VENEZIA 60 - "Les sentiments" di Noémie Lvovsky (Concorso)

Gioco e sentimento sono i soli protagonisti di questa sorta di teatro da camera in cui la cinepresa registra i movimenti di quattro burattini intenti a tessere un gioco delle coppie

Effimero in maniera dichiarata, il lungometraggio di Noémie Lvovsky si inserisce in maniera strana nel Concorso e desta qualche sorpresa. Gioco e sentimento sono i soli protagonisti di questa sorta di teatro da camera in cui la cinepresa registra i movimenti di quattro burattini intenti a tessere un gioco delle coppie. La scena - due case di campagna poste l'una di fronte all'altra, con giardini che comunicano, finestre che si specchiano e coniugi adulteri che ruotano attorno al desiderio e alla rinuncia - ricorda molto da vicino quella de La signora della porta accanto. Di nuovo Truffault, o più ancora la sua fonte d'ispirazione letteraria Henri Pierre Roché, nell'inciampare con spontaneita' in un mondo di adulti dove si cerca la felicità liberamente, ingenuamente e tutti i modi senza preoccuparsi d'altro, perché tutto il resto c'è già: soldi, salute, lusso, bellezza. Cosi' le due coppie al centro del film ballano tra déjeuneurs sur l'herbe, cene in giardino e bicchieri di porto, sempre splendidamente abbigliate, sempre immerse in ambienti raffinati dove non un solo oggetto sembra esere stato riposto per distrazione. La perfezione dei vestiti e delle scene e' tanto carica quanto spudorata. Irritante per alcuni, che hanno trovato (e fischiato) il film in quanto troppo patinato, pertinente per chi ha vissuto Les sentiments come nulla di piu' che un gioco. Gioco-giocattolo in cui il colore e' dominante e sempre posto al centro di tutto, incarnandosi nella protagonista Edith, biondissima e raggiante piccola musa dell'amoralita' allo stato puro (in ogni senso), e materializzandosi nella casa ricca e baroccheggiante di Jacques e Carole, dove il rosso domina e non un solo angolo rimane vuoto. Quando, piu' o meno prevedibilmente (non e' la credibilita' dei fatti a preoccupare, questo e' evidente, la regista del film), Jaques e Edith si incontreranno, il solare equilibrio di affinita' elettive del quartetto accelerera' verso la perfezione per poi infrangersi. Qui, forse, il film fa acqua, scivolando nel melodrammatico e nel pessimismo, nonché in quel determinismo realista a proposito della coppia e dell'impossibilita' di "reinventare le regole" (per tornare a Truffault-Roché) di cui gia' il cinema italiano tende a inondarci. La parte piu' forte e piacevole dle film rimane quindi quella piu' ottimistica, amorale e irrelae, in cui la ricerca dell'appagamento e' una sorta di caccia al tesoro in cui le regole si creano mentre il giocatore e' ancora in tempo ad assaporare il gioco.

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