Star Trek: La nemesi

Più cupo, teso e meno riconciliatore de "L'insurrezione", "La nemesi" è la dolorosa constatazione che la conoscenza di sé stessi è un apprendere in negativo, operando in tal modo un'inversione di tendenza rispetto all'umanesimo positivista che la saga ci aveva somministrato in dosi più che abbondanti per almeno un ventennio.

Rispetto al precedente e poco riuscito L'insurrezione, Nemesis - decima avventura cinematografica della saga creata da Gene Roddenberry a metà dei Sessanta -  è uno dei pochi film di fantascienza degli ultimi anni in grado di affermare veramente il primato della clonazione come nemesi della razza umana. Innanzitutto, nonostante i 50 minuti mancanti nell'edizione finale, il film evita di moltiplicare  il portato eccessivamente autoriflessivo di alcuni degli ultimi film della serie (il Nexus preso da Solaris di Stanislaw Lem di Generazioni e l'odio interetnico del suddetto L'insurrezione), che la sceneggiatura di John Logan da ad intendere ad un primo approccio (il gioco a due  tracciato da alcuni dei migliori film della serie come L'ira di Kahn, Rotta verso l'ignoto e Primo Contatto). Ma stavolta dallo scontro fra la Federazione e l'impero Romulano nasce un confronto fisico e psicologico, che scatena fra il capitano Picard e il pretore Shinzon  prima di tutto un principio di conoscenza dell'umano del proprio Io dopo l'incontro con l'antagonista alieno. Nella complessa tela dei rapporti interpersonal, Picard scopre di essere appunto la matrice della nemesi che non minaccia solo la sopravvivenza sua, dell'Enterprise e della Federazione, ma anche dell'impero d'appartenenza. Improvvisamente il primo ufficiale dell'Enterprise si ritrova nella stessa condizione di Victor Frankenstein nei confronti della sua creatura, già attraverso il primo contatto con la clonazione: deve affrontare un personaggio che vuole generare scompensi non solo nell'interazione fra  mondi adiacenti capaci di interagire in circostanze eccezionali, ma anche nella sua sfera personale per realizzare un suo mondo nuovo alla Aldous Huxley. Basti pensare allo stupro mentale che Shinzon fa perpetrare ai danni di Deanna Troi, con un aggravante: Shinzon è un cattivo vittima del sistema che l'ha generato. Infatti è stato seviziato nel corpo e nello spirito dalla sua stessa razza nelle miniere di dilitio del pianeta Remus, e amato invece dagli indigeni. Pertanto a questo punto è facile collegare tale sottotesto a quello di Decisione critica, eccellente e sottovalutato action movie che lo stesso e apprezzabile regista Stuart Baird, già apprendista con John Mc Tiernan nel primo Die Hard,  dove i nemici erano i terroristi islamici prodotti dall'arroganza americana. Sotto il segno della continuità con Decisione critica si pone anche il duello aereo e a distanza fra l'Enterprise e l'incrociatore Scimitar, quartiere generale della nemesi, che oltre a procrastinare la suspense in maniera parossistica, riconosce una marcata teorizzazione della spettacolarizzazione hollywoodiana. Più cupo, teso e meno riconciliatore  dunque de L'insurrezione, La nemesi è  la dolorosa constatazione da parte nostra e di Picard, che la conoscenza di sé stessi è un apprendere in negativo, operando in tal modo un'inversione di tendenza rispetto all'umanesimo positivista che la saga, ci aveva somministrato in dosi più che abbondanti per almeno un ventennio. Ma è pur sempre un viaggio iniziatico in un'altra identità ancora più viscerale dell'assimilazione dei Borg nei confronti delle razze conquistate, già fulcro di Primo contatto, in quanto Picard comprende che la sua consapevolezza di matrice, le farà perdere la vicinanza di Data, Riker e Troi e iniziare una nuova vita al comando dell'Enterprise. Una nuova vita che in futuro potrebbe regalare a Star Trek risultati altrettanto stimolanti sul piano narrativo. 

  

Star Trek: La nemesi

Titolo originale: Star Trek: Nemesis

Regia: Stuart Baird

Sceneggiatura: John Logan

Fotografia: Jeffrey L.Kimball

Montaggio: Dallas Puett

Musica: Jerry Goldsmith

Scenografia: John M.Dwyer, Ronald R.Reiss

Costumi: Bob Ringwood

Interpreti: Patrick Stewart (Capitano Picard); Tom Hardy (Shinzon): Brent Spiner (Data); Jonathan Frakes (Riker); Marina Sirtis (Deanna Troi); Ron Perlman (il Vicere Remano), Kate Mulgrew (capitano Janeway); Michael Dorn (Worf); Levar Burton (Geordi La Forge); Gates Mc Fadden (Dr. Beverly Crusher); Bryan Singer (ufficiale in plancia); Whoopi Goldberg (Guinan)

Produzione: Rick Berman

Distribuzione: UIP

Durata: 120'

Origine: Usa 2002

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