River to River. Florence Indian Film Festival

Si tiene dall'8 al 14 dicembre 2006 a Firenze, la sesta edizione di River to River. Florence Indian Film Festival, diretto da Selvaggia Velo

Indian Film Festival, diretto da Selvaggia Velo.

Le proiezioni avranno luogo al cinema Spazio Uno in Via del Sole n.10 a Firenze.

 

Il Festival ha luogo grazie al contributo di Direzione Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali di Roma, Consiglio Regionale della Toscana, Provincia di Firenze, Quartiere 1, Banca Toscana, Apt, Hotel Roma, Instyle, India Tourism Office di Milano, Kuoni Tour Operator, Coop Firenze, The Florentine come media partner e con il Patrocinio dell'Ambasciata dell'India di Roma.

Il Festival ha inoltre avviato una collaborazione con la Mediateca Regionale Toscana, presso la quale saranno depositati e archiviati tutti i film e documentari migliori di ogni edizione.

 

I tagli ai contributi pubblici per la cultura nel 2006 sono stati talmente alti, che questa sesta edizione ha un budget molto limitato rispetto alle edizioni precedenti, ma gli organizzatori hanno deciso di portarla comunque avanti, anche se con mezzi ridottissimi.

 

Il River to River. Florence Indian Film Festival è il primo Festival al mondo interamente dedicato al cinema indiano e a film sull'India; per offrire al pubblico una visione più ampia dell'India, il Festival è aperto anche a film provenienti da Bangladesh, Nepal, Pakistan e Sri Lanka.

 

Il programma del Festival vedrà in sala cinema lungometraggi, corti, documentari e la retrospettiva, e come di consueto avrà una nutrita partecipazione di registi e attori, che saranno a disposizione per gli incontri con il pubblico e con la stampa.

 

 

I lungometraggi

Tra i lungometraggi di questo anno, quattro prime europee:

L'ironica gangster story Dubai Return di Aditya Bhattacharya, in cui il protagonista Aftab Angrez è un ex criminale che vuole riguadagnare la gloria perduta nel sottobosco colorito di Mumbai.

Infinite Justice, una coproduzione UK-Pakistan del regista indipendente pakistano di origini francesi Jamil Dehlavi,  in cui un giornalista ebreo americano, catturato da fondamentalisti islamici a Karachi,  viene in seguito usato come merce di scambio con i prigionieri di Guantanamo Bay.

Il letterario Herbert  di Suman Mukhopadhyay, in cui la vita di del protagosta si scontra con il dolore, i primi amori, la lotta con il comunismo e gli interessi per lo spiritismo.

Maine Gandhi Ko Nahin Mara (I did not kill Gandhi) dell'assamese Jahnu Barua, acclamatissimo nei festival in India, che connette insieme due eventi disparati: la storia contemporanea di una famiglia della media borghesia indiana alle prese con il capofamiglia Uttam Chaudhary, professore di hindi in pensione ora sofferente di una forma di demenza precoce, e l'assassinio del padre della nazione, Mohandas Karamchand Gandhi.

 

 

 

 

 

 

 

E ancora Being Cyrus di Homi Adajania: la storia - omaggio anche al cinema noir classico - di una famiglia Parsi in cui i sei personaggi, tutti coloriti, si muovono a seconda del ritmo del film, passando agilmente dallo psicologismo drammatico alla commedia bizzarra.

Infine Dombivli Fast di Nishikant Kamat, vincitore di numerosi premi a festival in India, dove è raccontato l'eccesso di una vita estremamente ripetitiva che si ribella ai soprusi quotidiani a scapito della povera gente.

 

 

I cortometraggi

Otto in tutto, i corti spaziano tra temi e storie diverse.

Il significativo Detail di Kanwal Sethi, l'immaginario Dog di Daniel Lang, l'antica favola indiana Flower Girl di Rajan Khosa, il chapliniano Kalakaar di Tejas Deoskar; e ancora il drammatico Madsong di Natasha Mendonca, l'assurdo The Cherry on Top di Ayesha Sood e Nitya Mehra, l'animazione Ud Jayega (Empty Train) di Kunal Sen e il divertente Where's Sandra?  di Paromita Vohra.

 

 

La docu zone

Tra i documentari, i realistici e dolorosi Ayla, the tsunamigirl di Wilma Ligthart e Waiting... di Atul Gupta e Shabnam Ara: il primo, un'intervista ad una bambina scampata al terribile tzunami del 26 dicembre 2004, e il secondo, un racconto degli uomini strappati alle loro famiglie dalle forze armate in Kashmir.

Un folto gruppo di lavori di registi italiani: Kalasam di Anna Pitscheider, che con mano delicata e realistica racconta la condizione delle donne indiane che lavorano organizzandosi in gruppi autogestiti; Le nozze di Mongla di Pietro Silvestri, che mostra il rito del matrimonio presso la tribù dei Santali del Bengala, nelle varie fasi simboliche conservatesi intatte ancora oggi; Varanasi Bang di Filippo Papini, sette minuti di piccole scene di vita quotidiana a Varanasi; e infine Cricket Cup di Massimilano Pacifico e Diego Liguori, incentrato sulla comunità srilankese di Napoli e la passione per il cricket, con una partita finale al parco delle Cascine di Firenze.

E ancora Ayurveda - The Wisdom of Life di Nicole Maria Krieger che tratta delle millenarie tecniche curative ayurvediche e il commovente I for India di Sandhya Suri, già proiettato al Sundance Film Festival.

 

 

Gli ospiti

Tra gli ospiti di questo anno, per i lungometraggi, i registi Aditya Bhattacharya di Dubai Return e Jamil Dehlavi di Infinite Justice, e la produttrice di Herbert Abanti Chakraborty.

Per i documentari, i registi Pietro Silvestri di Le nozze di Mongla, Anna Pitscheider di Kalasam, Filippo Papini  di Varanasi Bang e Massimiliano Pacifico e Diego Liguori di Cricket Cup.

 

 

La retrospettiva

La retrospettiva è dedicata ad una donna del cinema indiano dei giorni d'oggi, il cui ultimo lungometraggio, The Namesake, è uscito da poco in Italia: si tratta di Mira Nair.

Le opere di Nair che verranno proiettate sono lo struggente ma bellissimo Salaam Bombay! (1988) e il Leone d'Oro a Venezia Monsoon Wedding (2001).

 

 

 

  Proiezione speciale

L'ultimo giorno di festival verrà proiettato Notturno Indiano (1989) di Alain Corneau, adattato da un romanzo breve (1984) di Antonio Tabucchi. Un viaggiatore senza nome arriva a Mumbai alla ricerca di un amico, per poi proseguire il suo viaggio verso sud. Il fascino inquietante del film nasce dal contrasto tra la concretezza della realtà e lo sguardo assorto e perplesso del viaggiatore, ora angosciato, ora attraversato da lampi di follia. La musica di Schubert (Quintetto per archi in do magg. D.956) risuona misteriosamente intonata a questo film multitonale.

 

 

Florence Indian Film Festival Digichannel Audience Award

Per ognuna della tre categorie (lungometraggi, corti e documentari) sarà premiato il film più votato dal pubblico e vincerà il Florence Indian Film Festival Digichannel Audience Award: un estratto fino a 15 minuti di ciascuno dei tre vincitori sarà visibile in streaming per tutto il 2007 sul sito www.digichannel.net.

 

 

Nel corso del 2006 il River to River. Florence Indian Film Festival ha avviato nuove collaborazioni con altri festival: in agosto il pacchetto di corti dell'edizione 2005 è stato ospitato al festival Open Cinema di San Pietroburgo, e in novembre i corti 2005 saranno presenti al festival Visionaria di Siena.

 

 

Tra un film e l'altro, da non perdere l'appuntamento con gli assaggi del ristorante India, paradiso della cucina dei Maharaja a Fiesole e Pisa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per informazioni:

 

River to River. Florence Indian Film Festival

Piazza Santo Spirito, 1

50125 Firenze

tel. +39 055 286929

fax +39 055 284983

pressoffice@rivertoriver.it

www.rivertoriver.it

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