"Feisbum", di AA.VV.
Lo spettatore sicuramente si immedesimerà in molti personaggi, apprezzerà anche l’interpretazione di alcuni attori, ma se l’intento perseguito era quello di riallacciarsi al filone della grande commedia all’italiana forse allora si sarebbe dovuto puntare meno sulla risata facile e più su una forma di ironia sottile e intelligente
Finalmente il cortometraggio in Italia riesce a passare sul grande schermo, e ciò grazie alla strategia produttiva adottata da Marco Scaffardi, produttore e ideatore del progetto Feisbum, il quale, articolando il suo film in otto episodi, ciascuno diretto da un diverso regista, concede allo short movie una visibilità che nel nostro Paese si limita per il momento ai concorsi e alle rassegne.
Il problema del film Feisbum sta però nel fatto che ad una buona idea non è seguito un altrettanto buono sviluppo del progetto, e, se da una parte poteva apparire interessante l’intento di realizzare un instant movie che raccontasse l’esplosione del “fenomeno Facebook”, dall’altra si assiste ad un film ridondante nei contenuti e superficiale nella presentazione di personaggi eccessivamente stereotipati.
L’idea del mascheramento quotidiano, lo scarto tra l’apparire e l’essere e la costruzione di una nuova identità facilitata da un rapporto “umano” filtrato dallo schermo di un computer potevano offrire degli spunti straordinari e consentire ai registi di guardare a questa nuova realtà virtuale da una moltitudine di punti di vista differenti. E invece, la sensazione che si prova uscendo dal cinema, è quella di aver assistito a storie troppo simili tra loro: cambiano gli attori, cambia la troupe, ma tutto ruota sempre attorno a un uomo e una donna che cercano in rete l’anima gemella nella speranza di poter prendere le distanze da un deludente vivere quotidiano. Solo in pochi casi si tenta di percorrere una strada diversa dallo standard: nell’episodio Maledetto Tag, diretto da Dino Giarrusso, nel quale il social network non è presentato come un mondo “semplicemente” parallelo e distante dalla vita reale, ma come una struttura contigua ad essa che, da un momento all’altro, può invadere la “realtà vera” di ciascuno di noi e minarne la stabilità, e l’episodio Default, firmato da Alessandro Capone, in grado di stimolare nello spettatore interessanti riflessioni su una nuova forma di desiderio di possesso e sulla mercificazione dell’ “amicizia” intesa nel senso “facebookiano” del termine.
Ciò che si avverte nella struttura narrativa del film è l’assenza di un elemento unificatore (una cornice, o un filo conduttore) capace di tener legati tra loro i vari episodi così che l’opera possa risultare, nel suo insieme, un lungometraggio a tutti gli effetti, perché il tema centrale comune a tutti gli episodi non appare sufficiente a compensare una (ovvia e giustificata) differenza di stile tra i vari registi.
Lo spettatore in sala sorriderà, sicuramente si immedesimerà in molti personaggi, apprezzerà anche l’interpretazione di alcuni attori (in particolare è da sottolineare l’ottima caratterizzazione del personaggio di Gianni, interpretato da Andrea Sartoretti, nell’episodio Manuel è a Mogadiscio), ma se l’intento perseguito era quello di riallacciarsi al filone della grande commedia all’italiana, capace per molti anni di leggere con precisione e sarcasmo i cambiamenti socio-culturali in atto nel nostro Paese, forse allora si sarebbe dovuto puntare meno sulla risata facile e più su una forma di ironia sottile e intelligente che avrebbe dovuto far sentire ciascuno di noi come posto di fronte ad un grande specchio.
Regia: Mauro Mancini, Giancarlo Rolandi, Dino Giarrusso, Emanuele Sana, Laura Luchetti, Alessandro Capone, Serafino Murri
Interpreti: Daniele De Angelis, Eugenia Costantini, Pietro Taricone, Massimiliano Bruno, Alessandro Roja, Primo Reggiani, Caterina Guzzanti, Mita Medici
Distribuzione: FullMoon Distribution
Durata: 90'
Origine: Italia, 2009
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