"La follia di Henry"
Qui c'è tutto quello che avremmo voluto vedere: sentiamo lo scorrere della vita, la tensione narrativa, intravediamo il sogno che si cela dietro alle nostre fantasie
La follia di Henry non è semplicemente un film, è molto di più. E' un sogno sul mondo dell'arte, sulla creatività; è un grido lancinante e silenzioso (così come la sua distribuzione in Italia) che viene lanciato, è una riflessione acuta e intelligente su quello che ci circonda, sul dramma dell'artista, sulle potenzialità del giudizio. Hartley nel raccogliere i frammenti e nell'accurata ricomposizione della vita dei personaggi raggiunge un tale livello da suscitare un'emozione così profonda da rimanere semplicemente affascinati dal continuo gioco di rimandi e di citazioni, di interrogativi e di quesiti risolti della realtà e del nostro immaginario collettivo.In La follia di Henry c'è tutto quello che avremmo voluto vedere in un film. Sentiamo lo scorrere della vita, la tensione narrativa (frutto di una storia raccontata magistralmente), intravediamo il sogno che si cela dietro alle nostre fantasie, c'è l'arte e la creatività (vera pulsione sessuale e generatrice). Il dramma dello scrittore "maudit" (Thomas Jay Ryan) e il legame che lo accomuna al suo protetto Simon (James Urbaniak) che confluiscono nella stessa realtà.
Hartley raccoglie la pesante eredità del dramma di Henry Fool (personaggio e icona del ventesimo secolo) intrappolato tra sua vena creatrice, tra i suoi implusi primordiali e bestiali e i ritmi di un mondo che non gli appartiene, trasformandola, innalzandola verso una dimensione onirica, verso una leggerezza e una tonalità interiore. Henry e Simon si completano (due esistenze diverse ma parallele, due uomini al margine, persi nel loro universo interiore). Attraverso la loro opera, la loro scrittura, la loro creatività completano coloro che gli sono attorno. Quando la matita di Simon si poggia delicatamente sul foglio bianco del libro che Henry gli ha dato, l'atmosfera si congela: non rimane altro che il grande gesto, non rimane che esteriorizzare i propri fantasmi e le proprie visioni.
E il gioco continua, perchè siamo tutti giullari, saggi e folli, forti e deboli, schiavi e re, legati gli uni agli altri da un crescente bisogno che ci trasforma, dal desiderio di essere toccati da un atto creativo. E il gioco è talmente coinvolgente che ci si finisce dentro, felicemente persi in un labirinto mediatico del quale non vediamo l'uscita (e non ci interessa vederla perchè sappiamo che esiste da qualche parte e queso ci basta per renderci felici).
Un grande film che possiede senso e ritmo, che vibra, che sorprende per il suo disperato bisogno di allegria e di comprensione dei suoi personaggi circondati da un dramma che non è mai disperazione, ma sempre azione.
E un'unica fondamentale domanda, ma perche aspettare quattro anni per distribuire questo gioiello?
Titolo originale: Henry Fool
Regia: Hal Hartley
Sceneggiatura: Hal Hartley
Fotografia: Michael Spiller
Montaggio: Steve Hamilton
Musica: Hal Hartley
Scenografia: Steven Rosenzweig
Costumi: Jocelyn Joson
Interpreti: Thomas Jay Ryan (Henry Fool), James Urbaniak (Simon Grim), Parker Posey (Fay), Maria Porter (Mary), James Saito (Mr. Deng), Kevin Corrigan (Warren), Liam Aiken (Ned), Miho Nikaido (Gnoc Deng), Gene Ruffini (poliziotto Bunuel), Nicholas Hope (padre Hawkes)
Produzione: Hal Hartley per The Shooting Gallery/True Fiction Pictures
Distribuzione: Filmauro
Durata: 137'
Origine: Usa, 1998
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