Sentieri Selvaggi: schede, trailer e recensioni dei film in uscita al cinema, recensioni dvd in uscita, trame film horror - tutto sui Festival di Venezia e Cannes - scuole e corsi di cinema, sceneggiatura, recitazione, critica cinematografica, fotografia, montaggio, regia e scrittura - università del cinema, documentari e scuole di cinema a Roma. Dal 1992, sempre per la rivista Cineforum, il gruppo di Sentieri selvaggi cura la rubrica Home video, denominata “Squarci di cinema”, che diviene uno spazio originale di studio e rivalutazione critica di registi e temi quasi mai affrontati dalle riviste di cinema. Dal ‘92 al  ‘97 “Squarci di cinema” non solo recensirà tutte le novità in videocassetta, ma lavorerà criticamente il cinema attraverso svariati temi. girare un documentario
     

"Melinda e Melinda", di Woody Allen

Woody Allen: un parente abitudinario che ci offre sempre gli stessi biscotti. Potremmo mai odiarlo? Cerchiamo invece quel che c'è di buono: un'altra musa a metà, alla ricerca di completamento; la confessione di un uomo che si guarda allo specchio; una piccola zattera a cui aggrapparsi quando le certezze svaniscono.


Sparare sull'inerzia produttiva di Woody Allen - la sua incapacità di modificare una specie di coazione a ripetere, che lo costringe a dare vita almeno una volta l'anno ad un film - è una attività molto in voga, che serve solo ad alimentare tautologiche considerazioni sul declino dell'autore, sul disseccamento della vena comica, sulla pietrificazione dello stile, sul ripiegamento nelle trame verbali intessute sui personaggi.
Preferiamo invece parlare di Allen come di un tipo avanti negli anni, uno di quei parenti un po' toccati, abitudinari, che puntualmente - durante pomeriggi noiosi d'infanzia - estraeva da una solita scatola sempre lo stesso tipo di biscotti: di solito un po' stantii. Non ci sentivamo di odiarli, quei parenti: erano pur sempre generosi; ed oggi non ce la sentiamo di odiare Woody Allen se nel suo appuntamento annuale ci offre biscotti dal sapore ordinario: non possiamo accusarlo di essere incapace di riprodurre emozioni che fanno parte ormai del passato, e che furono sublimi sia quando nascevano dalla sua anima bergmaniana che quando, calcato il cappello da joker, si materializzavano dal tintinnìo dei sonaglini.
Cerchiamo quel che c'è di buono. Troviamo la capacità di far nascere o rinascere artisticamente attori ed attrici che aspettano solo l'occasione di misurarsi col grande genio. Christina Ricci, Helen Hunt, Charlize Theron, Samantha Morton, per nominare alcune delle ultime, ed oggi Radha Mitchell; sono muse a metà, dive in corso di affermazione, che - messe alla prova da Allen - cercano di meritare la metà mancante di prestigio: anche se non potranno mai assurgere ad uno status "identificativo" col regista come è capitato alle sole Farrow e Keaton. Negli attori, invece, troviamo la speranza che lo stile recitativo alleniano, fatto di dialoghi umoristici sussurrati a mezza bocca, possa sopravvivere al suo inventore e riprodursi all'infinito.

Riflettiamo sugli effetti del tempo che scorre su un artista dal dichiarato pessimismo. Melinda e Melinda, come altri film della maturità di Allen, appare come una confessione dichiarata, un ulteriore sguardo nello specchio alla ricerca del significato universale del vivere. Una necessità primigenia, frustrata per natura ma genuina; lo testimonia la scarsa nettezza del confine tra la storia brillante e quella drammatica, appena segnato dalle scelte fotografiche di Zsigmond e scenografiche di Loquasto: come a dire dell'impossibilità di separare nettamente, nella vita umana, tragedia e farsa.
Woody Allen e Woody Allen, Melinda e Melinda: su Radha Mitchell la concretizzazione delle riflessioni di un uomo giunto alle porte dei settant'anni, l'incarnazione di una ricerca che travalica la durata di una vita, che ha dato forma ad una intera cultura basata sul conflitto tra dramma e commedia. Una guerra tutta occidentale (o forse sarebbe meglio dire settentrionale) tra due opposti che - altri saperi nati in altre latitudini e longitudini ce lo insegnano - si congiungono e si sovrappongono più volte.
Quindi ammettiamolo pure: niente di nuovo in Melinda e Melinda in termini di grado di scrittura cinematografica; niente di sublime, a paragone del passato, a livello testuale; nessuna novità neanche in territorio filosofico. Ma nel nostro mondo - così lo definivamo prima - settentrionale, in cui ogni certezza mostra segni di logoramento e vacilla, sull'onda di un progresso inarrestabile la cui direzione lascia dubbiosi, il pasticcino annuale di Woody Allen - per quanto il sapore di una volta sia ormai svanito - rappresenta pur sempre una minima sicurezza: una piccola zattera a cui aggrapparsi.

Titolo originale: Melinda and Melinda
Regia: Woody Allen
Interpreti: Radha Mitchell, Will Ferrell, Chiwetel Ejiofor, Johnny Lee Miller, Amanda Peet, Chlöe Sevigny
Distribuzione: Twentieth Century Fox
Durata: 100'
Origine: USA, 2004

Articolo del 18/12/2004 di Umberto Martino
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