“Senso 45” di Tinto Brass
Ispirato, come il film di Visconti, al romanzo di Camillo Boito, “Senso 45” è nulla di più della rappresentazione di ossessioni ormai risapute e messe in scena con eccessiva ostentazione.
Con “Senso 45”, Tinto Brass sembra voler rievocare sprazzi della sua carriera di regista grottesco e votato all’esaltazione del sesso. Per certi versi, il film sembra quasi un remake di “La chiave”: l’ambientazione veneziana e la somiglianza delle storie, l’amore di una donna di mezza età per un uomo più giovane di lei, uniscono i due film in un ideale legame a distanza di vent’anni. Il film è ispirato al celebre romanzo di Camillo Boito che già aveva offerto il punto di partenza di “Senso” di Luchino Visconti. Ma se quest’ultimo, con il suo stile barocco, rappresenta un momento fondamentale nel cinema italiano, le ambizioni di “Senso 45” di porsi allo stesso livello ed elevare il contenuto della storia naufragano immediatamente.
Brass tenta di inserire il tema centrale, le pulsioni sessuali di una donna insoddisfatta dal proprio matrimonio, in un contesto più ampio, la fine di un’epoca e la decadenza di una borghesia di alto livello che si scontra con l’ideologia nazista. Ma il film, eccessivamente ripiegato su se stesso, non riesce mai ad acquisire il respiro al quale ambirebbe, riducendosi alla storia di sesso, che appare atemporale e astorica, tipica della filmografia del regista. Anche il tradimento e la conseguente punizione, che fanno da corollario al rapporto tra i protagonisti, perdono di spessore, irrimediabilmente compromessi da una voce fuori campo irritante e incapace di dare coesione ai salti temporali e da amplessi e dialoghi ai limiti della risibilità.
Brass non si risparmia il gusto della citazione (una scena ricorda in modo impressionante la morte della Pina – Anna Magnani – in “Roma città aperta”, salvo mostrare con evidente cattivo gusto le parti intime della donna) né la propria presenza nel film, nei panni di un regista cinematografico. Ma siamo lontani da un’idea di cinema: “Senso 45” è nulla di più della rappresentazione di ossessioni ormai risapute e messe in scena con eccessiva ostentazione.
Regia: Tinto Brass
Sceneggiatura: Tinto Brass
Fotografia: Daniele Nannuzzi
Montaggio: Tinto Brass
Musica: Ennio Morricone
Scenografia: Carlo De Marino
Costumi: Alberto Moretti, Alessandro Lai
Interpreti: Anna Galiena (Livia), Gabriel Garko (Helmut), Franco Branciaroli (Ugo), Antonio Salines (Carlo), Simona Borioni (Elsa), Loredana Cannata (Ninetta), Erika Savastani (Emilietta)
Produzione: Giuseppe Colombo per Cine 2000
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 128’
Origine: Italia, 2002
Brass tenta di inserire il tema centrale, le pulsioni sessuali di una donna insoddisfatta dal proprio matrimonio, in un contesto più ampio, la fine di un’epoca e la decadenza di una borghesia di alto livello che si scontra con l’ideologia nazista. Ma il film, eccessivamente ripiegato su se stesso, non riesce mai ad acquisire il respiro al quale ambirebbe, riducendosi alla storia di sesso, che appare atemporale e astorica, tipica della filmografia del regista. Anche il tradimento e la conseguente punizione, che fanno da corollario al rapporto tra i protagonisti, perdono di spessore, irrimediabilmente compromessi da una voce fuori campo irritante e incapace di dare coesione ai salti temporali e da amplessi e dialoghi ai limiti della risibilità.
Brass non si risparmia il gusto della citazione (una scena ricorda in modo impressionante la morte della Pina – Anna Magnani – in “Roma città aperta”, salvo mostrare con evidente cattivo gusto le parti intime della donna) né la propria presenza nel film, nei panni di un regista cinematografico. Ma siamo lontani da un’idea di cinema: “Senso 45” è nulla di più della rappresentazione di ossessioni ormai risapute e messe in scena con eccessiva ostentazione.
Regia: Tinto Brass
Sceneggiatura: Tinto Brass
Fotografia: Daniele Nannuzzi
Montaggio: Tinto Brass
Musica: Ennio Morricone
Scenografia: Carlo De Marino
Costumi: Alberto Moretti, Alessandro Lai
Interpreti: Anna Galiena (Livia), Gabriel Garko (Helmut), Franco Branciaroli (Ugo), Antonio Salines (Carlo), Simona Borioni (Elsa), Loredana Cannata (Ninetta), Erika Savastani (Emilietta)
Produzione: Giuseppe Colombo per Cine 2000
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 128’
Origine: Italia, 2002
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