"L'estate di mio fratello", di Pietro Reggiani
Lasciato un sospetto iniziale di minimalismo, l'opera cresce progressivamente e riesce a spostarsi verso un universo fantastico parallelo a quello reale creato, più che descritto, con una mano leggera e felicemente fragile. Prima prova di Reggiani nel lungometraggio, piena di insidie ma pienamente superata

Dopo aver ricevuto numerosi premi in diversi festival (tra cui quello di miglior film al Bergamo Film Meeting nel 2005), riesce a trovare visibilità L'estate di mio fratello, primo lungometraggio del veronese Pietro Reggiani che aveva alle spalle alcuni corti come Asino chi legge (1997) e Paolo Nulla: un uomo invisibile (2003). Si tratta di un'opera piuttosto anomala nel panorama italiano proprio perché alimenta in maniera sensibile la componente visionaria. Se Rosso come il cielo di Bortone - curiosamente ambientata, come il film di Reggiani, nel 1970 con protagonisti ragazzini che hanno quasi la stessa età - la visione veniva alimentata dall'udito e dal tatto, L'estate di mio fratello invece da come la sensazione di una progressiva sottrazione di sensorialità per indirizzarsi verso un universo fantastico.
Al centro della vicenda c'è Sergio, un ragazzino veronese di 9 anni che non ha amici e gioca spesso da solo. Durante l'estate trascorsa in campagna i genitori gli annunciano che la madre è in attesa di un bambino. Il bambino non la prende bene. Anzi, inizia a pensare come potrà essere la sua vita vicino al fratello ed emergono in lui reazioni inquietanti.
Reggiani realizza al tempo stesso un film in cui la povertà dei mezzi non ne limita comunque l'ambizione. La parte iniziale, con le immagini familiari nella casa veronese, danno il sospetto che la pellicola si possa approcciare a quel minimalismo di certo cinema italiano. Poi però, come si è visto, l'opera cresce progressivamente, giocando anche su un parallelismo di spazi/set cinematografici: la cucina/la sala operatoria in cui immagina di essere un chirurgo, il paesaggio della campagna e il terreno di un film di fantascienza dove il protagonista fantastica di essere arrivato sulla Luna. Reggiani ha una mano leggera, felicemente fragile nel creare, più che a descrivere, questo volontario isolamento che crea una specie di universo parallelo. E la vita con il fratello immaginario "costruisce" proprio quell'altra realtà, che condivide solo con lo spettatore mentre resta totalmente impermeabile agli altri personaggi del film. Una realtà che si prolunga nel tempo, anche nel salto temporale di 5 anni del finale. In quell'autobus c'è ormai la chiusura dall'esterno, in un film di fantasmi che però hanno più consistenza degli umani. Una prova insidiosa quella di Reggiani ma, nei suoi dichiarati limiti produttivi, pienamente superata.
Regia: Pietro Reggiani
Interpreti: Davide Veronese, Tommaso Ferro, Maria Paiato, Pietro Bontempo, Beatrice Panizzolo
Distribuzione: SelfCinema
Durata: 80'
Origine: Italia, 2005
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