VENEZIA 65 - "Il mare va e il mare viene". Incontro con Hayao Miyazaki
In concorso con Ponyo on the Cliff by the Sea, Miyazaki ha ancora una volta dimostrato di essere un uomo e un regista di un altro pianeta, un saggio antico venuto a donarci un’altra parabola sulla necessaria e dolorosa ricerca della bellezza del nostro mondo. Ecco il resoconto del suo incontro con la stampa
Il mare va e il mare viene. In questa semplice frase è riassumibile il senso delle dichiarazioni che Miyazaki ha rilasciato alla stampa, dopo la proiezione del suo ultimo splendido Ponyo on the Cliff by the Sea, favola per bambini, con cui il maestro nipponico ha scelto di ritornare a un’animazione con tavole interamente disegnate a mano. Il mare va e il mare viene. Parole che racchiudono anche gran parte del senso del cinema di Miyazaki. La necessità del dolore, della tragedia accanto all’accecante meraviglia della natura e delle cose, la stupidità e la "magia" del cuore umano. La morte e la bellezza. E’ il cinema di un uomo che sembra appartenere a un altro pianeta, di un saggio antico che guarda al mondo con gli occhi di chi non può far a meno di comprendere e amare, oltre e malgrado tutto.
Con quest’ultimo film, lei si è sottoposto a un lavoro lungo e complesso, con migliaia di tavole d’artista disegnate e a mano. Come mai ha scelto di rinunciare alla computer graphic?
La computer graphic è molto utile, rende la lavorazione molto più rapida, ma al tempo stesso credo che indebolisca la vera forza del film.
La storia di Ponyo sembra riprendere una nota favola della tradizione. Si è ispirato ad essa?
In realtà, solo in un secondo momento mi sono reso conto di come la mia storia assomigliasse alla Sirenetta di Andersen. Credo di aver letto quella favola quando avevo nove anni e ricordo di non essere rimasto molto contento. Perché gli esseri umani dovevano avere un’anima e le sirene no. Forse la storia di Ponyo è nata proprio da quella domanda.
Lisa, la madre del piccolo Sosuke, è un personaggio estremamente forte, dinamico, una donna indipendente. Si è ispirato a qualche donna reale?
Nel mio staff ci sono molte donne come Lisa. Non so se la mia risposta vada bene.
Nel film si possono cogliere diversi riferimenti wagneriani. Ponyo in realtà si chiama Brunilde, si sentono frammenti de La cavalcata delle Valchirie…Come mai questa scelta?
Ponyo torna a casa cavalcando le onde, proprio come una Valchiria. Partendo da questa immagine, mi è sembrato perfetto il nome di Brunilde.
Ma più in generale nel film possono rintracciare elementi della cultura europea insieme a elementi che si rifanno chiaramente alla tradizione giapponese. Qual è secondo lei la relazione tra Asia ed Europa?
In Giappone si dice che gli opposti si attraggono. Ma credo che il mio film sia stato fatto pesando a quelli che sono gli interessi di tutte le persone
Non ha l’impressione che questo film, a differenza dei suoi precedenti, sia stato pensato e creato più per un pubblico europeo?
Io credo che il mio film non abbia un target preciso. Credo che durante la visione ognuno reagisca a modo suo, mettendo in gioco emozioni diverse.
Si tratta comunque di un film, che a differenza dei suoi ultimi lavori, si rivolge più a un pubblico di bambini. Come mai questa scelta?
Forse il motivo è che in questi mesi nel mio staff sono nati diversi bambini e sentivo il bisogno di raccontare una favola.
Lei ha parlato di tsunami. Voleva far riferimento a una delle grandi catastrofi dei nostri tempi?
No. Non ho pensato agli tsunami come a un pericolo. Il mare va e il mare viene. L’uomo non può negare questa ciclicità. Deve accettarla, perché è eterna. Questo è il mio modo di vedere. E forse girando questo film ho voluto parlare del mio Paese, che è fatto di isole e mare.
Il suo cinema trasmette sempre una grande speranza. Da dove viene?
Quando trovo davanti a me tanti bambini, ho sempre una grande speranza.
Qual era il cinema che lei vedeva da piccolo, i film d’animazione che le piacevano, i fumetti? E che cosa pensa dell’animazione di oggi, anche europea e americana?
Quando è finita la guerra, avevo quattro anni. Ricordo che in quel periodo vedevo molti film americani, ma non credo che abbiano avuto un’influenza determinante sul cinema. Per quanto riguarda gli altri autori di film d’animazione, non credo che ci sia una rivalità tra di noi. Siamo tutti amici, che lavorano per gli stessi obiettivi.
In definitiva cosa l’affascinava di questa storia? Cosa l’ha spinta ha raccontare l’avventura di Ponyo?
Il mio desiderio era quello di disegnare il mare con una matita.
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