TORINO FILM FESTIVAL 26 - "Bitter & Twisted", di Christopher Weekes (Concorso)

La famiglia come labirinto dove la macchina da presa si immerge, indugia come ad aspettare che davanti le si palesi la catarsi. In questi momenti emerge la bravura di un cast incastrato alla perfezione e capace di risollevare in molte scene una regia che ancora deve maturare. Ma questo non è certo un limite. Potrebbe rivelarsi, per alcuni occhi, una fragilità molto seducente. 

Il lutto, la scomparsa, la perdita. Sono molti i titoli in concorso che intrecciano morbosamente questo tema. un dolorore profondo che irrompe nelle famiglie, nei sentimeni, nelle certezze di una vita che sanguina per una figlia in Helen e Non-Dit, per il padre in Lake Tahoe, e in questo primo lungometraggio scritto, diretto e interpretato dall'australiano Christopher Weekes. Arrabbiato e infelice, traduzione del titolo, è Ben Lombard (lo stesso regista) costretto a convivere con l'ombra imponente del fratello scomparso tre anni prima. Stretto tra l'attrazione per  la ragazza del fratello e confuso per un'amicizia molto virile, Ben si ritrova a convivere nella solitudine di una familgia allo sbando. I genitori Penelope e Jordan,  due attori australiani straordinari per intensità come Noni Hazlehurst e Steve Rodgers, sembrano dover crollare da un momento all'altro. Depressi e arroccati nel funesto ricordo del figlio, perso senza poter far niente, assistono alla deriva delle loro vite. Per la madre arriva una menopausa precoce scambiata per una gravidanza e la voglia di sentirsi ancora desiderata,  il padre deciderà di licenziarsi dopo aver subito infinite angherie per la poca produttività come venditore. Il virus del lutto colpisce e ferisce. In questo caos della buona provincia australiana in cui nessun riesce a trovare la forze per reagire una fioca luce appare solo quando si trova l'energia per aprirsi agli altri. Lo sguardo di Christopher Weekes è attratto   dai legami che si intrecciano formando una spirale spesso molto contorta. Un labirinto dove la macchina da presa si immerge, indugia come ad aspettare che davanti le si palesi la catarsi. In questi momenti emerge la bravura di un cast incastrato alla perfezione e capace di risollevare in molte scene una regia che ancora deve maturare. Ma questo non è certo un limite. Potrebbe rivelarsi, per alcuni occhi, una fragilità molto seducente. 

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