FILM IN TV: "La leggenda di Bagger Vance" di Robert Redford
"The legend of Bagger Vance" interseca l'intera opera di Redford fondando la sua forza su elementi connaturati alle sue regie. Una storia, a metà tra la favola e la realtà che fa scoprire il lato incantevole e sorprendente della vita attraverso il passaggio obbligato della sconfitta. Sabato 30/9 ore 14 Canale 5

Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia.
F. De Gregori (La leva calcistica del '68)
È proprio di questi giorni la notizia della morte di Byron Nelson, grandissimo giocatore di golf che è riuscito a vincere nella sua carriera, i Masters nel 1937 e nel 1942, gli U.S. Open nel 1939 e i campionati PGA nel 1940 e nel 1945, lasciando l'attività agonistica a soli 34 anni. Cosicché a ricordare questo sportivo il film di Redford pare fatto apposta.
The legend of Bagger Vance (2000) interseca l'intera opera di Redford fondando la sua forza su elementi connaturati alle sue regie e, per certa parte, anche alla sua attività di attore, quali l'onesta profondissima e irrinunciabile, il talento come vero motore della vita, la forza interiore che sa di eroismo (basti pensare alla storia del cavallo e della ragazzina in L'uomo che sussurrava ai cavalli). Redford è erede di un cinema liberal di vecchio stampo, del cinema di Pollack, ad esempio, che per raccontare i diseredati realizzava il poetico, doloroso e struggente Non si uccidono così anche i cavalli? o che per raccontare la nostalgia girava Il cavaliere elettrico con lo stesso Redford (il cavallo come trait d'union di un'epica classica profondamente americana), ed è proprio in questa prospettiva intimamente consapevole della fragilità, ma anche della forza della volontà che va guardata l'attività di Redford regista.
Rannulph Junuh è un giocatore di golf che tornato ferito dalla guerra ritroverà la voglia di vincere solo perché un caddy, Bagger Vance nelle ambivalenti forme metafisiche di angelo custode e di misterioso personaggio che svanirà nel nulla, si dimostrerà disposto ad aiutarlo. È lo swing, si continua a ripetere nel film, che serve. Parola anche questa dal significato ambivalente che se da una parte descrive un gesto tipico del golf, per altro verso, in una più generale accezione potrebbe indicare quel tocco leggero che fa capace di fare della vita un capolavoro. Redford ci racconta questa storia, a metà tra la favola e la realtà con la benevola illusione di chi vuole crederci, con quella gentilezza del tocco in cui racchiude il film, che se da un lato non raggiunge le vette della sua produzione, dall'altro resta opera profondamente sentita e archetipica di una sua weltanshaung, un film che per queste ragioni incrocia il cammino del regista americano dei temi e delle evidenze del suo cinema proponendosi, in qualche misura come una summa del suo cinema che proprio da allora ha avuto un'altra lunga pausa che forse sarà rotta dall'annunciato Aloft.
Redford non è un autore prolifico, solo sette sono i film da regista fino ad ora realizzati, privilegiando sempre il senso autentico della umanità dei suoi personaggi, che appaiono deboli e indifesi (a partire dal ragazzo di The ordinary people a finire a questo Bagger Vance), ma determinati a scoprire il lato incantevole e sorprendente della vita attraverso il passaggio obbligato della sconfitta. Un campione è un campione anche se sbaglia un calcio di rigore ciò che gli serve è l'umanità. Bagger Vance ci dimostra che è lo swing in questo caso il senso dell'umanità, forse quella fantasia e quell'altruismo che molti uomini sembrano avere smarrito.
LA LEGGENDA DI BAGGER VANCE
Regia: Robert Redford
Interpreti: Charlize Theron, Matt Damon, Bruce McGill, Will Smith
Origine: USA, 2000
Durata: 125'
Sabato 30 settembre ore 14 Canale 5
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