"Fratelli d'Italia" di Claudio Giovannesi
In concorso nella sezione L’altro cinema Extra dell'ultimo Festival di Roma, un documentario sui “nuovi” italiani. Tra rabbia e voglia di integrazione, uno sguardo asciutto, talvolta tenero ma mai troppo indulgente, su un territorio troppo spesso ignorato dal cinema italiano. Claudio Giovannesi ci ha provato, ha scelto una scuola in cui il tasso di studenti di origine straniera è alto, e ha filmato più di cento ore delle loro vite
Ostia, litorale romano. Alin, Masha, Nader. Tre adolescenti italiani che frequentano un Istituto Tecnico Commerciale. Il rapporto con i loro Paesi d’ origine, Romania, Bielorussia ed Egitto è complesso e intricato. Per Alin essere rumeno è un motivo d’orgoglio violento, che lo spinge al rifiuto o comunque all’ antagonismo verso gli altri, verso i compagni di scuola e gli insegnanti “italiani”. Passa le giornate correndo sul lungomare sul suo motorino truccato, mentre a scuola si indicono riunioni di classe per discutere del suo caso. Riunioni che lui puntualmente preferisce ignorare. Masha è una ragazza modello. Adottata molti anni prima da una famiglia italiana, è diligente, integrata e brava a scuola. Da qualche mese è riuscita a rintracciare tramite internet uno dei suoi fratelli, rimasto in Bielorussia. La ragazza ha deciso di partire per rivederlo,e, d’accordo con i genitori adottivi e con il fidanzato italiano, ha fatto richiesta all’Ambasciata per ottenere il passaporto. I dubbi la assalgono via via che i giorni passano. Se dapprima la ragazza sembra solo preoccupata di perdere giorni di scuola, dopo le rassicurazioni e gli incoraggiamenti degli insegnanti viene fuori la sua paura all’ idea di tornare in un luogo di disperazione e violenza da cui molti anni prima era stata “salvata”, come dice lei stessa riferendosi alla sorte diversa che è toccata al fratello. Nader vuole cambiare scuola, vuole andare a Roma. E’ stufo dell’andirivieni, del trenino che deve prendere tutti i giorni per vedere la sua ragazza e per giocare a calcio. Promette ai suoi genitori che smetterà di “sbroccare”, come dice lui, con i professori e che si comporterà bene. Intanto sua madre si dispera all’ idea di un figlio ribelle che passa da una fidanzata ad un’altra. Tutte rigorosamente “italiane”. La questione delle Seconde Generazioni, dei figli di stranieri nati e/o cresciuti in Italia, è una questione delicata ed importantissima, di cui, non si capisce bene per quale motivo, il dibattito politico e culturale italiano continua ad occuparsi poco. I dati di fatto sono fondamentalmente due. Il primo è un dato numerico. Dalla fine degli anni 80, il numero dei “nuovi fratelli d’Italia” è cresciuto, finalmente, in modo rilevante. Il secondo dato ha a che fare con il nostro corpus legislativo, e con la difficile strada che porta ad ottenere la cittadinanza italiana. E’ il paradosso giuridico dello ius sanguinis, recentemente messo in discussione dal Presidente della Camera Fini. Il cinema italiano non ha indagato abbastanza, almeno finora, su questo universo che a volte è un universo parallelo, lontano e separato, come nel caso di Alin. Ma altre volte è, seppure con varie difficoltà, un mondo integrato, o che fa di tutto per integrarsi. Claudio Giovannesi ci ha provato, ha scelto una scuola in cui il tasso di studenti di origine straniera è alto, e ha filmato più di cento ore delle loro vite. Il risultato è questo documentario che non rinuncia ad elementi di costruzione narrativa, ma che mantiene integro il suo rigore interno. Le immagini sono imperfette, sgranate, mosse. Come è giusto che siano. Seguono i ragazzi e sobbalzano con loro, con i loro discorsi, con i cambiamenti improvvisi da una lingua all’altra. Seguono i loro stati d’animo eppure riescono a mantenersi pudiche, a non andare mai troppo oltre, a non scadere mai nell’ indulgenza aprioristica. E’ una testimonianza importante quella di Fratelli d’Italia, purtroppo ancora troppo isolata. Anche per questo coraggio pionieristico merita di essere visto.
Origine: Italia, 2009
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