“Perdita Durango” di Álex de la Iglesia
Realizzato nel 1997 e tratto da un romanzo di Barry Gifford, quest’opera nella carriera del cineasta spagnolo appare ancora informe, senza la cattiveria autentica dei suoi ultimi film e, al tempo stesso piuttosto meccanico nel modo in cui filma paesaggi, figure, situazioni apparenenti al cinema statunitense

Non ci si deve lasciare ingannare dall’uscita in sala. Perdita Durango è infatti un film del 1997 che il regista spagnolo Álex de la Iglesia aveva realizzato dopo Azione mutante ed El dia de la bestia e che si apre su miti e scenari del cinema statunitensi. Due criminali in fuga, Perdita Durango (Rosie Perez) e il suo amante Romeo (Javier Bardem) rapiscono due ragazzio e si dirigono verso Las Vegas. Quindi la pellicola di de la Iglesia riprende la struttura del criminal-story e del road-movie, attraversa scenari desolati propri del cinema western con quegli squarci assolati della fotografia di Fabio Martinez Labiano che si combinano con quelle luminosità intermittenti delle luci di Las Vegas nella notte. Ma dentro Perdita Durango riaffiorano figure del cinema classico come le immagini fotrografiche di Ava Gardner e Burt Lancaster. Quest’ultimo addirittura rappresenta una sorta di modello per Romeo, soprattutto il suo personaggio in Vera Cruz dove morendo davanti a Gary Cooper mostra i suoi denti luccicanti. Ebbene, de la Iglesia ripropone un finale proprio sul prototipo della pellicola di Aldrich del 1954 dove al posto di Cooper c’è il detective interpretato da James Gandolfini. Un gioco di citazioni dirette, un “cinema di frontiera” – il confine tra Stati Uniti e Messico – in un film tratto dal romanzo di Barry Gifford, 59 Degrees and Raining: the Story of Perdita Durango, e sceneggiato dallo stesso scrittore assieme a de la Iglesia, David Trueba e Jorge Guerricaechevarria. Ricordiamo che sempre un romanzo di Gifford aveva ispirato Cuore selvaggio di Lynch dove anche lì c’era il personaggio di Perdita Durango interpretato da Isabella Rossellini. Il regista spagnolo quindi è come se reincarnasse i personaggi di Sailor e Lula del film di Lynch in quelli di Romeo e Perdita combinandoli con quell’humour nero, quella sessualità e con le accentuazioni grottesche proprie del suo cinema. Con Perdita Durango il cineasta spagnolo non aveva raggiuto ancora quei meccanismi di cattiveria autentica di La comunidad e soprattutto del recente Crimen Perfecto e al tempo stesso appare piuttosto meccanico nel modo in cui filma paesaggi, figure, situazioni apparenenti al cinema statunitense. Uno strano film quindi Perdita Durango, certamente curioso ma sospeso tra una struttura narrativa più tradizionale e un cinema più debordante, incontrollato, come nelle scene in cui Bardem si trasforma in una specie di diavolo prima di iniziare un rito collettivo dove sacrificare le sue vittime. All’epoca Bardem non era ancora famoso come oggi mentre la carriera della Perez, dopo gli ultimi successi (Fearless e Somebody to Love), era già entrata in crisi da qualche anno. In originale il film durava 126 minuti.
Titolo originale: id.
Regia: Álex de la Iglesia
Interpreti: Rosie Perez, Javier Bardem, Harley Cross, Aimee Graham, James Gandolfini, Jay Hawkins, Demian Bichir, Carlos Bardem
Distribuzione: Istituto Luce
Durata: 100’
Origine: Messico/Usa/Spagna, 1997