"Super size me", di Morgan Spurlock
Al terzo panino debordante di salse multicolori, lo stomaco dello spettatore è colto da crampi. Spurlock, perennemente davanti alla videocamera, non mostra meno problemi: testimonia di essere ingrassato di undici chili in un mese di "Mc-dieta", e che gli Stati Uniti sono ancora molto lontani da noi. Ma per quanto tempo ancora?

The Corporation e Super Size Me, entrambi arrivati in Italia sull'onda del rinnovato interesse del pubblico per il genere documentario - specie se di contenuto "politico" - e supportati dal successo ottenuto in Nord America, condividono un pretesto narrativo basato sulla dimostrazione di una tesi che scaturisce da presupposti giuridici. Lì erano sotto inchiesta le multinazionali, colpevoli di aver sfruttato cavilli legislativi che donavano loro uno status simile a quello di una persona fisica: ed Achbar e soci dimostravano sillogisticamente, nelle oltre due ore di film, che se le corporation hanno una personalità, essa è senza dubbio deviata. Qui, invece, Morgan Spurlock prende le mosse dal caso di due giovani teenager statunitensi che avevano citato in giudizio il gigante McDonald's ritenendolo responsabile della loro obesità: una causa che le due ragazze hanno perduto, per l'impossibilità di dimostrare la connessione tra alimentazione basata sull'offerta della multinazionale del panino e malessere fisico. Ed ecco che entra in gioco Spurlock, nutrendosi per trenta giorni di soli prodotti McDonalds, e registrando costantemente le proprie condizioni di salute, per verificare se il "cibo veloce" fa male o no. E in effetti fa male, stando almeno ai risultati clinici che doviziosamente Spurlock registra su pellicola, assieme al deperimento organico complessivo del proprio corpo.
Ma la cosa più interessante da osservare è che Spurlock, nel metodo utilizzato per dimostrare la tesi, si discosta non solo da Mark Achbar, ma anche dal capostipite del "documentario politico di massa" Michael Moore. Diversamente da The Corporation, non vengono mostrate a ritmo incalzante migliaia di immagini accompagnate da altrettante cifre, sicchè la comprensione è affidata spesso al lato subliminale della percezione; l'inchiesta non fa neanche un uso invadente dell'intervista, nel modo pervicace conosciuto grazie a Moore da Roger & me in poi; Spurlock affida principalmente al proprio corpo (e alla fiducia dello spettatore) il compito di testimoniare i cambiamenti conseguenti ad una dieta irragionevole come quella a cui si sottopone: a videocamera costantemente puntata verso sé stesso, il giovane regista sentenzia poco, mangia molto, e poi osserva cosa accade. Le regole dettagliate del gioco sono nel film, che - com'è facile immaginare - fa passare la voglia di addentare un "Mc-qualsiasi cosa"; anche se la storia, vista con gli occhi di un italiano, non può possedere la carica emotiva presumibile nei confronti di uno spettatore americano. Di certo Super Size Me è un'ulteriore tappa sul percorso della comprensione di un mondo complesso come gli Stati Uniti, apparentemente affine all'altrettanto astratta entità europea, ma che il cinema documentario degli ultimi tempi tende a mostrare ancora molto distante.
Titolo originale: id.
Regia: Morgan Spurlock
Interpreti: Morgan Spurlock, Alexandra Jamieson, John Banzhaf, Dr. Lisa Ganjhu, Dr. Daryl Isaacs, Dr. David Satcher
Distribuzione: Fandango
Durata: 100'
Origine: USA, 2004
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