Sentieri Selvaggi: schede, trailer e recensioni dei film in uscita al cinema, recensioni dvd in uscita, trame film horror - tutto sui Festival di Venezia e Cannes - scuole e corsi di cinema, sceneggiatura, recitazione, critica cinematografica, fotografia, montaggio, regia e scrittura - università del cinema, documentari e scuole di cinema a Roma. Dal 1992, sempre per la rivista Cineforum, il gruppo di Sentieri selvaggi cura la rubrica Home video, denominata “Squarci di cinema”, che diviene uno spazio originale di studio e rivalutazione critica di registi e temi quasi mai affrontati dalle riviste di cinema. Dal ‘92 al  ‘97 “Squarci di cinema” non solo recensirà tutte le novità in videocassetta, ma lavorerà criticamente il cinema attraverso svariati temi. girare un documentario
     

KARLOVY VARY 44 – Vince “Un ange à la mer” di Frédéric Dumont

Premio all’opera prima di finzione del quarantottenne regista belga Frédéric Dumont, noto finora per i suoi lavori documentari. Gli altri film premiati: i’iraniano Bist (Twenty) di Abdolreza Kahani, il tedesco Whisky mit Wodka (Whisky with Vodka), di Andreas Dresen, il danese Applaus (Applauso), esordio nel cinema di finzione di Martin Pieter Zandvliet e uno dei due più bei film del concorso (insieme al dimenticato da tutti i premi Villa Amalia di Benoît Jacquot).


applause-dir-martin-pieter-zandvlietVince la quarantaquattresima edizione del Karlovy Vary International Film Festival (terminata sabato sera con la cerimonia di premiazione e la proiezione di The Boat that Rocked, il film di Richard Curtis uscito in Italia con il titolo I Love Radio Rock, scelto dal festival diretto da Eva Zaoralova come film di chiusura; prossima edizione dal 2 al 10 luglio 2010) Un ange à la mer, opera prima di finzione del quarantottenne regista belga Frédéric Dumont, noto finora per i suoi lavori documentari. Un meno che mediocre e pieno di luoghi comuni viaggio esotico-tragico in un Marocco d’epoca per la messa in scena, ovunque forzata, di un rapporto familiare, e in particolare tra un padre e il figlio più piccolo, abitato da segreti e tensioni, da molte domande e poche risposte, e da uno stile sempre sopra le righe, ridondante e retorico come in un film di Tornatore.
Un ange à la mer non vince solo il Crystal Globe (e 30.000 dollari). La giuria (presieduta dalla produttrice francese Claudie Ossard e composta dall’attrice norvegese Maria Bonnevie, dal regista kazako Sergei Dvortsevoj, dall’attrice e regista iraniana Niki Karimi, dal regista uruguaiano ma messicano di formazione Rodrigo Plá, dal critico statunitense Kenneth Turan e dal regista ceco Ivan Zachariás) ha infatti assegnato al film di produzione belga-canadese anche il premio per il migliore attore, che però Olivier Gourmet, nel ruolo del padre tormentato dai sensi di colpa, ha dovuto dividere con Paul Giamatti, bravo protagonista nei panni di se stesso della bella commedia esistenziale Cold Souls dell’esordiente Sophie Barthes.
Villa Amalia di Benoît JacquotGli altri film premiati. L’iraniano Bist (Twenty) di Abdolreza Kahani, troppo estetizzante nel descrivere i destini corali di personaggi che ruotano attorno a un ristorante che sta per chiudere, ha ricevuto il premio speciale della giuria (di 20.000 dollari). Il tedesco Whisky mit Wodka (Whisky with Vodka), il nuovo lungometraggio di Andreas Dresen, fiacca narrazione di una troupe durante la lavorazione di un film e dei problemi che nascono con l’interprete principale, ha ottenuto il premio per la migliore regia. Al danese Applaus (Applauso), esordio nel cinema di finzione di Martin Pieter Zandvliet, e uno dei due più bei film del concorso (insieme al dimenticato da tutti i premi Villa Amalia di Benoît Jacquot), omaggio dichiarato a John Cassavetes e Gena Rowlands, e storia di un’attrice teatrale alcoolizzata, è andato il premio per la migliore attrice (Paprika Steen, eccessiva e dominante la scena come copione richiede). Una menzione speciale, a proposito di attori, anche a Filip Garbacz per il polacco Swinki (Piggies) di Robert Glinski, ritratto parecchio moralista di personaggi proletari, con adolescenti in primo piano, in un villaggio al confine fra Polonia e Germania.
La giuria del concorso documentari (presieduta dal critico ungherese György Báron) ha premiato come miglior film oltre i trenta minuti il ceco Osadné, dal nome del villaggio situato al confine più a est dell’Unione Europea, di Marko Skop. Toni da commedia politica per descrivere la relazione tra il vivere ai confini della Nuova Europa e Bruxelles. E come miglior film al di sotto dei trenta minuti l’indiano Wagah, dal nome dell’unico passaggio lungo gli oltre tremila chilometri del confine fra India e Pakistan, di Supriyo Sen. Mentre la giuria (presieduta dal critico bulgaro Bojidar Manov) del concorso East of the West, riservato a film dell’Europa centrale e dell’est, ha premiato il film russo Poltory komnaty ili sentimentalnoje putesestwije na rodinu (Room and a Half) di Andrey Khrzhanovsky, ritratto del premio Nobel Joseph Brodsky.
Articolo del 13/07/2009 di Giuseppe Gariazzo
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