SPECIALE "NEMICO PUBBLICO" - Beati i perseguitati per causa della giustizia
Il 22 luglio 1934, al Biograph di Chigaco, Dillinger porta Polly e Anna Sage a vedere Le due strade e guarda il suo capolavoro, il trapasso da carne a immagine si è definitivamente compiuto, e rimette all’America la sua volontà. Quando esce dal cinema, prima di esser raggiunto dalla pallottola del cavaliere dell’apocalisse, il sicario mandato dalla Storia, che lo attende, da sempre, John Dillinger si ferma. Questa è la vostra ora, è l’impero delle tenebre
Beati i perseguitati per causa della giustiziaperchè di essi è il regno dei cieli
(Matteo 5-10)
Una sala da gioco clandestina e facoltosi gentiluomini accompagnati da eleganti signore, che, accalcandosi intorno a tavoli verdi e davanti ad una roulette, inseguono il loro inconfessato sogno di libertà, mentre la polizia baratta la legalità con una fetta della torta: un piatto di caviale. Il loro sogno ha un nome, Edward J. “Blackie” Gallagher. Dopo un prologo che narra la tragedia di essere al mondo, il Blackie/Clark Gable de Le due strade diventa l’immagine riflessa in un finto specchio. Il simulacro del corpo del desiderio, che per mezzo di uno sguardo, di tutti gli sguardi nascosti dall’altra parte dello specchio, si fa incarnazione, contro l’aggressione della giustizia, del trionfo di un individualismo anarchico che professa un unico credo: tutto... e adesso. Come Blackie dice a Eleanor/Mirna Loy. Come John Dillinger risponde a Billie.
Mentre l’America segue senza fiato, sulle pagine dei giornali, attraverso la radio e al cinema, con i cinegiornali, l’avvento di un angelo nero venuto da un altro mondo per lavare, con il suo sangue, i peccati di un Popolo, Edgar J. Hoover/Billie Crudup accende improvvisamente le luci e chiede agli spettatori che affollano le sale di tutto il paese di girarsi alla loro destra e poi alla loro sinistra per controllare se il nemico pubblico numero uno è seduto accanto a loro. Non ha ancora capito che Dillinger è un’ombra che la luce non può rivelare, uno spettro che si nasconde dietro lo sguardo degli ostaggi che fanno da scudo umano al loro sogno. E’ un corpo che si è fatto immagine, come Billie, sprezzantemente, dice ai G-Men che l’hanno arrestata e che sono passati accanto al loro uomo senza poterlo vedere. Per vederlo bisogna guardare avanti, dentro lo schermo. E’ al cinema che a Tommy Carroll/Spencer Garrett viene rivelato che Dillinger è l’eroe di un Paese. Il salvatore, salutato da una folla che lo aspetta e lo venera, venuto per annunciare un sogno di redenzione. Dillinger è il verbo che professa la fratellanza – i miei ragazzi stanno come me e io sto con loro – e, con in mano una pistola di legno, promette la libertà agli oppressi e a tutti coloro che sono stati traditi dal miraggio di un nuovo mondo più giusto.
Dillinger non è di questa terra e non può essere preso fino al compimento della parola della Storia. Lo impara ben presto Purvis/Christian Bale che, per riuscire a catturarlo, lo spinge nel deserto della solitudine privandolo di Billie e di tutti i suoi discepoli e, infine, cerca di indurlo in tentazione costruendo intorno al suo nemico un corpo e un passato, quelli scritti
sulle pareti dell’ufficio della Dillinger Squad, dove l’uomo più ricercato della Nazione si ferma, non visto, a guardare la sua storia e, davanti alla sua foto, per un attimo straordinario, si abbandona alla nostalgia della carne, per poi, ancora una volta, opporre il suo rifiuto alla lusinga di farsi corpo.
Dillinger non è di questa terra e non può essere preso fino al compimento della parola della Storia. Lo impara ben presto Purvis/Christian Bale che, per riuscire a catturarlo, lo spinge nel deserto della solitudine privandolo di Billie e di tutti i suoi discepoli e, infine, cerca di indurlo in tentazione costruendo intorno al suo nemico un corpo e un passato, quelli scritti
sulle pareti dell’ufficio della Dillinger Squad, dove l’uomo più ricercato della Nazione si ferma, non visto, a guardare la sua storia e, davanti alla sua foto, per un attimo straordinario, si abbandona alla nostalgia della carne, per poi, ancora una volta, opporre il suo rifiuto alla lusinga di farsi corpo.Il Blackie che W. S. Van Dyke, insieme a Oliver H.P. Garrett e Joseph L. Mankiewicz, gli sceneggiatori del film, racconta ne Le due strade (1934) è modellato sulla figura di Dillinger. Dall’altra parte della barricata Jim Wade/William Powell, è l’uomo di legge, che, seppur inconsapevolmente, deve la sua ascesa politica alla condanna a morte di Blackie, colpevole dell’omicidio con il quale ha consegnato al suo amico Jim la sedia di governatore. E come ne Le due strade prende forma l’immagine di un ordine sociale nel quale la libertà viene cancellata da un principio distorto della legalità, la guerra al crimine inscenata dal sommo sacerdote dell’FBI, dove Dillinger è l’agnello sacrificale immolato per rendere possibile la Nascita della Nazione, non è altro che l’impostura nascosta dietro il mito di una seconda Fondazione. E’ solo un ruolo da zar quello che Hoover cerca di ritagliarsi, come gli viene detto dal senatore McKellar/Ed Bruce. E per diventare zar instaura un sistema deviato, che si serve della mafia per combattere
una guerra contro la speranza e dove la tortura e gli abusi sono una strategia del terrore giustificata da un fine più grande, la sicurezza del paese.
una guerra contro la speranza e dove la tortura e gli abusi sono una strategia del terrore giustificata da un fine più grande, la sicurezza del paese.Il 22 luglio 1934, al Biograph di Chigaco, Dillinger porta Polly/Leelee Sobieski e Anna Sage/Branka Katic, pagata trenta falsi denari per il suo tradimento, a vedere Le due strade e guarda il suo capolavoro, il trapasso da carne a immagine si è definitivamente compiuto. E' giunta l'ora di rimettere all’America la sua volontà. So long Blackie.
Quando esce dal cinema, prima di esser raggiunto dalla pallottola del cavaliere dell’apocalisse, il sicario mandato dalla Storia, che lo attende, da sempre, John Dillinger si ferma. Questa è la vostra ora, è l’impero delle tenebre.
Quando esce dal cinema, prima di esser raggiunto dalla pallottola del cavaliere dell’apocalisse, il sicario mandato dalla Storia, che lo attende, da sempre, John Dillinger si ferma. Questa è la vostra ora, è l’impero delle tenebre.
Sono presenti 1 commenti
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Non condivido tutta questa retorica su una tale pellicola.La venatura noir della pellicola cela la personalità del protagonista (Johnny Depp), focalizzando l’attenzione sugli scontri a fuoco tra l’eroe negativo e degli inconsistenti deuteragonisti.Mann preferisce stupire con flash cut e slowmotion delle sparatorie, piuttosto che raccontare una vera storia. Il regista si concentra a tal punto sull’estetica delle riprese, finendo per annullarsi in un trionfo narcisistico, similare alle immagini gonfiate dei videogames.
Inviato da Anonimo il 14/11/2009
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