani?

 

Bob Kennedy III: I turisti americani di solito passano due o tre settimane in Italia, visitano Roma, Firenze e Venezia. Poi tornano in America proclamandosi amanti dell’Italia per quel poco che hanno visto. La mia intenzione era prenderli in giro, mostrando esplicitamente tutti gli stereotipi che si portano dietro. Non so se sono riuscito a comunicare ciò che desideravo, ma alla fine un film è un quadro dipinto a cinquanta mani, quindi il risultato finale è sempre incerto.

 

Il nome Kennedy porta con sé un’eredità storica notevole e molti dei componenti della sua famiglia sono tutt’ora impegnati in politica e nella difesa dei diritti dell’ambiente. Come si pone rispetto alla politica e come nasce la passione per il cinema?

 

Bob Kennedy III: In realtà il cinema è arrivato nella famiglia Kennedy molto prima della mia nascita, infatti il mio bis nonno Joseph Kennedy Senior è stato uno dei primi produttori hollywoodiani e Rory Kennedy ha appena realizzato un documentario, Ethel, dedicato a sua madre. Io amo scrivere per il cinema ed è questa la strada che ho scelto. È giusto che ad occuparsi di politica siano componenti della famiglia più ferrati di me, come mio cugino Joseph P. Kennedy III che rappresenta il Massachusetts nella United States House of Representatives.  

 

Il cast del film vanta attori del calibro di Alec Baldwin, amico di Bob sin dall’infanzia, e Giancarlo Giannini. Come è stato lavorare al fianco di un mostro sacro del cinema italiano?

 

Marco Gualtieri: Giannini è un attore e un uomo straordinario, molto socievole e sempre pronto a dare consigli preziosi a tutti. Inoltre, mi piace ricordare che la scena del primo incontro tra Bob e Giannini, che nel film interpreta il boss della città e il padre della sua ragazza, è riuscita particolarmente bene, perché quello era realmente il loro primo incontro e l’estremo imbarazzo e timore, che era palpabile sulla scena, non era simulato, ma reale.

 

La colonna sonora contiene le musiche originali di Lucio Dalla. Come è avvenuto l’incontro con il maestro?

 

Marco Gualtieri: Ho incontrato Lucio Dalla alle Tremiti insieme a Bobby e a Lele per parlare di questo progetto. Si è dimostrato subito entusiasta visto che al centro della scena ci sarebbero stati Bologna, la sua città, e i giovani, che ha sempre aiutato ad emergere. Voleva che nel film ci fosse la musica di Dalla, non la sua presenza. Infatti non ha esitato ad eliminare uno dei suoi pezzi e a sostituirlo con I don’t wanna start, il pezzo del cantautore emergente Marco Sbarbati, che aveva scoperto mentre suonava in Piazza Maggiore. E sarà un caso ma questo pezzo sembra scritto apposta per il film, visto che racconta la storia di un ragazzo che, come il protagonista, ha paura di affrontare la vita e le responsabilità.