"Sunshine" di Danny Boyle
Conservando una propria personale autonomia dall'immaginario cinefilo fantascientifico, Danny Boyle ha il coraggio di rimettere in discussione le matrici visive, spesso consolidate e mummificate, del nostro sguardo.

Quest'ultimo lavoro di Danny Boyle è un asfissiante viaggio al termine del sole, parafrasando un opera oscura e censurata come quella di Céline. Un cinema dal sapore fantascientifico: lo spazio profondo, l'astronave, la salvezza della terra nelle mani di un manipolo di astronauti, non eroi ma scienziati, una missione al limite del suicidio per rigenerare con la forza dell'atomo la stessa energia solare in procinto di lasciarci immersi in una mortale glaciazione. Conservando una propria personale autonomia dall'immaginario cinefilo fantascientifico incarnato dalle immagini dell'Odissea Kubrickiana, la lotta tra l'uomo e la macchina, e dai mostri bavosi Cameroniani, la sopravvivenza della razza, e il laconico Tarkovsky, il sogno della libertà spaziale. Danny Boyle (Trainspotting, The Beach, 28 giorni dopo) sacrifica alcuni nodi cardine del genere: la claustrofobia, l' isolamento, gli alieni, la minaccia dell'ignoto, per una personale riflessione sui limiti della scienza, del pragmatismo illuminista, per gettare una sfida sulle origini del cosmo. Così è la luce solare ad impadronirsi del film. Un desiderio seducente ed affascinate di immergersi nella pienezza e potenza dei raggi solari, una vicinanza che crea la vertigine, un'osmosi che travalica la stessa terrena fragilità dell'umano. Un virus dello sguardo, ma soprattutto della mente, che trascina verso la deriva, e non poteva essere altrimenti, la missione Icarus II nella volontà di soccorrere il precedente equipaggio disperso anni prima a pochi passi dall'obiettivo, lacerando il tessuto psicologico dei singoli componenti, lasciando salire a bordo un sopravvissuto ormai divenuto un delirante omicida profeta di un malvagio Dio Sole. Elementi che compongono lo script di un thriller ad alta tensione, ma solo nella superficie perché ad interessare veramente è sempre il richiamo della potenza solare, abilmente trasfigurata da una lacerante fotografia. Un magma infinito progenitore dell'intero universo destinato ad essere rigenerato dalla scienza umana (l'odiata e devastante atomica) incarnata dal fragile fisico nucleare dell'equipe, quel Capa (Cillian Murphy già in 28 giorni dopo) che sopravvissuto all'ecatombe riuscirà ad imprimere con il proprio contatto/innesto alla palla di fuoco un nuovo inizio per la lontana Terra. Danny Boyle non sarà (l'ennesimo?) il profeta di un cinema dal sapore spirituale e mistico, ma gli va riconosciuto il coraggio di rimettere in discussione le matrici visive, spesso consolidate e mummificate, del nostro sguardo.
Titolo originale: id.
Regia: Danny Boyle
Interpreti: Cillian Murphy, Chris Evans, Rose Byrne, Micelle Yeoh, Hiroyuki Sanada, Cliff Curtis, Troy Garity
Distribuzione: Twentieth Century Fox
Durata: 108'
Origine: Usa, 2007
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