Sentieri Selvaggi: schede, trailer e recensioni dei film in uscita al cinema, recensioni dvd in uscita, trame film horror - tutto sui Festival di Venezia e Cannes - scuole e corsi di cinema, sceneggiatura, recitazione, critica cinematografica, fotografia, montaggio, regia e scrittura - università del cinema, documentari e scuole di cinema a Roma. Dal 1992, sempre per la rivista Cineforum, il gruppo di Sentieri selvaggi cura la rubrica Home video, denominata “Squarci di cinema”, che diviene uno spazio originale di studio e rivalutazione critica di registi e temi quasi mai affrontati dalle riviste di cinema. Dal ‘92 al  ‘97 “Squarci di cinema” non solo recensirà tutte le novità in videocassetta, ma lavorerà criticamente il cinema attraverso svariati temi. girare un documentario
     

“Una volta l’Italia era un paese di poeti invece ora è un paese di registi.” Incontro con Marco Bellocchio.

“Il regista di matrimoni” ha come tema la crisi di un regista, la crisi quindi dell’artista ma anche dell’uomo. Ce ne parla il regista insieme al protagonista Sergio Castellitto.


Il film si presenta con una premessa iniziale della vita a Roma del protagonista e poi il suo viaggio in Sicilia dove partecipiamo alla sua vita misteriosa. Ciò che inizialmente sembra incomprensibile prende poi una propria forma:

 

Marco Bellocchio: Sono affascinato più che nel passato dalla potenza delle fiabe. E il percorso che segue il protagonista si basa sulla semplicità della fiaba. Vuole separarsi da un progetto che ritiene fallimentare per la sua professione, suicida, come la realizzazione dei Promessi Sposi. Cambia città ed è in Sicilia che incontra persone che lo rimettono in discussione, lo mettono alla prova, si ritrova costretto a lottare per evitare il matrimonio di una ragazza, così come avrebbe voluto evitare quello della figlia, ma che non ha fatto. La Sicilia nel film è però una Sicilia immaginaria. Ad esempio non si sente mai parlare in dialetto siciliano.La trama procede per scene e sequenze che lasciano sempre in sospeso, scene come non finite. Nel montaggio cercavo di andare oltre la struttura classica del film, come se avesse delle continue crepe ricostruite con lo stesso montaggio. Ed il montaggio ha ricostruito anche il tempo. Si è trattato di un lavoro molto complesso, un lavoro in cui le immagini digitali sono integrate con un loro valore e una propria qualità..

 

Tutto gira intorno alla vita di tre registi che spesso esprimono la difficoltà quotidiana per questa scelta di vita e l’assenza di riconoscimenti: c’è qualcosa di autobiografico in questo?

 

Marco Bellocchio: Ci sono innanzitutto due personaggi, due registi, che si contrappongono: uno scava in un’identità profonda, introversa, l’altro cerca in maniera ossessiva un riconoscimento esteriore, che lo porterà alla rovina. Esprimono ambedue la disperazione dell’artista che vuole essere in qualche modo riconosciuto. Poi c’è un terzo regista, l’unico regista di matrimoni che nel film lo fa per mestiere, ma  che in realtà vorrebbe fare il regista di altro. Una volta l’Italia era un paese di poeti invece ora è un paese di registi. Di questi tempi è più facile girare e montare un film: l’identità è minacciata dalla recita della vita. Ma questo non riguarda me, la mia carriera è stata più che mai ben riconosciuta. Tutto comunque è sempre autobiografico, dipende da cosa di intende per qualcosa di autobiografico: le immagini del film dipendono dalla mia esperienza quotidiana, dalla mia cultura, dalla mia ricerca. E’ ovvio si tratta di un film molto personale, ma è anche chiaro che ciò che è accaduto ad esempio al protagonista non è accaduto a me. In ogni personaggio ci sono tante cose che possono richiamare varie avventure della mia vita. La mia lunga carriera ha tappe, passaggi, trasformazioni molto evidenti, legate anche a delle mie scelte personali.

Il tema della religione è ben presente e già accadeva nella precedente esperienza cinematografica con Sergio Castellitto:

 

Sergio Castellitto: Infatti per me è un cammino che nasce da L’ora di religione, dove la crisi di un uomo, di un artista, in questo caso solitario essendo un pittore, fa i conti con il passato. Ne Il regista di matrimoni abbiamo un artista collettivo, essendo un regista, che fa invece i conti con il presente. Il regista capisce che i protagonisti della Sicilia sono più interessanti di molti personaggi creati per un film.

 

Marco Bellocchio: Come a teatro si cerca di recitare bene e di dire delle verità. Affermare il proprio ateismo è fuori moda adesso per l’esplosione di conversione in questo periodo. Io parto dall’autoriconoscimento di non essere un credente, ma sono tollerante verso chi crede.

 

La donna è vista nel suo aspetto debole, deve accettare sempre tutto tacitamente?

 

Sergio Castellitto: Se c’è qualcuno che nel film compie un gesto rivoluzionario è proprio una donna che a poche ore dal suo matrimonio bacia un altro uomo. Sarà anche da questo stesso uomo che si farà rapire. E’ una donna siciliana cosciente del suo destino. E’ un film con molta società, molto rapporto tra uomo e donna.

 

Nel film viene spesso ripetuta la frase In Italia comandano i morti: quali?

 

Marco Bellocchio: E’ una frase che si può ben applicare in ambito culturale: si parte sempre dal proprio piccolo ambito, ed a parte le persone, il cinema è comunque dominato da vecchie idee. In uno stradominio della televisione, il cinema appare molto piccolo. Credo retoricamente al primato dell’immagine nel cinema. I morti comandano secondo anche altri aspetti: quando uno è morto chi vive è tranquillo, quindi il morto si può anche premiare. E di artisti postumi ne conosciamo molti.

Articolo del 21/04/2006 di Alicia P. Alicino
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