BIOGRAFILM 2010 - "Space Tourists" di Christian Frei (Concorso)

Un viaggio inedito ed affascinante nello spazio e nella realizzazione di un sogno lungo una vita. Anousheh Ansari è la prima donna turista dello spazio. Il turismo spaziale è una giovane realtà che già sette persone hanno sperimentato. Tra questi la protagonista del lungometraggio, di cui seguiremo le varie fasi dell'esperienza, dall'addestramento, agli otto giorni trascorsi sulla Stazione Spaziale Internazionale, abitata continuativamente dal 2 novembre 2000

Space Tourists, di Christian Frei

Here I am, at the center of the world.

Behind me, myriads of protozoa,

before me, myriads of stars.

I lie between them in my entirety.

Two shores taming the sea,

a bridge that joins two worlds.

And, dear God, a little butterfly,

a shred of golden silk,

laughs at me like a child.

- Arseny Tarkovsky -

 

Con questi versi inizia e finisce Space Tourists, del regista svizzero Christian Frei, primo film in concorso nella Selezione Ufficiale del Biografilm Festival 2010, apertosi ieri a Bologna.

In realtà, le parole del poeta russo Tarkovsky ci accompagnano lungo tutta la durata della pellicola, un viaggio inedito ed affascinante nello spazio e nella realizzazione di un sogno lungo una vita. Anousheh Ansari è, infatti, la prima donna turista dello spazio.

Nata in Iran nel 1966 ed emigrata negli Stati Uniti nel 1984, Anousheh non ha smesso nemmeno per un attimo di credere che un giorno il suo desiderio si sarebbe avverato. E così è stato.

Il turismo spaziale è una giovane realtà che - avendo una buona disponibilità economica alle spalle - già sette persone hanno sperimentato. Tra questi la protagonista del lungometraggio, di cui seguiremo le varie fasi dell'esperienza, dall'addestramento, agli otto giorni trascorsi sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS – International Space Station), abitata continuativamente dal 2 novembre 2000.

Si potrebbe forse pensare ad un capriccio da ricchi stravaganti, ma così non è, per lo meno nel caso della Ansari, che parla con sincero ed ispirato trasporto della sua necessità a concretizzare il desiderio che si porta dentro fin dall'infanzia. Le parole che pronuncia nel corso della narrazione fanno ben comprendere quest'aspetto. Dice: «How do you put a price on a dream? I would go to space even if it was a one way ticket, if it meant going and never returning, if it meant losing my life over it!». Un sogno senza prezzo, andare nello spazio anche a costo della propria vita.

Frei non si limita a presentarci il punto di vista e l'esperienza di Anousheh ed articola il racconto alternando, ad esempio, la voce di Jonas Bendiksen - giovane fotografo della Magnum che da anni s'interessa alla questione dei satelliti che dal cielo piombano sul Kazakhastan (lanciati dal Cosmodromo di Baikonur, come quello con Anousheh) e delle conseguenze di ciò, come anche dei collezionisti di questi relitti, che vediamo all'opera – a quella di Dumitru Popescu, fondatore e presidente dell'ARCA (Associazione Aereonautica e Cosmonautica Romena) e non solo.

Premiato al Sundance per la Miglior Regia, il film riesce a creare momenti di sincera emozione ed a mostrare immagini spettacolari. Cade, purtroppo, in qualche passaggio un po' noioso, ma il risultato è sicuramente buono e originale.

 

 

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