Animali che attraversano la strada

E’ un film fragile ma di potente immediatezza Animali che attraversano la strada diretto da Isabella Sandri (che aveva già diretto il primo lungometraggio nel 1994, Il mondo alla rovescia). Opera piena di pulsioni, di scatti improvvisi, un cinema che mostra la periferia in maniera vera perché la Sandri e Giuseppe M. Gaudino (che hanno collaborato anche per Giro di lune fra terra e mare), non cercano il taglio sociologico alla Martella de La prima volta e neanche quello sguardo morale di Mazzacurati in Un’altra vita. Certo, nella sua fresca immediatezza, Animali che attraversano la strada è anche un film irrisolto soprattutto nel rendere filmabili le dinamiche sentimentali tra Martina e la madre, tra la poliziotta e l’assistente sociale, tra la poliziotta e la famiglia (in un ritorno alle origini nella sua terra che rompe per un momento, anche se in maniera sensibile, questo continuo contatto con i personaggi del film). La Sandri segue i suoi personaggi, li bracca quasi, gli attacca quasi l’obiettivo addosso per restituire l’inquietudine e la carne di personaggi davvero vivi, inquietudine che trattiene un senso di esplosione disperato e/o liberatorio che si portano addosso i due ragazzini protagonisti, Martina e Sciù, a cui i rispettivi interpreti Francesca Rallo e Salvatore Grasso non hanno dato solo il proprio corpo, ma anche molto, forse tutto di loro stessi.
Regia: Isabella Sandri
Sceneggiatura: Isabella Sandri, Giuseppe M. Gaudino, Heidrun Schleef
Fotografia: Tarek Ben Abdallah
Montaggio: Rosella Mocci
Musica: Epsilon Indi
Scenografia: Alessandro Marrazzo
Costumi: Elena Del Guerra
Interpreti: Enrica Maria Modugno (ispettore Fiammetta Saracina), Francesca Rallo (Martina Curto), Salvatore Grasso (Sciù), Andrea Renzi (Giovanni Scalia), Antonio Pennarella (“Alì” Luchi), Cristina Donadio (Susanna Curto)
Produzione: Giuseppe M. Gaudino per Gaundri/RAI Cinema
Distribuzione: Istituto Luce
Durata: 91’
Origine: Italia, 2000